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Milano-Cortina
29 Giugno Giu 2019 0600 29 giugno 2019

Come Londra 2012: ecco come dovrà essere l’Olimpiade di Milano-Cortina, se vuole essere un successo

Impatto economico, ambientale, sociale e di eredità futura: quale che sia la natura dei grandi eventi mondiali, i criteri di valutazione per la buona riuscita restano universali. Guardando alle Olimpiadi invernali 2026, ora un atlante raccoglie tutte le best practice. E mette in guardia dai rischi

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Photo by Sebastian Staines on Unsplash

E niente, alla fine è andata bene. Milano-Cortina ha battuto la Svezia e ospiterà le Olimpiadi invernali nel 2026. Le grida di esulto del sindaco Sala e dei suoi collaboratori a Losanna sono la prova di un evento che era stato atteso e sperato come pochi altri prima di questo. Dopo l’Expo del 2015, Milano si avvia così ad ospitare un altro dei grandi eventi mondiali ormai diventati sempre più ricorrenti, mentre Cortina d’Ampezzo, già selezionata per i Campionati mondiali di sci alpino 2021, guarda avanti verso un nuovo appuntamento che dovrebbe portarle ulteriori prestigio e notorietà, sia in Italia che all’estero.

Si tratta di una grande occasione per lo sviluppo infrastrutturale, turistico e culturale delle due mete, a riprova della cui unicità è il fatto che «è la prima volta che un evento di questo tipo viene implementato diffusamente e in più località», come spiega a Linkiesta Paola Pierotti, co-fondatrice del PPAN, società di comunicazione e networking per il costruito. Il PPAN si è occupato di recente di raccogliere e diffondere le best practices dei grandi eventi in un database e di raccogliere 20 esempi tra i più noti in una pubblicazione chiamata “Event-able, Host Cities of World Events”, un grande atlante che analizza le caratteristiche chiave, i criteri di valutazione e pro e contro di ciascun grande evento a livello mondiale dal 2004 ad oggi.

Perché se ciascun grande evento è a sé stante in termini di struttura, location e organizzazione, è anche vero che alcuni criteri di valutazione sono imprescindibili e universali, da quelli della sostenibilità ambientale agli indicatori economici. E questo discorso varrà anche per Milano-Cortina, che altro non può fare se non guardare a questi buoni esempi - e soprattutto agli errori - per fare bene e avere successo. Linkiesta ha già parlato dei rischi ambientali, così come quelli di infiltrazioni mafiose che eventi come un’Olimpiade invernale pongono: per evitare o perlomeno cercare di minimizzare il più possibile l’impatto di questi rischi, bisognerà quindi muoversi in fretta.

Se da qui al 2026 le amministrazioni locali cambieranno, è anche vero che garantire continuità al progetto è necessario, evitando di cadere in vecchie trappole

Quali sono dunque gli elementi che determinano il successo di un evento, e quali quelli che ne pregiudicano la buona riuscita? Nella pubblicazione del PPAN sono riuniti 12 “driver” sotto quattro macro temi: economico, ambientale, sociale e di eredità futura. Sotto il profilo economico, ad esempio, il Pil che l'evento genera è tra i più importanti fattori di determinazione dell’impatto, dove partner pubblici e privati devono lavorare insieme per raggiungere gli obiettivi prefissati. A questo, fanno il paio le prospettive di impiego prima, durante e dopo l’evento, così come l’incoraggiamento del turismo. Dal punto di vista ambientale, invece, l’energia, i trasporti e la gestione dei rifiuti giocano un ruolo fondamentale, mentre l’aspetto sociale vede le rigenerazione delle aree interessate dall’evento, la cultura e le soluzioni abitative e immobiliari come parte di una riqualificazione necessaria della zona. Da ultimo, ma non meno importante, viene poi l’aspetto della eredità futura: un evento (e le sue implicazioni), infatti, non si esauriscono unicamente con la fine della manifestazione, ma hanno conseguenze a lungo termine che impattano la qualità della vita delle persone e le prospettive di sviluppo della città, sia sotto il profilo delle infrastrutture che da quello delle prospettive verdi sul lungo periodo.

