Quesiti linguistici
29 Giugno Giu 2019 0600 29 giugno 2019

Si può “imprestare” qualcosa? Risponde la Crusca

“Imprestare” è attestato in italiano agli inizi del ‘300, un secolo dopo le prime testimonianze di “prestare”. Nonostante sia stato usato da grandi scrittori, oggi “imprestare” è sceso o percepito a un livello più familiare e informale

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(Pixabay)

Tratto dall’Accademia della Crusca

Prestare e imprestare sono, come è intuibile, parenti stretti e il secondo potrebbe essere, come in genere si sostiene, un derivato del primo col prefisso in- rafforzativo, anche se un impraestare sarebbe attestato, secondo il celebre glossario del Du Cange (Charles Du Cange, Glossarium mediae et infimae Latinitatis, 1678), già nel latino medievale accanto a praestare (ma la citazione viene da una carta riportata di seconda mano in un’opera secentesca!). Il Du Cange lo definisce come sinonimo di praestare ‘fare un prestito’, e, documenti alla mano, anche di commodare ‘dare in comodato’, diremmo oggi.

Comunque sia, i due verbi procedono in coppia, anche se imprestare è attestato in italiano agli inizi del ’300, un secolo dopo le prime testimonianze di prestare (1211). Una coppia simile è quella di prestito e imprestito. Sempre nel XIV secolo, infatti, come si vede dal corpus OVI, accanto al sostantivo prestito ha fatto la sua comparsa in Italia imprestito, attestato pure nella variante impresto e, in documenti non toscani, specie veneti, nel plurale imprestedi (una Camera degli imprestedi o imprestiti fu istituita a Venezia già nel XII secolo per gestire il prestito pubblico). A parte che, sempre secondo il Du Cange, il latino medievale attesta già anche un impraestitum (“facere impraestitum”) nel XIII secolo, e che quindi la forma italiana potrebbe esserne un derivato diretto, qui, oltre la plausibile derivazione da prestito con prefisso intensivo (però non confortata dalle datazioni attualmente disponibili), potrebbe trattarsi di una nominalizzazione della frequente collocazione “(dare/prendere/avere) in + prestito”, magari avvenuta già nel latino medievale.

Nel XIV secolo, accanto al sostantivo prestito ha fatto la sua comparsa in Italia imprestito, attestato pure nella variante impresto e, in documenti non toscani, specie veneti, nel plurale imprestedi

Passiamo al significato. Imprestare e imprestito hanno significato sostanzialmente analogo a quello di prestare e prestito. O meglio: se l’oggi desueto (nella lingua comune, sopravvive nel lessico speciale di alcuni linguisti che continuano ad usarlo col valore di prestito, per riferirsi ai forestierismi) imprestito copre, sia pur con minor fortuna, tutta l’area semantica del prestito (e in passato lo ha fatto ancora di più), il pur ancora attuale imprestare non fa altrettanto con quella di prestare, di cui è sinonimo solo per il senso di ‘dare in prestito’ e non per quello di ‘concedere, dare qualcosa di utile, gradito ecc.’, come in prestare ascolto, attenzione, aiuto, soccorso ecc.

Dunque prima risposta: prestare e imprestare sono sinonimi nel significato di ‘dare qualcosa in prestito’. E solo in questo. L’àmbito d’uso di imprestare è però (seconda risposta) classificato dai dizionari come meno formale di quello di prestare, più popolare o familiare e dunque corretto ma poco accurato. Per la verità, la storia della parola non autorizzerebbe a confinarla in àmbito esclusivamente popolare, visto che, in passato, è documentata anche in testi di qualche formalità, come si può vedere dalla documentazione del GDLI e da quella reperibile in Google Libri.

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