Sentiero stretto
3 Giugno Giu 2019 0600 03 giugno 2019

L’allarme di Padoan: “Siamo in crisi e siamo isolati: ecco perché oggi l’Italia è davvero nei guai”

Intervista all'ex ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, tra spread che sale, debito alle stelle e una crescita del Paese ai minimi storici. «Con tutti gli impegni che gli esponenti del governo stanno prendendo, supereremo rapidamente un deficit pubblico al 3%. Il che non è un bene per l'Italia»

Padoan Ecofin 2017

Nessun pessimismo e tantomeno oscurantismo politico. La realtà è chiara e sotto gli occhi di tutti: l’Italia non cresce, il debito pubblico è troppo alto, lo spread peggiore perfino di quello greco. E l'ex ministro dell’Economia, oggi deputato del Pd, Pier Carlo Padoan, in veste più di economista che di politico, non usa mezzi termini: “C’è un fattore che isola l’Italia, dato che nel 2011 c’è stata una crisi generalizzata del debito sovrano nell’area euro, mentre oggi la situazione è cambiata e l’unico paese veramente in crisi rimane il nostro”.

Il Bel Paese come principale fattore di rischio dell’Eurozona. Non proprio un sogno che si realizza, anzi. La crescita ai minimi e l’incidenza del debito pubblico sui piani politici e finanziari, dipingono un futuro tutt’altro che roseo per la popolazione italiana. Sia in termini di occupazione, sia in termini economici: “Se dovessimo mettere assieme tutti gli impegni che gli esponenti del governo stanno prendendo, in termini di nessuno aumento di Iva, ulteriore diminuzione delle tasse con la flat tax, continuazione delle spese con il Reddito di cittadinanza e Quota 100, arriviamo molto rapidamente ad un deficit pubblico ben superiore al 3%. Che non solo vìola gli accordi internazionali, ma sopratutto dà di nuovo spinta alla crescita del debito e all’aumento dell’incertezza”.

L’Istat ha rivisto il Pil italiano nel primi trimestre del 2019, in calo su base annua del -0,1%...
Sicuramente non sono dati confortanti, dovuti anche ad una frenata dell’economia globale, in particolare quella tedesca la quale ci colpisce direttamente. Tuttavia, c’è anche una ragione interna legata al cambiamento del clima di fiducia che si è verificato, i dati lo dimostrano, a metà dell’anno scorso, quando di fronte ad una prospettiva di nuovo governo la fiducia di famiglie e imprese, come registrato dallo stesso Istat, è caduta fortemente. Ricordo anche che in quel periodo si è anche alzato significativamente lo spread e di conseguenza la struttura di tutti i costi finanziari. Questo pertanto ha contribuito alla caduta degli investimenti e a un arresto improvviso (o sudden stop). Da allora mi sembra che non ci siano state significative inversioni di tendenza, quindi il paese non cresce perché manca una certezza sul futuro. D’altra parte le ultime vicende politiche elettorali aumento questa incertezza, non certo la diminuiscono.

C’è un fattore che isola l’Italia, dato che nel 2011 c'è stata una crisi generalizzata del debito sovrano nell’area euro, mentre oggi la situazione è cambiata e l’unico paese veramente in crisi rimane il nostro.

Pier Carlo Padoan

Al Padoan economista, come spiega questa frenata globale dei mercati?
Il blocco dei mercati ha a che fare con un aumento della conflittualità commerciale: basta pensare a quello che succede tra Cina e Stati Uniti. C’è ancora una sfiducia riguardo al futuro dell’Europa: le elezioni ci hanno consegnato un parlamento europeo a maggioranza pro-europeista ma con gli euroscettici che avanzano. Inoltre c’è un fitta agenda di architettura finanziaria europea che non si sa se sarà portata avanti. Possiamo dire quindi che globalmente, a livello europeo, c’è incertezza sull’ordine economico e sulla governance dell’economia mondiale, che non esisteva fino a qualche anno fa.

