Disastro economico
31 Maggio Mag 2019 0621 31 maggio 2019

Evasione fiscale, illegalità e altro debito: ecco come Salvini vuole rompere coi Cinque Stelle e prendersi tutto

Condono fiscale, deficit, debito. Una manovra fatta così sembra una provocazione all’Europa in un momento in cui il rischio è enorme. E se è così, dal Quirinale ai Cinque Stelle, è bene che ciascuno prenda le giuste contromisure. Per salvare l’Italia

Lega_Salvini_linkiesta
Miguel MEDINA / AFP

Ancora un condono fiscale. Ancora deficit. Ancora debito. Ancora niente investimenti. Ancora guerre con l’Europa. E, assieme, una vaga promessa di tagliare le tasse ai ricchi. Questa, in estrema sintesi, le ricette leghiste per far crescere l’Italia, così come le ha presentate Matteo Salvini al ministro dell’economia Giovanni Tria, nell’incontro di ieri. E davvero c’è da sperare che siano un pretesto per litigare coi Cinque Stelle, per far cadere il governo, tornare al voto e fare poi qualcosa di completamente diverso. Perché se questo è il cambiamento, il meglio del meglio che può produrre la nuova forza egemone della politica italiana, siamo messi peggio di quanto crediamo.

Prima cosa: il cambiamento dov’è? Non serve uno storico dell’economia per accorgersi che le ricette prospettate dai cervelloni leghisti e dal loro Capitano sono il best of delle manovre dei governi targati Silvio Berlusconi, né più né meno, quelle che nel primo decennio degli anni 2000 ci siamo sorbiti otto volte su dieci e che non ci hanno mai fatto crescere - record europeo - sopra i due punti di Pil, aumentando nel contempo la propensione all’evasione fiscale, le sacche di illegalità e l’indisciplina di bilancio.

Viste le premesse e il contesto questa manovra non vedrà mai la luce. A Salvini interessa solo che qualcuno si prenda la responsabilità di bocciarla

Secondo problema: tutto questo è deleterio in tempi normali. Con lo spread che bordeggia quota 300, e il rating del debito in equilibrio precario sopra il livello spazzatura, è allarme rosso fuoco. Quanto ci metterà, la Commissione, a bocciare tutto, soprattutto se non sarà rispettato nessun parametro e non saranno disinnescate le clausole di salvaguardia? E quanto ci metteranno, un minuto dopo, i mercati ad alzare il prezzo di rifinanziamento del nostro debito? E quanto, di nuovo, ci metteranno le agenzie di rating a tramutare l’outlook negativo in un declassamento?

Lo sappiamo noi, e lo sa benissimo pure Salvini. Per questo, una manovra del genere non vedrà mai la luce. Perché con questo parlamento, nonostante tutto, Salvini non ha la forza di imporla. Perché Tria non la scriverà mai. Perché i Cinque Stelle non la voteranno mai. Perché Mattarella non la firmerà mai. Perché la Commissione Europea non la farà mai passare, senza spedirci in procedura d’infrazione. Quel che interessa a Salvini è che qualcuno si prenda la responsabilità di bocciarla, nel mezzo della strada, per poter avere il pretesto di rompere e tornare alle urne e incassare i dividendi della sua vittoria alle europee: il governo del Paese e la golden share nella scelta del nuovo presidente della Repubblica.

Cari Cinque Stelle, cari Democratici, caro Presidente: avete qualche contromisura da opporre al piano del Capitano?

È tutto talmente cristallino e lineare che non dovrebbero nemmeno servire quattro paragrafi per spiegarlo. E se è così, se questo è lo scenario che abbiamo di fronte, la domanda è una sola, cari Cinque Stelle, cari Democratici, caro Presidente: avete qualche contromisura da opporre al piano del Capitano? Avete mezza idea di come evitare che vada tutto secondo i suoi piani, con la legislatura che implode prima della legge di bilancio e il voto che lo incorona dominus della politica italiana fino al 2024, e oltre?

Chiediamo, perché se non l’avete forse è il caso che ve lo prepariate bene. Perché se pensate di andare alle elezioni issando il vessillo della disciplina di bilancio e dell’europeismo contabile non avete idea di cosa vi arriverà addosso dalle urne. Perché se avete ricette economiche alternative, e un qualche barlume di speranza di vedere Mario Draghi al Quirinale, anziché un sovranista alla Paolo Savona, il momento di agire è ora, non dopodomani. Pensateci bene. I popcorn sono finiti.

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