Impronta ambientale
18 Giugno Giu 2019 0600 18 giugno 2019

Agrifood sostenibile, l’Italia è in ritardo (ma le soluzioni ci sono)

La filiera agroalimentare sta cambiando pelle. Malgrado il suo ritardo in termini di sostenibilità, l’Italia sta cercando di recuperare. Ecco quali sono le migliori pratiche sul fronte della gestione delle eccedenze, filiera corta, sostenibilità dell’imballaggio e sistemi informativi

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Photo by Polina Rytova on Unsplash

I dati raccolti nel Rapporto Asvis 2018 confermano il ritardo in materia di sostenibilità dell’Italia da tutti i punti di vista: economico, sociale, ambientale e istituzionale. Sebbene vi siano miglioramenti in alcune aree, tra cui alimentazione e agricoltura sostenibile, modelli sostenibili di produzione e di consumo e innovazione, ce ne sono altre in netto peggioramento, che riguardano la povertà, la condizione economica e occupazionale, le disuguaglianze e le condizioni delle città e dell’ecosistema terrestre. Senza considerare le aree nelle quali si va nella direzione sbagliata. Dal canto suo la Commissione europea ha adottato il Pacchetto dell’economia circolare, fissando, per la filiera agrifood, un obiettivo indicativo di riduzione dei rifiuti alimentari a livello dell’Unione Europea del 30% entro il 2025 e del 50% entro il 2030 e si prefigge l’adozione di una metodologia comune per la misurazione uniforme degli sprechi alimentari.

In questo contesto si muove lOsservatorio Food Sustainability della School of Management del Politecnico di Milano, giunto alla seconda edizione, percorrendo due principali filoni di ricerca. Come spiega Raffaella Cagliano, responsabile scientifico dell’Osservatorio: «La filiera agroalimentare sta cambiando pelle. Si assiste a una riconfigurazione legata all’economia circolare con soluzioni innovative nella prevenzione e gestione delle eccedenze alimentari che migliorano previsioni, limitano la sovrapproduzione o permettono una maggiore preservazione degli alimenti. Ma anche a una riconfigurazione ‘di prossimità’ con aziende che scommettono sempre più su un modello di filiera corta sostenibile».

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