Scrittori
20 Giugno Giu 2019 0600 20 giugno 2019

Così doveva morire Magda: leggete il finale scartato dell’opera di Vladimir Nabokov (che ispirò Kubrick)

“Una risata nel buio” è l’opera di Vladimir Nabokov che ha ispirato il film “Lolita” di Kubrick. Scritto in russo e riscritto in inglese dallo stesso Nabokov perché era inorridito di fronte alla traduzione, inizialmente prevedeva un finale diverso. Ecco quale

Lolita Kubrick_Linkiesta
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Come si sa, si firmava in altro modo ed era disperato. Scriveva romanzi in russo, dall’esilio, giocando, con sfoggio, ogni ‘genere’. Lo conoscevano come Vladimir Sirin. In particolare, Kamera Obskura, pubblico nel 1932, è la camera oscura della mente di Nabokov. Scritto in russo, tradotto in inglese nel 1936 da Jonathan Long, fu riscritto da Nabokov – inorridito dal testo come dalla traduzione – direttamente in inglese come Laughter in the Dark, da cui le versioni italiane, Una risata nel buio (Anna Malvezzi per Mondadori, nel 1969; Franca Pace per Adelphi, 2016; quella di Alessandra Ibjina per Muggiani, la prima, nel 1947, si intitola Camera oscura).

Dal libro, cinquant’anni fa, Tony Richardson trasse un film – in Italia passato come In fondo al buio – con Nicol Williamson e Anna Karina (e sceneggiatura d’autore, per altro, di Edward Bond). Nabokov era già Nabokov, d’altronde, a quell’epoca, Sirin, il povero scrittore in esilio tra UK, Berlino e Francia era in soffitta, il successo di Lolita – il film di Kubrick, 1962 – fu spaventoso e straordinario. La storia di Una risata nel buio, appunto, è il canovaccio di Lolita, così almeno è ‘spacciato’ il romanzo: Albert Albinus (alias Bruno Krechmar o Kretschmar, i nomi cambiano a seconda delle versioni) è un critico d’arte che s’acceca d’amore – metaforicamente e incidentalmente – per una scaltra ninfetta, Margot/Magda, finché non decide di accopparla. Il romanzo “fu scritto in russo, in poco più di sei mesi, da un Nabokov povero in canna, dopo la tragica morte del padre e in esilio a Berlino, negli anni successivi alla Rivoluzione d’Ottobre. E pubblicato a puntate, nel 1930, su una rivista russa.

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