Di tutta l'erba un fascio
20 Giugno Giu 2019 0601 20 giugno 2019

Cinema America, i fascisti si sentono aquile ma sono polli, cotti a fuoco lento da Salvini

Due aggressioni nel giro di pochi giorni a Roma per motivi ideologici, sono il giusto termometro di un tempo in cui violenti di Casapound e affini si sentono tanto sdoganati da considerarsi praticamente impuniti, dietro al paravento di un’ideologia che nemmeno conoscono

Cinema America_Linkiesta
Foto tratta dalla pagina Facebook dei ragazzi del cinema america

«Dì a Carocci di stare calmo», le hanno detto. E poi le hanno schiacciato la testa contro il finestrino di un’auto. Valerio Carocci è il presidente dell’Associazione “Piccolo America”, la sfortunata vittima di questa aggressione è Federica Zacchia, attrice, operatrice culturale, attivista del Piccolo America, e gli aggressori, c’è da scommetterci, sono dello stesso branco di quelli che sabato scorso a Trastevere hanno pestato due giovani, colpevoli di indossare proprio la maglietta del Cinema America e quindi di essere antifascisti, che di questi tempi è diventata addirittura una colpa.

Due aggressioni nel giro di pochi giorni, a Roma, per motivi ideologici, sono il giusto termometro di un tempo in cui violenti di Casapound e affini si sentono talmente sdoganati da considerarsi praticamente impuniti, dietro al paravento di un’ideologia fascista che nemmeno conoscono e che non sanno interpretare. Perché, diciamolo, questi nuovi che quasi godono a farsi chiamare fascisti sono un branco che si illude di essere un partito semplicemente agitando il manganello. Perché in fondo gli basta poco, un ministro che cita di sponda qualche loro aforisma o che indossa le loro magliette, per diventare bardotti e sentirsi parte del governo del Paese, come se davvero non fossero poi alla fine quelli che prendono percentuali da prefisso telefonico alle elezioni e che raccolgono le briciole del Capitano leghista per sentire profumo di potere.

Perché, diciamolo con franchezza, il ministro dell’Interno sa bene che è quello che in questo momento tira le corde dei violenti, pur non esponendosi mai del tutto, con qualche strizzata d’occhio solo per tenere alta l’empatia e con qualche calcolata dimenticanza (lui che parla di tutto) sulle gesta di questi che attaccano in gruppo, vigliaccamente, di notte, come se Roma fosse diventata la nuova tastiera dei leoni che furoreggiano sui social. Una sorta di fascismo 2.0, che al passo coi tempi si svuota completamente della politica e rimane come un palloncino sgonfiato, utile solo per il tifo, per la violenza.

C’è nelle azioni di questi ultimi giorni, tutto il sottovuoto spinto di un’estrema destra che pensa di essere aquila e invece è un pollo che soffrigge nel piatto di Salvini ben contento di interpretare la parte dell’uomo forte

C’è, nelle azioni di questi ultimi giorni, tutto il sottovuoto spinto di un’estrema destra che pensa di essere aquila e invece è un pollo che soffrigge nel piatto di Salvini, ben contento di interpretare la parte dell’uomo forte pur essendo quel tipo che da solo si ritrova a fotografare la sua malinconica pastasciutta con il sugo precotto per buttarla sui social. E loro, i fascistelli di questo brutto periodo, godono anche solo nel ritwittare il ministro illudendosi di aizzare una dichiarazione di guerra.

Attenzione, non si dice che le azioni (in aumento) violente di matrice destrorsa debbano essere prese sottogamba, tutt’altro, e le forze dell’ordine stanno dimostrando (per fortuna) tutta la loro attenzione al fenomeno da servitori dello Stato e non certo di un ministro; ma la sensazione è che questo fascismo all’amatriciana pensi addirittura di essere culturalmente dominante in un Paese che invece ancora riconosce i teppisti travestiti da politici.

La politica che sventolano questi è un odio furibondo sfamato menando le mani. Si proclamano custodi della legalità e riescono a essere illegali con regolarità impressionante. Vorrebbero essere i difensori delle nostre donne e le usano per strofinarci un finestrino come dei codardi qualsiasi. Vorrebbero rifarsi a Mussolini ma ne hanno fatto un logo senza nemmeno conoscere la storia.

Sono niente, ma si sentono terribilmente pop. E hanno scambiato Salvini, che è pronto per un pugno di voti a cambiare idea nel giro di qualche ora, come il loro oracolo personale. Solo che i nasi spaccati sono, invece, veri. Verissimi.

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