Sentenze
10 Giugno Giu 2019 0600 10 giugno 2019

Ecco perché può esistere una prostituzione volontaria (ma sulla riapertura delle case chiuse Salvini ha torto)

La sentenza della Corte Costituzionale dice che non può esistere una prostituzione volontaria e libera. La ricercatrice Giorgia Serughetti: “no allo sfruttamento”

Redlight Linkiesta
ANOEK DE GROOT / AFP

Ieri la Corte Costituzionale ha respinto il ricorso della Corte d’Appello di Bari nell’ambito della revisione della legge Merlin in seguito ai temi messi in discussione dal processo escort. La legge non viola la Costituzione, dice la Corte, che dichiara inoltre come «Prostituirsi non sia mai una scelta libera». La decisione mette al centro la difesa della dignità della persona: i reati di favoreggiamento e reclutamento ledono sempre la libertà individuale e non può esistere — come invece messo in evidenza dalla sentenza di Bari — una prostituzione libera e volontaria, che merita un trattamento diverso. Ne abbiamo parlato con Giorgia Serughetti, ricercatrice di sociologia presso l’Università Bicocca e autrice di interventi sul tema come Uomini che pagano le donne. Dalla strada al web, i clienti nel mercato del sesso contemporaneo (Ediesse). «La legge Merlin è una ottima legge per il tempo in cui è nata, ma siccome tende a rappresentare la donna principalmente come la parte debole nell’ambito della prostituzione sembra entrare in contraddizione con alcuni fenomeni contemporanei come, ad esempio, le escort. Per questo da anni si discute di legalizzazione della prostituzione volontaria e per questo è stata avanzata questa questione di costituzionalità. Io penso che sia possibile l’esistenza di una prostituzione volontaria, ma ovviamente la questione della depenalizzazione del favoreggiamento deve considerare anche eventuali effetti a cascata che possono danneggiare le persone in situazione di sfruttamento

Ma cosa ha detto, di fondo, la Consulta? «Ha detto che la Legge Merlin, così com’è, non viola la costituzione. E io sono d’accordo. L’ordinanza di Bari poneva la questione del diritto a prostituirsi e vedeva alcuni reati previsti dalla Legge Merlin come lesivi di questo diritto. In realtà però credo sia più corretto dire che la legge intende proteggere la libertà sessuale della persona da una serie di costrizioni e abusi, più che garantire il suo diritto di usare la sessualità a scopo commerciale. Tendenzialmente penso che la sentenza sia corretta. Con ciò, la Corte non intende dire che sia l’unico modo ammissibile di intervenire sulla materia, questa è una questione di politica legislativa.» Ci sono però degli aspetti più controversi, da verificare: «Mi chiedo se il modo in cui la Consulta descrive il fenomeno sia frutto di una lettura sociologica del fenomeno-prostituzione, per cui si dà per acquisito che non esistono casi di prostituzione volontaria, oppure morale, per cui si assume che ogni volta che c’è uno scambio anche di denaro si instaura un rapporto di potere per cui non può esistere libertà. Ecco, su questo personalmente non concordo: penso che si possa applicare alla prostituzione criteri analoghi a quelli che applichiamo a molte altre attività della vita. Altrimenti potremmo addirittura pensare che non esistano mai, per nessuno, delle scelte completamente libere.»

Da anni si discute di legalizzazione della prostituzione volontaria e per questo è stato avanzato l’elemento di costituzionalità. Io penso che sia possibile l’esistenza di una prostituzione volontaria, ma ovviamente la questione della depenalizzazione del favoreggiamento deve considerare anche eventuali effetti a cascata che possono danneggiare le persone in situazione di sfruttamento

Giorgia Serughetti

Ci sono due strade da poter intraprendere, ora: «La prima strada prosegue nel solco tracciato dalla Consulta. La prostituta non va perseguita penalmente in quanto soggetto debole, e si va a colpire il consumatore, il cliente. Questo sarebbe un approccio neo-abolizionista che secondo me andrebbe anche contro lo spirito originario della stessa Legge Merlin, il cui fulcro fondamentale era la liberazione della donna.» E la seconda alternativa, invece, dovrebbe «riprendere un discorso di depenalizzazione di attività legate alle prostituzione, tema che però non ha nessun tipo di centralità e rappresentanza nei partiti progressisti e che rischia quindi di essere argomento perseguito dalla destra senza alcuna attenzione ai diritti e alle tutele sociali delle persone che si prostituiscono.» Quello che manca, è «una proposta politica che leghi libertà individuali, diritti sociali e protezione della vulnerabilità attorno alla prostituzione. Ma mi rendo conto essere tema forse troppo complesso per un periodo storico che sembra aver rinunciato alla complessità.»

Quali sono, quindi, i passi successivi? «Dovrebbe iniziare un bel dibattito su come prevenire le forme di sfruttamento da soggetti come trafficanti e mafie. Ci concentriamo sulla prostituzione ma non parliamo mai di come evitare concretamente che le persone — tutte — finiscano dentro reti di sfruttamento e di coercizione. L’unico modo per evitare questo tipo di rischio, alla fine, è aprire le frontiere. Stiamo parlando, infatti, di conseguenze di migrazioni impossibili che costringono a stringere patti di profonda soggezione, che generano sfruttamento. Poi certo, ci sono anche molte questioni culturali ancora da affrontare, come il rapporto tra i sessi e il dispositivo di potere tra cliente e prostituta, ma se non preveniamo questa distorsione che è conseguenza di migrazioni impossibili, non ne usciremo mai.» La politica dovrebbe quindi lavorare per prevenire violenze, sfruttamenti, le moderne tratte degli schiavi non, come pensa qualcuno, chiudendo, ma aprendo. «Ma su questo tema non vedo interesse: è molto più semplice perseguire la punizione del cliente o proporre — come fa la Lega — la riapertura delle Case Chiuse in chiave pro-decoro e pro-ordine pubblico.» In che senso? «Al centro delle proposte di Matteo Salvini non c’è la tutela della persona, ma la tutela dell’ordine pubblico. L’idea di creare degli spazi chiusi, fuori dallo sguardo delle persone, crea paradossalmente un problema perché si ha in mente non solo un tipo di clientela, ma anche un tipo di prostituta: bianca, europea, con permesso di soggiorno. Tutte quelle che non entrano dentro questa idea, che non hanno permesso di soggiorno e non sono regolari, non faranno altro che stare per strada, diventando ancora più illegali e favorendo ancora di più le dinamiche di favoreggiamento e sfruttamento.»

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