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24 Giugno Giu 2019 0600 24 giugno 2019

Istruzioni per litigare come si deve: niente insulti e tanto ragionamento

Il filosofo americano ha la ricetta per trasformare risse da bar in rispettosi scambi intellettuali, in nome del bene dei due opponenti e, in ultima analisi, della società tutta

discussione
da Pixabay

A prima vista sembrano istruzioni lunari. Ma quelle proposte dal filosofo e scienziato americano Daniel Dennett, forse, sono le uniche in grado di instaurare discussioni pacifiche, senza insulti e argomentate. Più o meno l’opposto di quello che accade oggi sui social network.

Punto iniziale della sua strategia, ricorda, è l’antica concezione della retorica, quando era ancora un affare importante per la disciplina del pensiero e, quando serviva, delle emozioni. La retorica, spiega Dennett, considerava importante capire in che modo si arrivasse alle proprie idee, alle modalità con cui esprimerle e, soprattutto, ai metodi per interagire con le persone con cui si è in disaccordo. La retorica, in questo senso, è una forma di dolcezza nei confronti dell’interlocutore, una disponibilità d’animo e razionale.

Ebbene, per discutere in santa pace e in modo costruttivo, continua il filosofo americano, sarà sufficiente seguire questi tre passi:

In primo luogo, bisogna tentare di riformulare la posizione del vostro avversario con chiarezza. Quanta? Abbastanza perché proprio lui pensi: “Oh, avrei voluto saperla dire così bene”.

Dopodiché bisogna cominciare una operazione chirurgica sul concetto, elencando tutti i punti su cui si è d’accordo, soprattutto se non si tratta di indicazioni generali (del tipo non dire: “Sì, concedo che una bomba nucleare su Roma sarebbe una soluzione molto drastica per intervenire sull’operato del Comune”).

Aggiungere anche le cose che il vostro avversario vi ha insegnato o, per dirla meglio, vi ha permesso di scoprire.

Ebbene, ora che il debito alla lealtà è saldato e la correttezza è stata mantenuta, è il momento del contrattacco, spiegando le ragioni del proprio dissenso, elencando i punti in cui non si è d’accordo e, magari, contrapponendoli con quelli che l’avversario considera positivi.

A questo punto l’uditorio sarà ricettivo, informato e ben disposto. Fare in modo diverso, cioè opponendo agli argomenti convinzioni surperficiali e supponenza porterà, in modo più o meno inevitabile, a insulti, litigi, e rancori. Cioè al mondo di oggi.

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