5 Giugno Giu 2019 0726 05 giugno 2019

La più grande truffa di questo governo si chiama Quota 100

Nessuno ne beneficia, non crea occupazione e ha distrutto la reputazione dell’Italia sui mercati: ecco perché non c'è disastro peggiore, in un anno di governo gialloverde

Quota100 Linkiesta
Alberto PIZZOLI / AFP

C’è un’ombra chiamata Quota 100, nel siderale consenso elettorale di Matteo Salvini. Già, perché nella classifica dei flop del governo gialloverde, a vincere è proprio la misura economica bandiera del leader leghista, un raro mix di marketing elettorale e velleitarismo politico, roba che in confronto il Reddito di Cittadinanza è un capolavoro. E non è un caso, peraltro, che a distanza di sei mesi circa dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, Quota 100 non piaccia a nessuno.

Non ci sono domande, tanto per cominciare. Dovevamo avere fiumi di pensionandi pronti a scappare dal loro posto di lavoro, e ci ritroviamo, al giro di boa con sole 148mila domande peraltro in forte rallentamento: 77mila a febbraio, 33mila a marzo, 18mila ad aprile, 15mila a maggio, dicono i numeri dell’Inps. Non esattamente un successone, tant’è che l’obiettivo prudenziale di fine anno di 290mila domande sembra essere una mezza chimera.

Colpa delle penalizzazioni, dicono i sindacati dei pensionati, incazzati pure loro per una misura che abolisce la Fornero solo nei sogni di Salvini. Lo dice l’ultimo Rapporto sullo stato sociale: con una retribuzione di 2mila euro netti, un quotacentista può scendere a 1.275 euro di pensione al mese, con l’aggiunta del divieto reintrodotto del cumulo con altri lavori. Di fatto, a un lavoratore anziano non conviene andare in pensione. Meglio farsi qualche anno ancora di lavoro e prendere qualche soldino in più, a quanto pare. Che a sessantadue anni, evidentemente, nessuno si sente anziano se non ne ha alcun tornaconto. Men che meno le donne - quota100 serviva alle nonne per curare i nipotini, pure, ricordate? -, che rappresentano solo il 22% delle domande presentate.

Gli effetti occupazionali, invece? Niente da fare, spariti pure quelli

Gli effetti occupazionali, invece? Niente da fare, spariti pure quelli. O almeno così pare, leggendo i dati sul mercato del lavoro pubblicati dall’Istat non c’è traccia né dei tre occupati ogni pensionato, di cui parlava Di Maio a Mattino Cinque, lo scorso ottobre, ne dell’unico occupato ogni tre pensionati, promesso da Salvini lo scorso primo aprile. No, cari gialloverdi: la disoccupazione giovanile, ad aprile, segna 31,4%, in crescita. Colpa della crisi o delle cavallette, scegliete voi: ma il dato resta. Quota 100, per ora, ha fatto il solletico alla questione del lavoro ai giovani, così come del resto prevedevano tutti i “professoroni” che ammonivano su un effetto sostituzione pari a zero. Capitano, non si finisce all’inferno se qualche volta li ascoltiamo.

Finita? No, mettetevi comodi. Perché tutto questo capolavoro ha un costo pari a 4,5 e mezzo solo per il 2019, a salire negli anni successivi. Se ci toccano 23 miliardi di clausole di salvaguardia è anche colpa di questo capolavoro, per dire. Non bastasse, un costo reputazionale enorme, visto che per imporre Quota100 alla Commissione Europea abbiamo accettato la crescita dei tassi d’interesse sul debito, che per un Paese indebitato e bisognoso di indebitarsi come noi vuol dire guai seri. Non a caso, Quota100 non è stata promossa da mezza istituzione, né quelle internazionali come l’Ocse, ne quelle nazionalii come la Corte dei Conti, secondo cui “sarebbe necessaria una soluzione strutturale e permanente, più neutra dal punto di vista dell’equità tra coorti di pensionati e tale da preservare gli equilibri e la sostenibilità di lungo termine del sistema”. Tradotto: Quota100 non è nessuna di queste cose.

E viene da ridere, in fondo, al pensiero di un Paese che si ritrova davanti questo sgorbio da 5 miliardi di euro, mentre si aspettava - come da campagna elettorale - la rottamazione della Legge Fornero. Intanto, per non saper né leggere, né scrivere, Salvini non ne parla più, e fa bene. Resta da capire perché non ne parlino le opposizioni. Ammesso che esistano.

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