Vini italiani
25 Maggio Mag 2019 0600 25 maggio 2019

Cinque cantine da visitare almeno una volta nella vita

Ritorna Cantine Aperte, un evento che, ormai da 27 anni, accoglie gli enoturisti nei luoghi di produzione del vino in tutta Italia. Da San Casciano alla provincia di Lecce, ecco cinque cantine da non perdere

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Photo by Kelsey Knight on Unsplash

Ritorna Cantine Aperte, un evento che, ormai da 27 anni, accoglie gli enoturisti nei luoghi di produzione del vino, raccontando storie di territori, famiglie e aziende. Il 25 e 26 maggio, infatti, il Movimento turismo del vino propone un viaggio tra i filari e le botti di circa 800 aziende in giro per l’Italia. Gli appassionati hanno l’opportunità di degustare vini eccellenti e di degustare le bontà del nostro territorio.

Una visita in cantina, inoltre, può diventare l’occasione per conoscere il patrimonio culturale, agricolo, architettonico e paesaggistico del nostro paese. Moltissime cantine italiane sono dei veri e propri templi del vino: a volte, potendo contare su strutture antiche di secoli, altre volte, in virtù di realizzazioni recenti firmate da prestigiosi architetti contemporanei. In Toscana è nato perfino un raggruppamento di cantine caratterizzate proprio da questo mix di turismo enologico e di turismo architettonico.

In tutto lo stivale, dalla Valle d'Aosta fino alle spiagge della Sicilia, ogni singola azienda promuove iniziative e attività tese a valorizzare e raccontare al meglio il proprio territorio. Segnaliamo qui 5 cantine da visitare almeno una volta nella vita, sia per la qualità dei loro vini che per la meraviglia della loro architettura. Consapevoli che sono soltanto l’inizio di un viaggio suggestivo tra le migliaia di cantine italiane.

Cantina Antinori nel Chianti Classico

Sita a San Casciano Val di Pesa, in provincia di Firenze, è stata inaugurata nel 2012, dopo ben 7 anni di lavori. Progettata dall’architetto Marco Casamonti, è un’opera architettonica innovativa ed è tutta edificata con materiali naturali (cotto, legno, vetro), concepita per avere un basso impatto ambientale e un alto risparmio energetico. Rappresenta il rispetto della famiglia Antinori per la propria terra: dall’esterno è praticamente invisibile, se non per due fenditure orizzontali che attraversano la collina. All’interno colpisce la scenografica scala elicoidale che unisce i tre livelli della Cantina progettata per consentire la vinificazione per gravità.

L’azienda vitivinicola è guidata da Piero Antinori e dalle tre figlie, Albiera, Allegra e Alessia, vanta una storia secolare e gloriosa e si avvale della collaborazione di Renzo Cotarella, enologo e amministratore delegato. Per le bottiglie c’è l’imbarazzo della scelta: da segnalare il Chianti classico Gran selezione Badia a Passignano, il Solaia da uve sauvignon, sangiovese e cabernet franc, il Tignanello base sangiovese con aggiunta di cabernet sauvignon e cabernet franc e il Chianti classico Peppoli.

Tenuta Castelbuono a Bevagna

Ci spostiamo in provincia di Perugia per conoscere la cantina umbra della famiglia Lunelli, un vero e proprio tempio del Sagrantino di Montefalco. L’architetto Arnaldo Pomodoro ha immaginato (e realizzato in sei anni) un carapace simile a quello di una tartaruga, un guscio che racchiuda arte, natura e vino in continuo dialogo fra loro. “Il paesaggio”, racconta Pomodoro “mi ricordava il Montefeltro dove sono nato, così come l’ha raccontato in tanti quadri Piero della Francesca. Il mio intervento quindi non doveva disturbare la dolcezza delle colline dove si estendono i vigneti, anzi doveva integrarsi perfettamente con l’ambiente. La tartaruga, simbolo di stabilità e longevità, con il suo carapace rappresenta l’unione tra terra e cielo”. Il Carapace è un’opera unica, ai confini fra scultura e architettura. “La prima scultura al mondo in cui si lavora”, così l’ha definita Pomodoro stesso. Da questa opera d’arte partono i filari del sagrantino, il vitigno principe di questa terra. A Bevagna la famiglia Lunelli produce vini che sono caratteristica espressione del territorio: il Montefalco rosso Ziggurat, il Montefalco rosso riserva Lampante, il Montefalco sagrantino docg Carapace e il Montefalco sagrantino docg passito.

