Ocean's tales
7 Giugno Giu 2019 0600 07 giugno 2019

100mila animali ammazzati all’anno: negli oceani è emergenza plastica (e dobbiamo occuparcene sul serio)

L’8 giugno si celebra la Giornata Mondiale degli Oceani: secondo l’esperto Andrea Binelli l’inquinamento da plastica è tra le emergenze ambientali più gravi. “Si produce ancora troppa plastica, e il problema non si limita ai paesi emergenti. Qualsiasi soluzione impatterà il nostro stile di vita”

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JOHN THYS / AFP

Domani, 8 giugno, si celebra la Giornata Mondiale degli Oceani, iniziativa istituita dalle Nazioni Unite e dedicata alla ricerca, all’educazione e alla divulgazione di tematiche legate ai mari e il loro stato di salute. L’inquinamento provocato dalle plastiche è ancora una delle maggiori problematiche ambientali degli ultimi anni e un fenomeno in continuo aumento a causa della crescente produzione di materiale plastico su scala mondiale. Soltanto nel 2017, infatti, sono state prodotte 350 milioni di tonnellate di plastica in tutto il mondo, di cui più di 64 milioni nei Paesi europei (PlasticEurope, 2018).

L’impiego della plastica ha di certo contribuito a migliorare le nostre vite, ma il continuo aumento della sua produzione si traduce inevitabilmente in un incremento dei rifiuti plastici rilasciati o abbandonati nell’ambiente. Dall’inizio del secolo, sono state svolte numerose campagne per valutare l’ampiezza di questo problema ambientale, dimostrando come la presenza di plastiche sia ormai ubiquitaria, essendo presente anche nelle cosiddette aree remote come l’Artide e Antartide, le zone di alta montagna e, non per ultimi, gli oceani.

I maggiori effetti dell’inquinamento da plastica sono visibili proprio sotto la superficie dell’acqua. È pari a 4,8-12,7 milioni di tonnellate/anno (Jambeck et al., 2015) il flusso di plastiche che finisce nei nostri oceani, di cui 0,5-2,8 milioni di tonnellate/anno vengono trasportate dai fiumi (Schmidt et al., 2017). In particolare, è interessante notare che, soltanto dieci di essi sono responsabili dell’ingresso dell’88-95% del carico totale di plastiche nei mari (Schmidt et al., 2017). Sebbene otto di questi fiumi siano localizzati nel continente asiatico e due in quello africano, sarebbe errato pensare che questo problema sia legato solamente ai Paesi in via di sviluppo, regolamentati da leggi ambientali meno rigide o inesistenti. Secondo un recente Rapporto (UNEP/MAP, 2015), l’Italia rappresenta il terzo Paese che disperde più plastica nel Mar Mediterraneo, dopo Turchia e Spagna, con 90 tonnellate di rifiuti plastici scaricati a mare ogni giorno.

L’Italia rappresenta il terzo Paese che disperde più plastica nel Mar Mediterraneo, dopo Turchia e Spagna, con 90 tonnellate di rifiuti plastici scaricati a mare ogni giorno

L’impatto delle plastiche sugli organismi è ormai stato provato, soprattutto nei confronti di pesci, cetacei e uccelli acquatici. Gli effetti deleteri vanno dallo strangolamento al soffocamento, fino a ferite provocate dall’abrasione e all’aumento del senso di sazietà, determinato dalla presenza di materiali plastici nel tubo digerente, che può indurre l’animale a non alimentarsi, in quanto non riesce più a percepire lo stimolo della fame. I dati scientifici raccolti mostrano un quadro drammatico: è stato stimato che circa il 52% delle tartarughe marine ha ingerito plastica (Schuyler et al., 2016), il 54% delle balene, delfini e foche è impattato dai rifiuti plastici presenti nel mare (Gall and Thompson, 2015), circa 100.000 mammiferi marini vengono uccisi ogni anno dalla plastica e almeno un milione di uccelli marini muoiono annualmente a causa della plastica ingerita (Unesco).

Nonostante la sua comprovata pericolosità per gli organismi acquatici, trovare una soluzione a questo problema ambientale sarà un percorso lungo e complesso, con un forte e significativo impatto sulle abitudini, comportamenti e stili di vita di ciascuno di noi.

A cura di Andrea Binelli, Professore di Ecologia ed Ecotossicologia dell’Università degli Studi di Milano, per One Ocean Foundation

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