Gretanomics
14 Giugno Giu 2019 0600 14 giugno 2019

Un Green New Deal per l’Europa è necessario (ed è l’unico modo per fermare il declino italiano)

Un Green New Deal per l’Europa potrebbe essere attuato subito. I 500 miliardi di euro necessari proverrebbero dall’emissione di bond verdi da parte della banca Ue per gli investimenti e dalla tassazione delle grandi multinazionali. Ma perché non iniziare dall’Italia, che ne ha bisogno più di tutti?

Green_Linkiesta
Photo by Alex Wigan on Unsplash

Il distretto di Mengtou, nella periferia ovest di Pechino, è un’oasi rurale dove montagne e villaggi tradizionali accompagnano l’incessante urbanizzazione della capitale cinese. Ma sarà tutto presto destinato a cambiare. È questo infatti il sito prescelto per un nuovo polo di ricerca sull’intelligenza artificiale per cui il governo sta investendo due miliardi di dollari.

Il distretto di Tamburi, nella periferia nord di Taranto, è il sito dove i fumi dell’Ilva mietono vittime fra lavoratori e residenti, mentre si continua a puntare su un materiale in sovrapproduzione come l’acciaio, portando a una nuova cassa integrazione a pochi mesi da un supposto salvataggio industriale.

Non esiste cartolina più evidente per raccontare il divario economico che si sta aprendo fra Italia e Cina. I numeri ci raccontano una storia impietosa. Gli investimenti pubblici cinesi solamente in intelligenza artificiale ammontano a 7 miliardi di dollari. Quelli tedeschi a 600 milioni, meno di un decimo. Quelli italiani a 70 milioni, un ridicolo 1% di quanto speso a Pechino. Allargando lo sguardo dalla tecnologia alla sfida climatica lo spettacolo rimane lo stesso: quello di un’Italia e di un’Europa stagnanti, in tragico ritardo sul futuro e preda di un sistema economico e finanziario incapace di generare benessere per la popolazione e salvezza per il pianeta.

Ma c’è speranza, a patto di saperla cogliere. Sotto i nostri occhi sta avvenendo qualcosa di inedito: su entrambe le sponde dell’Atlantico, negli Stati Uniti come in Europa, si levano a gran voce le richieste di un Green New Deal. Un piano di questo tipo è sostenuto dai Verdi Europei come dal movimento transnazionale DiEM25; da Alexandria Ocasio Cortez come dal Labour britannico. La nuova campagna per un Green New Deal per l’Europa, appena lanciata, ha ottenuto il sostegno di decine di europarlamentari e diversi partiti. È qualcosa di potenzialmente dirompente. E che potrebbe essere attuato subito. Auspicabilmente in Europa ma se necessario già in Italia.

Come il nome lascia intendere, il riferimento è al programma di New Deal portato avanti dal Presidente americano Franklin Roosevelt negli anni Trenta del Novecento. Il programma originale getta le proprie basi non solo nella Grande Depressione ma proprio su un’emergenza climatica, la Dust Bowl. Tempeste di sabbia e un utilizzo fuori controllo di pesticidi e coltura intensiva resero arso il suolo delle Grandi Pianure degli Stati Uniti, causando miseria, migrazione e una gigantesca crisi agraria. È la storia raccontata in Furore, il capolavoro di John Steinbeck.

La risposta del governo americano fu inedita: con i Conservation Civilian Corps si assunsero milioni di lavoratori nella conservazione ambientale, piantando tre miliardi di alberi e costruendo dighe, ponti e nuove aree protette. Si trattò di una mobilitazione senza precedenti. Come senza precedenti fu la trasformazione apportata al ruolo dello Stato, con una straordinaria accelerazione nelle garanzie economiche e sociali e un nuovo attivismo pubblico nella regolamentazione della grande ricchezza.

Il Green New Deal di oggi propone un piano dirompente di riconversione ecologica e industriale per trasformare l’economia, rimettere al lavoro un continente e salvare un pianeta

Il Green New Deal di oggi propone un piano dirompente di riconversione ecologica e industriale per trasformare l’economia, rimettere al lavoro un continente e salvare un pianeta. Si tratta di prendere sul serio la sfida dell’emergenza climatica e investire il 5% del PIL per traghettare i nostri sistemi produttivi verso un’economia verde garantendo piena occupazione: affrontando così all’unisono la doppia emergenza dell’ambiente e del lavoro.

Parliamo di proposte molto concrete. Come quella di un piano casa per la riconversione ecologica e anti-sismica del nostro patrimonio immobiliare. L’Italia getta ogni anno 40 miliardi per importare gas e petrolio, mentre sappiamo che il riscaldamento è causa di inquinamento addirittura più del traffico. Investire in efficientamento energetico permetterebbe di risparmiare miliardi, abbassare la bolletta di ogni famiglia e rimettere in piedi la filiera delle costruzioni decimata dalla crisi. Significherebbe, anche, riconvertire immobili in disuso in nuove abitazioni sociali così da garantire il diritto alla casa a tutti quanti e fermare la guerra fra poveri.