Ceretto nelle Langhe

A San Cassiano ad Alba da tre generazioni di viticoltori, la cantina Ceretto vanta un primato d’eccellenza, ristoranti pluristellati, spazi per l’arte contemporanea a disposizione di artisti di fama internazionale e cantine d’autore. Nella Tenuta Monsordo Bernardina si può visitare la cascina dei primi decenni del 1800 che stupisce fin dall’ingresso: i turisti entrano nella struttura direttamente dalla barricaia. In altra parte della cantina, poi, si può godere di uno spazio architettonico ultra tecnologico: l’Acino. Inaugurato nel 2009 è un nuovo spazio dedicato alla degustazione, alla vendita di prodotti tipici, alla promozione di incontri ed eventi culturali. Una capsula leggera che si affaccia sulle splendide colline delle Langhe, realizzata con legno lamellare per la struttura portante e un materiale trasparente per la copertura. Negli stessi anni, poi, sulla sommità del Bricco Rocche a Castiglione Falletto, in un’altra proprietà della famiglia Ceretto, viene costruito il Cubo: un poligono di vetro incastonato nella collina, divenuto oggi uno dei simboli architettonici di Barolo stesso. E finalmente spazio ai vini, tutti di raffinata qualità. Suggeriamo certamente il Langhe Arneis Blangé e il Dolcetto d’Alba Rossana per cominciare. Ma lasciate spazio al re di questa porzione di Piemonte, il Barolo, con i diversi cru che l’azienda può offrire: Bricco Rocche, Brunate e Prapò, dai nomi delle colline dove si trovano le vigne.

Feudi del Pisciotto a Niscemi

In una zona rurale della Sicilia sudorientale, ai margini della Riserva naturale Sughereta di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, sorge un antico feudo del 1700 restaurato mantenendo il fascino della struttura originale. Questo luogo di straordinaria bellezza accoglie la cantina Feudi del Pisciotto, il Wine Relais e il ristorante Palmento di Feudi: tre strutture capaci di offrire un’esperienza completa fondata su vini eccellenti, ospitalità elegante e cucina gourmet. Tappa obbligata è il palmento restaurato, il più grande della Sicilia: l’architettura sontuosa e spettacolare lascia a bocca aperta e ne fa una vera e propria cattedrale del vino.

La posizione è strategica: compresa tra Caltagirone e Piazza Armerina, a un’ora dal barocco di Ragusa, Modica e Scicli, compresa nell’areale del Cerasuolo di Vittoria. Da qui si può partire per un viaggio alla scoperta della Sicilia più autentica.

Feudi del Pisciotto può vantare vini di qualità ed etichette sempre diverse, disegnate dai più grandi stilisti italiani, da Dolce&Gabbana a Versace a Missoni. Tra le bottiglie più interessanti da segnalare il Cerasuolo di Vittoria Giambattista Valli, il Cabernet Sauvignon Missoni, il Nero d’Avola Versace e il Frappato Carolina Marengo per Kisa.

Masseria L'Astore nel Salento

Masseria L’Astore sorge a Cutrofiano, nel cuore della provincia di Lecce, a metà strada tra Gallipoli e Otranto. La masseria ospita una struttura ipogea – frantoio più cantina – tipica di queste campagne. Un luogo incantato, dall’architettura imponente, dove si respira il fascino della storia. Recuperato negli anni ’90, il frantoio è diventato una location per eventi ed è un esempio eccelso di architettura rurale. Sempre nel sottosuolo, come naturale proseguimento del frantoio, il patron Achille Benagiamo ha realizzato una bottaia stupefacente con tre navate a volte a stella. Quasi un tempio del vino, realizzato con il tipico stile architettonico del territorio, utilizzando il carparo e la pietra leccese, gli stessi materiali con i quali sono stati eretti i palazzi e le chiese del Salento. In questa cantina si svolge l’affinamento nel legno e in bottiglia.

Ovviamente, ci sono anche degli ottimi vini da assaggiare. L’azienda valorizza gli antichi vitigni autoctoni. Tra le bottiglie segnaliamo Filimei, il negroamaro in purezza, Krita, la malvasia bianca, Massaro Rosa, il negroamaro in versione rosato, L’Astore, 100 per cento susumaniello, Alberelli, il rosso che proviene dagli antichi vitigni locali.

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