politica all'italiana
28 Giugno Giu 2019 0700 28 giugno 2019

Di Maio contro Autostrade: tutta la follia dei Cinque Stelle in un solo caso

Di Maio definisce Atlantia un gruppo “decotto”. Sa che ne avrà bisogno, eccome, per risolvere la questione Alitalia, ma vuole legittimarsi come anti-sistema per contrastare l’ascesa di Di Battista. Ecco il metodo cinque stelle. Applausi

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Partiamo dalla fine: ieri, il ministro dello sviluppo economico e del lavoro, Luigi Di Maio ha definito Atlantia, 11 miliardi di fatturato, 818 milioni di utile, 31mila dipendenti, un gruppo “decotto”, cui va tolta la gestione in concessione dell’autostrada A10 Genova-Ventimiglia, quella in cui lo scorso 14 agosto è crollato il Ponte Morandi. Lo stesso Di Maio, ministro dello sviluppo economico e del lavoro, ha detto anche che non vedrebbe di buon occhio l’ingresso di Atlantia nella cordata per l’acquisto di Alitalia, perché se così fosse, il valore di borsa di Alitalia - 3 miliardi di fatturato, 6 miliardi di perdite cumulate negli ultimi trent’anni - precipiterebbe. L’ha detto a borse aperte, registrando Porta a Porta, e le azioni di Atlantia, già in calo da giorni a causa dell’ipotesi di revoca, sono andate ancora più giù. Infine, rispondendo alle rimostranze dell’azienda, ha detto che i Benetton si preoccupano solo del loro portafogli, ignorando che la famiglia di Mogliano Veneto detiene solo il 30% delle azioni, a fronte di un flottante detenuto dai piccoli risparmiatori (ed elettori) italiani pari al 45%.

Basterebbe questa ordinaria giornata di follia, per rendersi conto di quanto inadeguato sia Luigi Di Maio a ricoprire qualsivoglia incarico di governo, in particolare quello di ministro dello sviluppo economico. Dentro c’è tutto, per la requisitoria: non conosce le aziende di cui parla, ne ignora gli assetti di capitale, così come le regole di galateo finanziario che dovrebbero impedire a un uomo delle istituzioni di fare commenti sprezzanti su un’azienda quotata a borse aperte, anche solo per tutelare il risparmio degli italiani. Ciliegina sulla torta, la dichiarazione secondo cui Atlantia farebbe perdere valore ad Alitalia se entrasse nel capitale dell’azienda è un assurdo economico che pure un bambino di sette anni capirebbe. E non solo per i numeri: Atlantia possiede Aeroporti di Roma, uno dei pochi asset in grado di ingolosire un investitore estero come Delta Airlines. È esattamente il contrario di quel che dice Di Maio, insomma: senza Atlantia è molto più difficile trovare compratori buoni per la madre di tutte le idrovore di denaro pubblico.

Su Atlantia non è vero che Di Maio non sa nulla. Sa tutto, ma fa le dichiarazioni che fa per ragioni politiche

Il problema è che non è nemmeno così. Che non è vero che Di Maio non sappia nulla, né tantomeno che sia uno stupido. Ci scommettiamo il portafogli - il nostro, ma pure quello dei Benetton - che non è così. Di Maio sa benissimo quanti utili fa Atlantia, sa benissimo cosa vuol dire fare una dichiarazione a borse aperte, sa benissimo che i Benetton sono strategici, se vuole vendere Alitalia.

Lo sa benissimo, ma dice l’esatto contrario per ragioni politiche. Perché Di Battista gli sta rompendo le scatole proprio su questo, mettendo il mancato rinnovo della concessione autostradale e la rinazionalizzazione (auguri!) dell’autostrada dei fiori in cima alla sua agenda politica, ben sapendo di mettere in difficoltà il suo ministro, nonché capo politico del suo Movimento. E questo costringe Di Maio, ogni volta a inseguirlo su terreni sempre più populisti, per evitare che la base dei Cinque Stelle gli appenda al collo la V di Venduto Ai Poteri Forti, la lettera scarlatta del Movimento fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.

Sappiamo già come andrà a finire: toccherà a Salvini fare la parte di quello che rassicura investitori e risparmiatori

Non solo. Perché dobbiamo ricordarci da cosa nasce tutto quanto. Dall’improvvida dichiarazione del ministro Toninelli, Cinque Stelle pure lui, che poche ore dopo la tragedia del Ponte Morandi, dando per scontata la responsabilità di Autostrade, aveva già annunciato la revoca della concessione. Anche in questo caso, una follia necessaria a sviare l’attenzione da alcune improvvide dichiarazioni apparse mesi prima sul blog di Beppe Grillo che per motivare il No pentastellato contro la gronda autostradale parlavano della “favoletta dell’imminente crollo del Ponte Morandi”. Anche in quel caso, chissenefrega delle indagini, chissenefrega dei processi, chissenefrega della tutela del risparmio degli italiani. Più importante preservare il Movimento dalle polemiche (si è visto poi con quali straordinari risultati).

Sappiamo già come andrà a finire, peraltro. Che anche sulla vicenda Atlantia, così come con l’Ilva, così come con la Tav, così come accade dal 1 giugno 2018 a questa parte, toccherà a Salvini fare la parte di quello che rassicura investitori e risparmiatori, che si legittima agli occhi delle istituzioni come interlocutore credibile e di buonsenso e che passa all’incasso dei voti, tenendosi i Cinque Stelle come fossero servi sciocchi che non gli rompono le scatole su nulla, e usando la loro follia politica per legittimarsi come uomo di governo. Applausi a scena aperta, davvero.

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