storie di una volta
3 Giugno Giu 2019 0600 03 giugno 2019

Quando i ciclisti erano così importanti da far vincere le elezioni ai presidenti americani

Accadde alla fine del ’800, quando McKinley decise di affidarsi alla grande associazione dei Wheelmen americani per battere l’avversario. All’epoca la coolness delle due ruote era imbattibile

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da Wikimedia

In tempi di ambientalismo spinto andare in bici può essere visto come un gesto politico, di rottura, quasi di rivoluzione. Ebbene, non sarebbe la prima volta. Anche negli Stati Uniti del 1890 i ciclisti, che all’epoca erano una minoranza innovativa, decisero di dare un significato elettorale al loro nuovo mezzo di trasporto. Chi pedalava votava per il partito Repubblicano.

Proprio così. La dinamica tra forze conservatrici e progressiste, nel corso della storia americana, ha cambiato campo più volte. In questo caso si trattava di eleggere il loro membro William McKinley, fervente abolizionista, protettore dei lavoratori di fronte alle pratiche antisindacali degli industriali, vittima del gerrymandering operato dai democratici che gli impedì di vincere la rielezione alla Camera. Insomma, non il Repubblicano che l’elettore del 2019 si aspetterebbe.

Il supporto della League of American Wheelmen, cioè dei “ciclisti” americani risultò, stavolta, decisivo per la sua campagna elettorale. Dopo un corteggiamento spietato nei confronti dell’associazione, che contava 80.000 membri (che andavano come minimo raddoppiati, considerata linfluenza che potevano esercitare su famiglie e amici), cui promise caterve di leggi a favore delle loro amate due ruote, ci fu la messa a punto di una strategia che risultò vincente. Mentre l’avversario, il democratico William Jennings Bryan aveva deciso di fare una campagna di movimento, mordi e fuggi, con comizi in tutti i luoghi che contavano degli Stti Uniti, McKinley decise di fare l’opposto. Rimase a casa e si dedicò alla scrittura: lettere agli elettori, testi di discorsi, che venivano mandati ai capi di associazioni e gruppi che, a loro volta, li facevano girare ai loro associati. I social network di una volta, in carne e ossa. Il contributo dei ciclisti, in questo senso, fu decisivo. Vista la novità del loro mezzo, la modernità implicita nella loro figura, erano un esempio di coolness prima che esistesse la coolness. Giravano per tutto il Paese, facevano sfilate, regalavano distintivi e badge, recitavano discorsi lungo le province del Michigan e dell’Ohio. La bicicletta divenne, per quei mesi, il simbolo dei Repubblicani, capitalizzando su questa nuova moda.

Risultato? McKinley stravinse: la strategia si rivelò corretta e i ciclisti festeggiarono con lui. Poi certo, nel giro di pochi anni prevalsero le automobili, arrivarono nuove lobby legate alle quattroruote, si impose il fordismo e il sogno svanì.

Ma forse, visti gli ultimi sviluppi ambientalisti, il futuro a due ruote potrebbe tornare. Stavolta, per restare.

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