Europa al voto
25 Maggio Mag 2019 0600 25 maggio 2019

Cinque numeri per capire cosa succederà dopo le elezioni europee

Quanto deve prendere il governo per tenere botta? Qual è la vera alternativa in mano a Salvini? Perché a Renzi interessa così tanto che vada male +Europa? Viaggio in alcuni numeri che forse non avevate considerato

Corsa Cavalli Elezioni Europee Linkiesta
Rob Carr / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / AFP

Finalmente ci siamo: dopo una campagna elettorale iniziata il 5 marzo dello scorso anno siamo finalmente arrivati alla vigilia della madre di tutte le elezioni, quelle europee che nell’enfasi di politici e commentatori sono destinate a essere una specie di referendum sul futuro dell’Europa, la battaglia finale della grande guerra tra partiti tradizionali e forze populiste, tra europeismo e nazionalismo, tra élite e popolo, tra cambiamento e conservazione.

Ecco: qualunque definizione vi piaccia o vi faccia storcere il naso, vi diamo una notizia: non succederà nulla di tutto questo, che non ci saranno giudizi universali. Né in Europa, dove la maggioranza dei prossimi cinque anni è già scritta - quella uscente con l’aggiunta dei post-liberali di Macron -, né in Italia, dove abbiamo già scontato gli effetti del mutamento dei rapporti di forza tra Lega e Cinque Stelle, effetto dei quali è la rissa continua delle ultime settimane tra Salvini e Di Maio.

Nessun terremoto, insomma, ma qualche scossa tellurica ci sarà eccome. Ogni partito ha il suo obiettivo, del resto, sia esso esplicito o malcelato, e il raggiungimento o meno del risultato finirà per incidere sulla strada che ognuno di essi prenderà da qui alla fine della legislatura, e a determinare la scadenza di quest’ultima. Abbiamo scelto cinque asticelle, insomma, che possano aiutarci a interpretare i dati, a decidere chi ha vinto e chi ha perso, mentre tutti diranno che hanno vinto.

Se Lega e Fratelli d’Italia dovessero superare il 38% si rischierebbe una mezza slavina: Salvini avrebbe la possibilità di andare a elezioni senza dover scendere a patti con Berlusconi

51%: la tenuta del governo. Difficile chiamarla coalizione, visti i litigi degli ultimi tempi. Però sarà comunque utile capire gli umori degli italiani nei confronti del governo guidato da Giuseppe Conte. Il primo dato da guardare, quindi sarà relativo alla somma dei voti di Lega e Cinque Stelle. Il 4 marzo scorso si fermarono al 50% - 17,3% la Lega, 32,6% i Cinque Stelle. Se prenderanno anche solo un punto in più, banalmente, vorrà dire che gli italiani sono ancora complessivamente soddisfatti di come l’esecutivo sta lavorando. Nel giudizio tuttavia bisognerà anche tenere conto del fatto che sino a qualche settimana fa, la maggioranza gialloverde era oltre il 55% dei consensi. E la legge di bilancio si avvicina sempre di più.

38%: la nuova destra Lega-Fratelli d’Italia. Per capire che fine farà il governo bisogna tenere d’occhio anche la somma dei voti che prenderanno Salvini e Meloni. La soglia del 38%, col Rosatellum, è quella in cui si passa in buona parte dei collegi uninominali e si conquista la maggioranza delle due camere, grazie all’effetto “premio di maggioranza” dei collegi uninominali. Se Lega e Fratelli d’Italia dovessero superare questa soglia si rischierebbe una mezza slavina: Salvini avrebbe la possibilità di andare a elezioni senza dover scendere a patti con Berlusconi. E questo porterebbe numerosi colonnelli di Forza Italia a fare armi e bagagli per trasferirsi nella nuova alleanza della destra sovranista, decretando la fine del partito simbolo della seconda repubblica.

29 seggi: la sfida tra Salvini e Merkel. Chi avrà la delegazione più numerosa al parlamento europeo? Nella scorsa tornata elettorale, toccò al Partito Democratico, che con il suo incredibile 40% riuscì nell’impresa di far eleggere ben 31 eurodeputati. Quest’anno il record dovrebbe toccare alla Cdu-Csu che con una percentuale attorno al 30% dovrebbe riuscire a portare a Strasburgo 29 eurodeputati. Gli unici che potrebbero portare via la prima posizione al partito di Annagret Kramp-Karrembauer è la Lega di Salvini, che col 30% dovrebbe riuscire a conquistare 26 seggi sui 75 messi a disposizione per l’Italia. Dovesse andar peggio ai cristiano democratici tedeschi e molto meglio al partito di Salvini potrebbe concretizzarsi un sorpasso che avrebbe del clamoroso. Cambierebbe qualcosa? Non molto, forse. Ma Salvini sopra la Merkel avrebbe un impatto simbolico enorme. E ne farebbe davvero il leader europeo delle forze sovraniste.

21%: la soglia di sopravvivenza di Di Maio. C’è una percentuale che per i Cinque Stelle rappresenta una specie di incubo. È il 21,3% che il Movimento prese alle europee del 2014, il peggior risultato della sua non più tanto breve storia. I sondaggi, prima del blackout davano quest’asticella pericolosamente vicina, per Luigi Di Maio & co. Ecco il perché del suo cambio di rotta e il suo tentativo di differenziarsi dalla Lega di Salvini, vera idrovora di voti pentastellati. Le urne diranno se questa strategia, andata acuendosi negli ultimi giorni di campagna elettorale, avrà funzionato o meno. Occupiamoci di quel che accadrebbe in caso di insuccesso: una percentuale vicina al 21% sarebbe la fine politica di Di Maio come leader del Movimento, sfiduciato dai suoi e totalmente dipendente dagli umori di Salvini. Senza Di Maio, però i problemi si moltiplicherebbero: il Movimento, nelle mani di Fico, rimarrebbe alleato con la Lega? Un Movimento a guida Di Battista venderebbe la sua anima per stare al governo? E se fosse Conte la faccia del Movimento, come giustificherebbe il suo ruolo di premier terzo e imparziale tra Lega e Cinque Stelle? Non il più semplice dei casting.

4%: la sopravvivenza di +Europa e il Partito di Renzi. Rispetto alle politiche, lo sbarramento per entrare all’Europarlamento si alza di un punto, dal 3% al 4%, e per alcuni partiti rischia di essere un problema. Attorno alla soglia del 4% balla soprattutto +Europa, almeno stando agli ultimi sondaggi prima del black out. Sembra una questione da poco, ma se +Europa non dovesse riuscire a raggiungere il 4% alle elezioni europee molto probabilmente cesserebbe di esistere, lasciando spazio a un nuovo soggetto politico centrista modello Ciudadanos, come quello che si dice abbiano in mente Matteo Renzi e Carlo Calenda. Domanda: che cosa ha spinto Renzi, senatore di Firenze, circoscrizione centro e Calenda, candidato nel nord est, a fare un evento elettorale a Milano, circoscizione nord ovest, la scorsa settimana? C’è chi maligna che fossero lì a rubare voti a +Europa là dove è più forte. Malignità? Vedremo da lunedì.

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