Stando alle premesse degli esponenti del governo, su soglie e debito si preannuncia un nuovo braccio di ferro con l’Ue…
Dipende da come questo confronto con la commissione europea andrà avanti. Mi sembra che dalla parte del ministero dell’Economia ci sia una tendenza di minimizzazione del conflitto, vedremo se la commissione sarà convinta. Per quanto riguarda il futuro, tutto sta nel quale sarà l’atteggiamento del governo nei confronti della legge di bilancio. Se dovessimo mettere assieme tutti gli impegni che gli esponenti del governo stanno prendendo, in termini di nessuno aumento di Iva, ulteriore diminuzione delle tasse con la flat tax, continuazione delle spese con il Reddito di cittadinanza e Quota 100, arriveremo molto rapidamente ad un deficit pubblico ben superiore al 3%. Che non solo vìola gli accordi internazionali, ma sopratutto dà una nuova spinta alla crescita del debito e all’aumento dell’incertezza: non mi stupirei infatti se lo spread aumentasse ulteriormente, come conferma il fatto che, sul mercato a cinque anni, quest’ultimo è superiore perfino a quello greco.

Titoli rischiosi, spread alle stelle e crescita quasi inesistente. Ci stiamo avviando verso uno scenario come quello del 2011?
La situazione rispetto al 2011 è diversa. Da una parte l’economia italiana e la finanza pubblica, per quanto in difficoltà, è più solida di allora, in quanto, nel frattempo, si è realizzata una maggiore crescita e il debito ha smesso di salire (per adesso). Dall’altra però c’è un fattore che isola l’Italia, dato che nel 2011 c'è stata una crisi generalizzata del debito sovrano nell’area euro, mentre oggi la situazione è cambiata e l’unico paese veramente in crisi rimane il nostro.

L’Italia in questo momento è davvero il principale fattore di rischio dell’Eurozona?
In questo momento, assolutamente sì.

Il Governo dovrebbe ristabilire la fiducia, ovvero impegnarsi su un sentiero di aggiustamento che, per quanto non troppo accelerato, dica chiaramente che l’Italia vuole raggiungere un obiettivo di equilibrio strutturale e vuole ridurre il debito. Questo farebbe già calmare la situazione

Pier Carlo Padoan

A conti fatti quindi, per evitare la procedura sul debito, ci dobbiamo attendere una stangata nelle manovra di autunno?
Questo è tutto da vedere. In realtà ci sono scenari nel quale non c’è bisogno di una stangata. Intanto, però, vediamo se per il 2019 la commissione richiederà un aggiustamento prima della legge di bilancio, che ovviamente riguarda il 2020. Bisogna moderare le richieste e non fare annunci che eccitino le aspettative dei mercati.

Come si può rimettere mano alle promesse bandiera fatte in campagna elettorale senza aumentare l’Iva?
Francamente questo va chiesto a chi propone quelle misure. Diciamo che io avrei per ovvie ragioni fatto una legge di bilancio diversa, con una prospettiva diversa: una prospettiva credibile nel medio termine in modo tale, in primo luogo, da riconquistare la fiducia dei mercati.

Cosa dovrebbe fare il governo attuale per tornare a far crescere il Paese?
Dovrebbe, per l’appunto, ristabilire la fiducia, ovvero impegnarsi su un sentiero di aggiustamento che, per quanto non troppo accelerato, dica chiaramente che l’Italia vuole raggiungere un obiettivo di equilibrio strutturale e vuole ridurre il debito. Questo farebbe già calmare la situazione.

In termini di manovre? Può bastare la tanto urlata spending review?
Non ci sono molti spazi per le manovre. Ricordo, però, che il Pd ha fatto una proposta complessiva su tre pilastri: cioè una forte riduzione del carico fiscale sul lavoro (che si può fare in vari modi), un forte investimento in educazione e istruzione, cominciando dalla scuola elementare e rendendola gratuita pertanto accessibile ai cittadini, e infine un piano di crescita che deve implicare manovre fiscali o incentivi, e deve essere orientato verso la conservazione ambientale, che è la vera sfida degli anni che abbiamo davanti.
La spending review, invece, è una cosa che si evoca ogni anno, e ogni anno si possono sempre fare dei tagli di spesa. Bisogna ovviamente chiedersi quanto questo possa incidere sulle disponibilità dei cittadini ad avere servizi pubblici. Non dimentichiamoci che i grandi capitoli di spesa che si possono aggredire sono essenzialmente tre: la sanità, le pensioni e le cosiddette spese fiscali, che se ridotte aumenterebbero considerevolmente le tasse su molti cittadini italiani. Quindi, non si scappa da lì. E per quanto riguarda sanità e tema di previdenza, mi sembra si vada nella direzione opposta, e ovviamente mi rivolgo a Quota 100.

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