le cose come stanno
4 Giugno Giu 2019 0644 04 giugno 2019

O la Lira o la Troika: questo è il vero bivio che attende l’Italia (nonostante le bugie di Salvini e Di Maio)

L’italia si sta indebitando a un costo sempre maggiore per pagare gli interessi sul debito accumulati. La spirale è: debito più alto, interessi più voluminosi, crescita al palo. Rischiamo di uscire dall’Euro, o l’arrivo della Troika. E il Governo? Pare non accorgersene

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Afp/Marco Bertorello

«Per i mercati l’Italia è spacciata, aspettano solo la ristrutturazione del debito». Forse non è stato dato abbastanza peso alle parole che Piercarlo Padoan, ministro dell’economia e delle finanze italiano sino a un anno fa ha pronunciato lo scorso weekend al festival dell’economia di Trento. Parole che, per il peso di chi le ha pronunciate, e per l’effetto che possono avere in chi le legge, sono campana a morte per il destino dell’Italia, l’attestazione che il peggio debba ancora venire, e che non è più evitabile.

Premessa obbligatoria: Padoan, brutale come mai lo è stato, dice la verità. Lo spread fisso tra i 250 e i 300 punti base ormai da dodici mesi è l’attestazione di una sfiducia profonda che il mondo economico e finanziario ha nei confronti dell’Italia, il Paese che cresce di meno in Europa, col debito pubblico più alto d’Europa, nonostante inanelli avanzi primari da almeno un decennio. La diciamo in altre parole: dal 2008 a oggi, senza soluzione di continuità, l’italia si sta indebitando a un costo sempre maggiore per pagare gli interessi sul debito accumulati. E mentre si indebita, non ha né i soldi per crescere, né la volontà politica per investirli nella crescita, perché deve badare a una popolazione sempre più povera, l’unica in Europa che dall’introduzione dell’Euro a oggi ha visto diminuire il proprio livello di ricchezza procapite.

Se questa è la spirale - debito sempre più alto, interessi sempre più voluminosi, crescita sempre più al palo - è chiaro perché i mercati abbiano già emesso la loro condanna a morte

Se questa è la spirale - debito sempre più alto, interessi sempre più voluminosi, crescita sempre più al palo - è chiaro perché i mercati abbiano già emesso la loro condanna a morte. Nel giorno in cui il nostro debito sarà declassato dalle agenzie di rating - e se Salvini continua a tirare la corda, quel giorno arriverà presto -, lo spread aumenterà ancora, e così la spesa per interessi, e il debito da rifinanziare, peggiorando ulteriormente il circolo vizioso in cui ci siamo infilati. A quel punto, la discesa dei nostro Btp sotto il livello spazzatura sarà solo una questione di tempo.

L’effetto di tutto questo? Semplice: i mercati non potranno più usare i titoli di stato italiani come collaterali per avere dalla Banca Centrale Europea il denaro di cui hanno bisogno, e le più deboli andranno in crisi di liquidità. Le più forti, invece, così come la Bce, smetteranno di comprare titoli di Stato italiano e di rifinanziare il nostro debito, mandando in crisi di liquidità pure lo Stato. A quel punto si aprirebbero due strade: quella che porta alla zecca di Stato, alla stampa delle nuove Lire e all’immediata uscita dell’Italia dall’Euro e dall’Unione Europea (sì, le due cose possono solo andare assieme). O, per l’appunto, a una ristrutturazione del debito modello greco, che vuol chiedere aiuto al Meccanismo Europeo di Stabilità, con tutto il corollario di tagli e tasse che necessariamente ne consegue.

Altre strade non ce ne sono, fuori dal tunnel: o la Lira o la Troika

Altre strade non ce ne sono, fuori dal tunnel: o la Lira o la Troika. E fa sorridere, per non piangere, che al governo ci sia gente che parla ancora di flat tax e di misure che costano decine di miliardi all’anno, ignaro o indifferente al fatto che sta solo alimentando aspettative irrealistiche, e che tutto questo produrrà un risentimento enorme nella popolazione italiana, una volta che le toccherà prendere atto che l’unica verità è il baratro. Soprattutto, perché non saranno né Salvini, né Di Maio a beneficiare di quel risentimento, ma gente ancora peggiore di loro. Svegliamoci, quindi. Che è già troppo tardi.

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