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Acqua malata
24 Maggio Mag 2019 0600 24 maggio 2019

Mare tossico: perché è la più grave emergenza ambientale (dopo il climate change)

Rifiuti scambiati per cibo dai pesci, e microplastiche diffuse. L’Unione Europea si sta muovendo da tempo contro l’inquinamento dell’acqua. Ma serve l’apporto dei Governi nazionali e locali, e dei consumatori

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GERARD JULIEN / AFP

I rifiuti in mare rappresentano la seconda emergenza globale ambientale, dopo i cambiamenti climatici. I 22 chili di plastica rinvenuti nello stomaco di un capodoglio femmina, trovata morta a fine marzo a Porto Cervo, in Sardegna, e poi gli altri capodogli trovati privi di vita, in questi giorni, sulle coste della Sicilia – dimostrano in maniera concreta la portata di questa emergenza che mette in pericolo la biodiversità marina e l’ecosistema. Rifiuti di ogni genere e tipo - dalla plastica al vetro ai pezzi di metallo – che spesso vengono gettati consapevolmente da cittadini maleducati, o che arrivano direttamente in mare e sulle spiagge dagli scarichi non depurati, dall’abitudine di utilizzare i wc come una pattumiera e, soprattutto, dalla loro cattiva gestione. Una volta arrivati in mare, oltre a frammentarsi in microplastiche, vengono il più delle volte scambiati erroneamente dalla fauna marina per cibo.

Il problema del marine litter e del beach litter riguarda ovviamente anche l’Italia. A parlare chiaro sono gli stessi dati che Legambiente ha diffuso proprio in questi giorni: per ogni passo che facciamo sui nostri lidi incrociamo più di cinque rifiuti, dieci ogni metro. Per lo più sono plastica, un frammento ad ogni passo, ma ci sono oggetti di ogni forma, materiale, dimensione, colore. Una mole incredibile che rappresenta soltanto la punta di un iceberg: i rifiuti in spiaggia e sulla superficie del mare rappresentano appena il 15% di quelli che entrano nell’ecosistema marino, mentre la restante parte galleggia o affonda. Dati raccolti nella nostra indagine annuale Beach Litter che restituisce una situazione critica per molti arenili italiani: su 93 spiagge monitorate, per un totale di circa 400mila metri quadri, pari a quasi 60 campi di calcio, sono stati trovati una media di 968 rifiuti ogni 100 metri lineari di spiaggia (sono 90.049 i rifiuti censiti in totale).

È necessario che le tre gambe, governi nazionale e locali, industria e consumatori, sorreggano insieme la sfida impegnativa che ci aspetta

A farla da padrona è ancora la plastica (81% del totale) e per una spiaggia su tre la percentuale di plastica eguaglia o supera il 90% del totale dei rifiuti monitorati. Non manca l’usa e getta di plastica, che se disperso nell’ambiente rappresenta uno dei principali nemici del nostro mare: ogni 100 metri di spiaggia si trovano 34 stoviglie (piatti, bicchieri, posate e cannucce) e 45 bottiglie di plastica. Sono oltre 10mila in totale le bottiglie e contenitori di plastica per bevande, inclusi i tappi (e anelli) censiti sulle spiagge, sostanzialmente la tipologia di rifiuti più trovata in assoluto. Non è un caso che la recente direttiva Europea sul monouso di plastica prenda in esame proprio le 11 tipologie di rifiuti più diffusi sulle spiagge europee per imporre agli Stati membri entro il 2021 misure di prevenzione, dai bandi, ai target di riduzione, all’introduzione dei regimi di responsabilità del produttore, misure di sensibilizzazione finanche alla revisione dell’etichettatura.

Nella lotta contro l’inquinamento da plastica l’Italia deve e può svolgere un ruolo importante. La leadership normativa dimostrata dal nostro Paese, seppur apprezzabile, non basta. Siamo stati i primi paesi in Europa a mettere al bando gli shopper in plastica, e abbiamo anticipato la direttiva europea per i cotton fioc di plastica e le microplastiche nei prodotti cosmetici. Ora però è il momento di alzare l’asticella e recepire al più presto la nuova Direttiva europea con obiettivi e target di riduzione ancora più ambiziosi. Insieme a questo bisogna promuovere innovazione e ricerca nell’ottica dell’economia circolare; stimolare l’industria e le aziende a farsi carico di questa emergenza; aumentare la qualità della raccolta differenziata e del riciclo; guidare i cittadini e i consumatori a prevenire i rifiuti, a non abusare della plastica e adottare stili di vita più sostenibili.

È necessario che le tre gambe, governi nazionale e locali, industria e consumatori, sorreggano insieme la sfida impegnativa che ci aspetta: diminuire l’enorme pressione che l’uomo esercita sui mari, gli oceani e i suoi abitanti. Il Parlamento approvi, inoltre, al più presto il disegno di legge ‘Salvamare’ predisposto dal ministro dell’ambiente Sergio Costa unificandone i contenuti col progetto di legge sul fishing for litter presentato a Montecitorio da Rossella Muroni. Infine in questa partita, è fondamentale intensificare campagne di informazione e sensibilizzazione rivolte a cittadini, amministrazioni locali e categorie produttive; ed incentivare la corretta gestione rifiuti e politiche di prevenzione che passano anche per l’innovazione tecnologica.

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