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29 Giugno Giu 2019 0600 29 giugno 2019

Ingiustizie di una volta: il filosofo che fu cacciato da Atene per aver detto che la Luna era rocciosa

Anassagora, scienziato e studioso dell’antichità, venne processato e condannato all’esilio per le sue teorie, considerate empie. In realtà, dietro a tutto questo c’era una serrata lotta politica tra fazioni

Anaxagoras
da Wikimedia

La Luna? È fatta di roccia e non è una divinità. Scoperte del genere, ormai accettate perfino dai terrapiattisti, sono state una volta sconcertanti novità. Tanto che chi le faceva (e le diceva in pubblico) veniva mandato in esilio.

Succedeva nella democraticissima Atene del V secolo a. C. E la vittima del bando fu il filosofo-scienziato Anassagora, al quale, a mo’ di risarcimento molto postumo, è stato dedicato uno dei crateri vicino al polo nord lunare.

Purtroppo di lui non si è conservato molto. Secondo le ricostruzioni, avrebbe scritto solo un’opera importante, un libro che purtroppo è andato perduto. Si sa con un minimo di certezza che fu scienziato sperimentale, in particolare dedito alle osservazioni degli astri. Gli vengono attribuite ricerche sulle eclissi di Luna insieme ad alcune teorie relative all’illuminazione lunare, che sarebbe (come è) luce del Sole riflessa dalla superficie del satellite.

Un risultato scientifico importante, anche se non proprio originale: altri scienziati dell’epoca avevano raggiunto la stessa conclusione anche prima. Anassagora, però, fa un passo in più. Osservando la superficie lunare, ipotizza che sia composta di materia rocciosa, come la Terra. Anzi, immagina che la Luna altro non sia che un pezzo di Terra che si è staccato in passato, cominciando a orbitare vicino. Una questione che, va detto, è ancora dibattuta dagli scienziati odierni.

È evidente che, con affermazioni del genere, Anassagora andava negando la natura “divina” della Luna (e anche del Sole), suffragando una posizione blasfema. Ma non c’era da preoccuparsi: l’Atene del V secolo, come detto sopra, non era l’Arabia Saudita. Simili posizioni erano accolte, dibattute, studiate. Non esistevano dogmi, soprattutto religiosi. Esistevano, però, lotte serrate per il potere e Anassagora, per sua disgrazia si trovava nella cerchia delle amicizie di Pericle, celebre statista della città, esponente della fazione “democratica”, al potere per oltre 30 anni. Per colpire lui, i suoi nemici decisero di colpire chi gli stava vicino. E Anassagora era un bersaglio perfetto. Straniero, intellettuale, scienziato.

Le sue idee vennero contestate perché empie, negavano la religione e i riti della città e finirono in tribunale. E visto che all’epoca i processi erano, di fatto, quasi tutti processi politici mascherati da azioni di difesa della moralità e della religione, anche quello di Anassagora costituiva soltanto un modo per indebolire la fazione avversaria. Il filosofo – come previsto – venne condannato.

Con il suo peso politico Pericle riuscì a intervenire e a salvargli la vita, ma non poté nemmeno lui evitare che Anassagora, per aver detto che la Luna era una roccia, venisse comunque costretto all’esilio.

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