8 Giugno Giu 2019 0600 08 giugno 2019

Secchioni, affamati e umani: ecco il bello dei giovani talenti italiani

Ogni anno, il concorso “Ceo For One Month” di The Adecco Group mette in competizione 15mila ventenni. E ogni anno emerge il ritratto di una gioventù italiana determinata e creativa. Ma, sopratutto, umana

Ceo1month 2019 Alessandro Tentoni

C’è Francesco lo startupper, che si è inventato una app per mettere online i permessi per la pesca e la raccolta di funghi. C’è Caterina, la scout, un percorso di studi in medicina e una vita nel volontariato. C’è Matteo, un percorso perfetto tra economia e business school, che cita libri e studi ogni volta che può. C’è Sofia, ingegnere e giovane promessa del tennis italiano. C’è Edoardo, l’ingegnere energetico col pallino del management. C’è Carlo, il giramondo, con le sue quattro lingue e il suo percorso di studi tra Barcellona, Buenos Aires e il Canada. C’è Antonio, il più riflessivo e taciturno del gruppo, col sogno nel cassetto di diventare diplomatico all’Onu. E poi c’è Alessandro, il vincitore, un riminese timido con la passione per l’astrofisica e l’innovazione che cambia la vita delle persone.

Eccola, l’élite: dei figli di nessuno, dall’aria un po’ stralunata e tesa, sicuri solo all’apparenza, nati con la fortuna dell’intelligenza e della curiosità, di famiglie stimolanti, dell’incontro con mentori che ne hanno compreso il potenziale. Ma anche con la tenacia e la consapevolezza di chi comprende il proprio potenziale e lavora per metterlo a frutto. Sono gli otto finalisti di Ceo For One Month, il concorso attraverso cui The Adecco Group seleziona la persona che dovrà affiancare per un mese l’amministratore delegato di ogni Paese. Pretesto, in realtà, per selezionare i migliori talenti di domani, per capirne punti di forza e di debolezza, per testarne l’occupabilità e metterne a fuoco i bisogni formativi.

Erano partiti in 15mila, sono arrivati in otto, sei maschi e due femmine, e la prima cosa che capisci, guardandoli, è che niente è come sembra, che dietro le loro camicie inamidate e i loro capelli appena tagliati c’è tutta l’imperfezione dei vent’anni, la timidezza di chi all’apparenza sembra il più sicuro di sé, la solarità che maschera la tensione, le frasi fatte da conferenza stampa che mascherano pensieri eterodossi. Divisi per colore grazie all’Analisi comportamentale e valoriale TTI Success Insights, sono quasi tutti rossi e gialli - colori che rappresentano la leadership assertiva e quella creativa - e ce n’è solo uno, Edoardo, che è verde, predisposto a una leadership empatica e aperta agli altri. Nessuno di loro ha prevalenza blu, colore che rappresenta la precisione e l’attenzione ai dettagli. E qualcosa dice, questo dettaglio apparentemente casuale, del nostro essere italiani.

Già, italiani. Sfogli i curriculum e scopri la solita costante: che quel che arriva in fondo parte spesso dalla provincia - da Rimini, Como, Varese, in questo caso -, saldandosi con esperienze all’estero, fuori dalla confort zone degli amici del campetto e della scuola di quartiere. Sono ragazzi dai legami forti, ma nel contempo abituati a stare lontani, a cavarsela da soli, a sviluppare una forte autonomia dal contesto di riferimento in cui sono cresciuti. E si vede, tutto questo, in come affrontano la competizione.

Si vede nella presentazione di un’idea innovativa per The Adecco Group, dove Alessandro e Matteo sfoderano un progetto sulla valutazione del potenziale d’apprendimento talmente evocativo e dettagliato,che forse nessuno di quelli che li stavano valutando sarebbe stato in grado di riprodurlo. Si vede nella prova in cui si trovano a gestire una situazione di emergenza, costellata da continui imprevisti, in cui sono presi letteralmente a schiaffi dall’inizio alla fine e riescono comunque a venirne a capo, in qualche modo, senza mai farsi prendere dal panico. Si vede quando devono presentare i risultati aziendali di The Adecco Group, trovandosi a farlo con slide improbabili che scorrono alle loro spalle, slide che non hanno mai visto prima. Si vede quando gli si chiede di cantare la loro canzone preferita di fronte ad Andrea Malacrida, il ceo che avrebbero dovuto affiancare (e curiosamente, solo il ragazzo che fino ad allora sembrava il più sicuro di tutti, non riesce a superare la barriera della timidezza).

È l’umanità, più del talento, che emerge. Ed è, in fondo la loro più grande forza, ciò che li rende davvero speciali

Quel che stupisce di più, tuttavia, è che sono tutti bravi ragazzi. È la capacità di cooperare, l’amicizia sincera che traspare dai loro gesti, sebbene si conoscano da pochi giorni. Sono le lacrime nel salutarsi, alla fine dell’avventura, i racconti delle serate che passano assieme, fuori dalla gara È l’umanità, più del talento, che emerge. Ed è, in fondo la loro più grande forza, ciò che li rende davvero speciali. La capacità di restare umani anche nella competizione più serrata. Vince Alessandro, peraltro, apparentemente il più fragile del gruppo. Quello che arrossisce per un complimento, che vorrebbe vivere sempre a Riccione, che frequenta gli amici di una vita, che ricorda ancora la gita scolastica negli Stati Uniti come il viaggio più bello della sua vita, che gli manca leggere i libri «perché in questi anni, ho pensato più al dovere che al piacere».

La retorica sui giovani che salveranno l’italia, o il piagnisteo sui cervelli italiani che faranno fortuna di altri Paesi la lasciamo ad altri. Di sicuro, un Paese come l’Italia dovrebbe permettere a queste ragazze e a questi ragazzi di non dover salvare nessuno, né farsi salvare da qualcuno. Semplicemente, dovrebbe metterli in condizione di esprimere al meglio le loro competenze e la loro umanità, nel dar loro una società a misura della loro apertura mentale, affinché sia di aiuto agli altri, nel premiarne il merito, nel permettere loro di esercitare il loro ruolo e le loro responsabilità senza che nessuno ne castri il talento e li metta in discussione per partito preso, come se la cultura e lo studio fossero uno stigma sociale, come se l’umanità fosse un palla al piede, come se la cooperazione fosse la sorella sfigata della competizione. Se il futuro sarà il loro futuro, sarà una cosa bella.

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