il silenzio è d’oro
6 Giugno Giu 2019 0700 06 giugno 2019

La nostra tempesta perfetta sono Salvini e Di Maio che aprono bocca

Saremmo in questa situazione, se i leader di Lega e Cinque Stelle avessero fatto voto di silenzio? Dalla Commissione ai mercati, da Macron a Juncker, ne hanno avuta una per tutti, per finire ogni volta sulle pagine dei giornali. E adesso ne paghiamo tutte le conseguenze, tutte assieme

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Alberto PIZZOLI / AFP

Avessimo la possibilità di saltare da un universo parallelo all’altro, ci piacerebbe esplorare un presente alternativo in cui i leader di Lega e Cinque Stelle decidano di far voto di silenzio durante l’attività governativa. Niente tweet, niente dirette Facebook, niente ospitate ai talk show, niente tour di comizi che nemmeno i Nomadi, niente pugni alzati dai balconi. Niente. Domanda: lo spread sarebbe a quasi 300 punti base? Il rischio dei nostri titoli di stato a cinque anni sarebbe giudicato maggiore di quello dei titoli greci? L’outlook delle agenzie di rating sarebbe costantemente virato al negativo?

Lo diciamo, perché più delle cose fatte - una manovra in deficit come se ne sono fatte tante in Italia, un debito che cresce quanto cresceva quando al governo c’era il Pd - ad aver generato allarme attorno all’Italia è il come. È la bozza di contratto di governo con l’indicazione di una possibile uscita dall’Euro fatta circolare nelle redazioni di giornali. È l’ipotesi di Paolo Savona come ministro dell’economia. È la richiesta di impeachment al presidente della repubblica italiana. È l’atteggiamento sprezzante, spesso oltre la soglia della volgarità, nei confronti della Commissione Europea.

È il riferimento costante, mai troppo velato, all’esistenza di un complotto della finanza globale contro i poveri italiani che vorrebbero auto-determinarsi. È la polemica nazionalista contro le cancellerie o i rappresentanti istituzionali di altri Paese, Francia in primis. È la reciproca, continua dialettica dentro la maggioranza, finalizzata a erodere o a difendere il consenso dagli appetiti dell’alleato. È la necessità malata di finire ogni giorno in prima pagina o nei titoli dei telegiornali, o in cima alla classifica dei like e delle condivisioni.

È la necessità malata di finire ogni giorno in prima pagina o nei titoli dei telegiornali, o in cima alla classifica dei like e delle condivisioni

Il governo dei narcisi, lo potremmo chiamare, volessimo buttarla in psicologia. Narcisi velleitari, peraltro, convinti entrambi di essere dei piccoli Trump capaci di negoziare a suon di spacconate, come se dietro Salvini e Di Maio ci fosse la potenza economica, tecnologica, militare americana, come se fossero in grado di incutere timore tanto quanto il presidente degli Stati Uniti d’America, come se potessimo permetterci la tracotanza di The Donald, come se non bastasse l’isolamento a renderli innocui. Anzi, a renderci innocui.

Perché è questo quel che sta avvenendo, in fondo. Che è finita ogni indulgenza da parte della Commissione Europea, che oggi minaccia la procedura d’infrazione. Che Emmanuel Macron ci ha dato una lezione di geopolitica in Libia e ci ha isolato in Europa. Che i capitali stanno scappando dall’Italia. Che i mercati preferiscano la disperata stabilità greca, alle follie politiche della terza economia d’Europa.

Che tutto questo circo di dichiarazioni, minacce, risse sta seppellendo definitivamente la reputazione internazionale di un Paese come l’Italia, che per la delicatezza della sua situazione meriterebbe il silenzio degli Andreotti e dei Ciampi, non certo l’ipertrofia verbale di Salvini e Di Maio. Basterebbe questo, per far scendere lo spread sotto quota 200, saremmo pronti a scommetterci. Evidentemente, non è questo quello che conta, per chi ci governa.

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