La notte vola
14 Giugno Giu 2019 0601 14 giugno 2019

La più amata dai sovranisti: così la Lega ha fatto di Lorella Cuccarini la sua mascotte

La radicalità politica del leghismo a cinque stelle, quando entra nel territorio dell'intrattenimento, rifugge lo spirito rivoluzionario. Ecco perché la Lega ha scelto Lorella Cuccarini per il pomeriggio della prima rete Rai. Una figura del passato per ricordarci che “l’Italia è sempre l’Italia”

Lorella Cuccarini_Linkiesta
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A Silvio Berlusconi non piaceva: "Ha poche tette – disse –, non è il mio tipo". I sovranisti, invece, sono impazziti per Lorella Cuccarini, e l'hanno scelta per la conduzione della prossima stagione de La vita in diretta, il programma pomeridiano della nuova Rai (Uno). E così, proiettato sugli schermi della televisione popolare, il sovranismo, anziché la maschera minacciosa che preoccupa mezza Europa, ha il volto rassicurante, in fondo moderato, per niente truce, di questa donna che ha lavorato al fianco di Pippo Baudo, Gianni Morandi, Marco Columbro e altri campioni della compostezza primorepubblicana, in altrettanti trasmissioni che hanno arredato la fantasia dell'italiano medio, da Fantastico a Paperissima, da Buona Domenica al Festivalbar, da Trenta ore per la vita a Sanremo, in cui non c'era traccia dell'estremismo, se non quando le buone maniere erano portate al limite estremo del conformismo.

L'amore è scattato – in assenza di una filosofia estetica come quella berlusconiana – per un'intervista che Lorella Cuccarini ha rilasciato nell'ottobre dell'anno scorso a La Verità, nella quale raccontava la sua folgorazione: "Ho letto un paio di libri che mi hanno letteralmente cambiato la testa". In particolare: "Il libro di Marcello Foa, Gli stregoni della notizia, uno spaccato molto preoccupante sull'informazione". Mentre Alberto Bagnai le ha fatto scoprire che: "La favola dell' Europa non è quella che ci raccontano". Perché in realtà: "Viviamo in un'Unione divisa dagli egoismi, costruita sulla speculazione dei grandi mercati". Al punto che: "Sovranità sembra diventata una brutta parola. Eppure, il concetto è iscritto nel primo articolo della nostra Costituzione".

Romana, figlia di una donna che faceva la sarta e si separò presto dal marito, Lorella Cuccarini è arrivata alla notorietà dopo essersi fatta il mazzo così

Romana, figlia di una donna che faceva la sarta e si separò presto dal marito, Lorella Cuccarini è arrivata alla notorietà dopo essersi fatta il mazzo così: "Vengo dal popolo, non mi sento rappresentata dalle élite", disse a Luca Telese, aderendo alla perfezione alla mitologia del nostro tempo binario, in cui o stai di qua, o stai di là. Nelle sue parole non c'è il fragore della ruspa. Risuona, piuttosto, il sospiro di sollievo di chi ascolta. Poiché la sua parola è la dimostrazione che il discorso leghista (già fatto proprio da moltissimi) sarà pure un po' brutale, impregnato di collera, un tantino insolito per gli schemi istituzionali, però, ehi!, è normale, non ha niente di pericoloso, vieni qui, lo vedi?, lo dice pure la televisione, anzi, lo dice persino una delle massime icone della televisione. Tranquillo.

Potevano cadere molte teste. Invece, la radicalità politica del leghismo a cinque stelle, quando entra nel territorio dell'intrattenimento, dello show, della cultura popolare, rifugge lo spirito rivoluzionario. Preferisce la strategia della ri-conferma, a quella della tabula rasa. E allora Lino Banfi all'Unesco. Carlo Freccero di nuovo a Rai Due. E Lorella Cuccarini nel pomeriggio della prima rete Rai. Sono figure del passato, eppure incarnano tutte la svolta neo-governista. Nel parlamento, al governo, in Europa, si separa nettamente il prima dal dopo. Nell'immaginario, invece, la frattura si ricuce. È meno traumatica. Come se ci tenessero a ribadire che l'Italia è sempre l'Italia, gli italiani sono sempre gli italiani. Anche se dopo aver spalancato i porti, adesso li chiudono. Pure se dopo aver fondato l'Europa, ora vorrebbero affondarla. Siamo sempre noi, bella ciao, che partiamo.

Per un po', i sovranisti hanno cantato fuori dal coro. Ora, il coro sono loro. Sebbene, per deformazione sacrificale, si sentano sempre accerchiati dai nemici di un tempo. La cultura del piagnisteo, fenomenale saggio con il quale Robert Hughes demolì il politicamente corretto, descrive esattamente il movimento del loro discorso. Pur in compagnia della moltitudine, si auto-rappresentano come quattro gatti. Dal centro, corrono a posizionarsi ai margini della collettività, e si lamentano di essere esattamente nel posto in cui hanno scelto di essere, il luogo della protesta e della rivendicazione, dal quale chiedono di essere riconosciuti. Soprattutto, dalla cultura mainstream. Malgrado poche cose siano tanto mainstream quanto Lorella Cuccarini.

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