O proposte come quella di un piano trasporti per garantire a ogni persona il diritto al trasporto urbano e decimare l’utilizzo delle vetture private, abbassando le emissioni e migliorando la vita di ogni persona. Perché a chi piace perdere un’ora nel traffico ogni giorno?

Parliamo di un piano per il territorio, con assunzioni pubbliche per combattere il dissesto idrogeologico. Di un piano energetico, per arrivare al 100% di energie rinnovabili. Di un piano impresa, per affiancare l’aggiornamento del nostro sistema produttivo e l’aumento di valore aggiunto e produttività.

Investire il 5% del PIL, per l’Eurozona, significherebbe grossomodo investire 500 miliardi di euro. Da dove verrebbero? Due solo le risposte, complementari fra di loro. La prima si propone di utilizzare la gigantesca liquidità che va ad alimentare bolle speculative e turbolenze sui mercati. È una proposta semplice e immediatamente attuabile: istruire la Banca Europea degli Investimenti di emettere bond verdi per sostenere il Green New Deal. Grazie all’eccesso di liquidità nei mercati – la Germania oggi guadagna nel prendere in prestito denaro a dieci anni con tassi negativi – l’operazione metterebbe subito a disposizione risorse a costo zero. La seconda e complementare risposta è una tassazione europea per le grandi multinazionali che eludono le tasse grazie al sistema di paradisi e sconti fiscali – una truffa che drena centinaia di miliardi dal fisco di ogni stato.

Gli stati europei non acconsentiranno mai, direte? Esistono almeno due risposte. La prima è che la crisi climatica è precisamente l’opportunità per una rinnovata unione del continente. La seconda è che, come che vada, si può partire in Italia già ora.

Abbiamo bisogno di un governo italiano che basi lo scontro con l’Europa su queste richieste e non sulla petulante ricerca di scampoli di flessibilità da gettare in campagna elettorale

Per rendere concreto il New Deal Roosevelt si trovò a guidare un rafforzamento del ruolo dello stato federale, dotandolo di nuovi poteri di azione e di un bilancio significativamente aumentato. Il Green New Deal, oggi, acquisisce una valenza costituente simile. Il progetto europeo nasce prospettando l’unità politica del continente attraverso una graduale integrazione economica. Ma l’integrazione attraverso la moneta ha scaturito politiche economiche nefaste che hanno allontano, e non avvicinato, i popoli europei. Ecco l’opportunità da cogliere: completare la costruzione europea attraverso un ambizioso programma di trasformazione ecologica per salvaguardare le nostre società e il pianeta intero.

Abbiamo bisogno di un governo italiano che basi lo scontro con l’Europa su queste richieste e non sulla petulante ricerca di scampoli di flessibilità da gettare in campagna elettorale. Su questo bisogna ed è possibile costruire alleanze e condizionare la nuova Commissione. E, mentre lo si fa, legittimati da una proposta realistica e concreta, iniziare già in Italia.

Non si esce da una crisi economica che attanaglia il nostro Paese da oltre un decennio semplicemente con i tagli di bilancio. È analfabetismo economico immaginare che basti seguire i vincoli di bilancio per generare crescita: l’Italia è in surplus primario dagli anni Novanta eppure il PIL continua a stagnare. È analfabetismo politico pensare di potere gestire un’opposizione a questo governo difendendo le prerogative dei “mercati”. L’Italia ha bisogno di uno shock economico come solo una rivoluzione verde può generare.

E allora, la ricetta. Diminuire la spesa corrente e continuare un percorso di riduzione del deficit di bilancio cancellando corbellerie controproducenti come la flat tax. E mettere in campo un Green New Deal per l’Italia di almeno 50 miliardi di euro come singola operazione di investimento extra bilancio. Per rimettere a lavoro un paese, far ripartire l’economia e contribuire a salvare un pianeta. Scommettiamo che un governo credibile che organizzi un roadshow internazionale non avrebbe problemi a raccogliere, a tassi ragionevoli, il denaro necessario per un’operazione di questo tipo?

Abbiamo bisogno di un’opposizione che sia in grado di contrastare la cupezza del presente con una proposta di trasformazione radicale di un sistema marcio e generatore seriale di crisi. Avremmo bisogno, anche, di ciò che non si è materializzato alle ultime elezioni europee: un movimento ecologista e progressista capace di coniugare emergenza climatica ed emergenza sociale.

In Cina, per trasformare il distretto Mengtou nel più grande centro per l’intelligenza artificiale al mondo bisogna convincere il leader di uno stato autoritario della bontà dell’operazione. In Italia, e così in tutte le democrazie, rimettere al lavoro un paese e salvare un pianeta richiede costruire una proposta politica coerente, convincente e pronta a vincere nelle urne. E questo significa solo una cosa. Che dipende da noi.

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