29 Giugno Giu 2019 1214 29 giugno 2019

Carola Rackete non è un’eroina, siamo noi che facciamo schifo

In un Paese normale, quel che ha fatto la capitana di Sea Watch 3, sarebbe dovuto toccare allo Stato. Che il suo sia rubricato ad atto di disobbedienza è lo specchio di quel che siamo diventati. Un Paese di barbari e ignavi

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Carola Rackete non è un’eroina. In un mondo normale non c’è niente di eroico nel trarre in salvo 42 esseri umani. È qualcosa che dovrebbe fare lo Stato, o la società civile, adempiendo alle regole sul soccorso in mare, ai trattati sui rifugiati politici, alle dichiarazioni universali sui diritti dell’uomo su cui si fonda l’Europa moderna. Carola Rackete non ha fatto altro che adempiere a quelle leggi, a quell’idea di società, a quell’idea di Europa. Null’altro. Ha soccorso degli esseri umani che chiedevano aiuto. Li ha accompagnati in un porto sicuro. Si è consegnata alle forze dell’ordine, affinché le sue azioni fossero giudicate.

Perché ciò che è terrificante è che quello di Carola Rackete, nell’Italia del 2019 sia rubricato ad atto di disobbedienza. Che la gente inneggi alle manette per la capitana della Sea Watch 3, che voglia la gogna per una persona colpevole di averne salvate quarantadue, che chieda legalità e rispetto della legge - una legge piena di falle e contraddizioni, peraltro - nel Paese dell’illegalità diffusa, inneggiando a un ministro che si è trincerato dietro l’immunità per scampare a un processo per sequestro di persona, leader di un partito che deve restituire 49 milioni allo Stato.

E quel che non diciamo - perché ancora ce ne vergogniamo, ma non ci vorrà molto - è che lo facciamo perché quelle quarantadue persone sono nere e straniere. Come nere e straniere sono le persone escluse dal reddito di cittadinanza. Così come neri e stranieri erano i bambini cui si voleva togliere il diritto a mensa e scuolabus a Lodi. Così come neri e stranieri sono gli spauracchi - “le risorse”, “gli amici della Boldrini”, le “maledette” - che da anni sono agitati dall'attuale ministro dell’interno per dare corpo al terrore per il futuro dell’Italiano Medio, offrendogli un comodo capro espiatorio, un’apocalisse alle porte da sventare quasi fosse un videogioco - la sostituzione etnica -, un povero più povero di lui addosso al quale riversare tutte le sue frustrazioni e il suo odio represso.

Che donne e uomini di buona volontà trovino dentro di loro anche solo un centesimo del coraggio della Capitana per combattere la barbarie, è assolutamente necessario

Tutto il resto - perdonateci, oggi siamo velenosi - è una massa di ignavi. Di gente che sbraita contro il decreto sicurezza bis fino al 26 di maggio, giorno delle elezioni europee, e poi torna a governare come niente fosse con la Lega di Salvini. Di garanti della Costituzione che firmano come se niente fosse un decreto d’urgenza senza che vi fosse urgenza, che addita a scafisti chi salva vite umane, che si fonda sulle presupposizioni del ministro dell’interno per emettere condanne politiche. Di opposizioni che hanno paura persino della propria ombra, figuriamoci di apparire buonisti di fronte a un elettorato cattivista, talmente invisibile da svegliarsi solamente nel momento della massima esposizione mediatica, per godersi uno strapuntino di celebrità mentre stende materassi sul pontile della Sea Watch 3, in camicia bianca d’ordinanza. Poi, da domani, tutti a dire che comunque non possiamo accoglierli tutti, sia mai che i moderati scappino sotto la sottana del Capitano.

Che in un Paese del genere, una ragazza come Carola Rackete appaia come una specie di eroina è quasi fisiologico. Che contro di lei si concentri tutto il peggio cui ci siamo abituati negli ultimi vent’anni - il torpiloquio istituzionale, la gogna popolare, l’abuso di potere - è talmente ovvio che nemmeno ci facciamo più caso. Che questo non sia il fondo del barile, cominciamo sinceramente a temerlo. Che donne e uomini di buona volontà trovino dentro di loro anche solo un centesimo del coraggio della Capitana per combattere la barbarie, è assolutamente necessario.

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