L'appello
29 Giugno Giu 2019 0600 29 giugno 2019

Kamran Paknegad, cardiologo iraniano a Roma: “Lasciate lavorare i medici stranieri in Italia”

Nel momento in cui si denuncia la carenza di medici nel nostro paese, il primario di cardiologia del Nomentana Hospital di Roma, di origini iraniane, racconta la sua storia e lancia un appello: “La formazione di un medico costa 250mila euro allo Stato italiano. Davvero vogliamo farli andare via?”

Medico Paknegad_Linkiesta
Immagine tratta da Nuove Radici

Kamran Paknegad, 60 anni, nato in Iran — «Ma io preferisco sempre dire Persia», ripeterà più volte — in Italia dal 1979, cittadino italiano da 32 anni, da 15 anni primario di Cardiologia al Nomentana Hospital di Roma, professore universitario a contratto alla Sapienza di Roma, segretario generale di Amsi, l’Associazione dei medici stranieri, giura di non essere stato mai tentato di andare a svolgere la professione all’estero, anche se le occasioni non sono mancate: «Non sono un mercenario. Non sono diventato medico per arricchirmi. Mi sono laureato in Italia. Ogni medico costa 250 mila euro allo Stato per la formazione. Per questo il governo deve intervenire sui medici di origini straniera che non possono lavorare nel pubblico se non hanno la cittadinanza. C’è assoluta necessità di occupare i posti vacanti in un settore come la sanità che versa in condizioni gravi e pericolose. I medici stranieri sono pronti a lavorare. E non c’è differenza con i medici italiani. I medici sono medici, italiani e stranieri sono uguali».

Professor Paknegad, quando è arrivato in Italia?
«Nel 1979. Avevo 20 anni. Vengo da una famiglia benestante. Avevo un cugino che abitava in Germania. Mi diceva che in Europa le università erano buone. Che mi sarei potuto laureare lì e poi sarei tornato in Persia per fare una bella carriera. In quell’anno si insedia Khomeini, cambia l’aria nel Paese. Avevo altri parenti a Ferrara. Decido di venire in Italia con un visto di studio».

Dove si laurea?
«Prima mi iscrivo all’Università per stranieri di Perugia. Dove sostengo l’esame obbligatorio di italiano e poi quello propedeutico per Medicina. Si poteva scegliere tra Bologna, Roma e Ferrara. Per un problema anagrafico ho dovuto aspettare 10 mesi ma poi mi sono iscritto alla Sapienza di Roma. Dove mi sono laureato con il massimo dei voti con lode in Medicina con specializzazione in Cardiologia».

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