Aprano bene le orecchie i sindaci e tutti gli attori coinvolti, quindi. Perché se da qui al 2026 le amministrazioni locali cambieranno, è anche vero che garantire continuità al progetto è necessario, evitando di cadere in vecchie trappole. Nel caso di Expo 2015, per esempio, il problema era stato proprio l’occupazione: il fatto di fare affidamento su volontari che poi non hanno avuto occasioni di impiego concreto a posteriori è stata un grande limite del progetto. Così come del resto il fatto che l’area Expo a Rho è rimasta inutilizzata a lungo dopo la fine della manifestazione. Per non parlare dell’ambiguità di arruolare colossi come Coca-Cola e McDonald’s come principali partner in un evento dove il tema centrale era la sostenibilità della produzione alimentare.

«È necessario investire non solo in un’eredità infrastrutturale, ma anche in quella immateriale: questa include la conoscenza, le esperienze e le opportunità circa la programmazione e l’esecuzione dei grandi eventi»

Susanna Sieff

Fortunatamente, Cortina 2021 si sta in questo senso distinguendo in positivo: tra nuove soluzioni tecnologiche e attenzione all'ambiente, i presupposti per un evento responsabile e dall’impatto positivo sono stati messi in campo. Centrale a tal fine la figura di un manager della sostenibilità, impersonato in questo caso da Susanna Sieff, che già si era occupata dell’Expo di Milano e di progetti per la sostenibilità ambientale e i cambiamenti climatici a Trento. «È necessario investire non solo in un’eredità infrastrutturale, ma anche in quella immateriale: questa include la conoscenza, le esperienze e le opportunità circa la programmazione e l’esecuzione dei grandi eventi», scrive Sieff. «In questo senso il progetto Cortina 20201 presenta molte soluzioni interessanti, come il coinvolgimento degli attori locali nella programmazione e gestione dell’evento, sistemi tecnologici moderni per promuovere e pianificare la Coppa mondiale, e soluzioni all’insegna della sostenibilità per gestire in maniera efficiente le risorse naturali e il trasporto elettrico, l’introduzione di un’economia verde e la promozione di uno stile di vita basato sulla condivisione e la sostenibilità».

In questo senso, le Olimpiadi invernali del 2026 porranno sfide simili da tutti i punti di vista: con un investimento previsto di circa 1,3 miliardi di euro di spesa, cui si aggiungono altri 340 milioni da investire per opere infrastrutturali e strade di collegamento, è fondamentale che la sostenibilità economica, ambientale e sociale del progetto si estenda oltre al periodo dei Giochi in sé (previsto dal 6 al 22 febbraio 2026), offrendo concrete prospettive di crescita e benessere dell’area nel lungo periodo.

«L’esperienza di Expo 2015, con attività concentrate in tre anni e mezzo, insegna: è fondamentale mettersi subito al lavoro» afferma Mario Kaiser, ideatore del progetto Event-able. «Sette anni servono tutti, tanto più che sono due le regioni che nei prossimi 12 mesi dovranno stringere accordi politici e puntare sulla concertazione. Questo è il momento topico di tutta la preparazione, quello in cui si definisce la legacy dell’evento e si strutturano di conseguenza le azioni. Il cantiere può partire a 3/4 anni dal taglio del nastro, con un corretto spazio di due anni per concorsi, progettazione, procurement».

«Milano-Cortina 2026 avrà successo se sarà capace di creare nuove occasioni di lavoro a lungo termine e di formare persone con competenze specializzate che rimangano sul territorio»

Mario Kaiser

Pur avendo una buona media di grandi eventi (l’ultima olimpiade invernale italiana è stata quella di Torino 2006, ma nella pubblicazione si citano esempi di ogni tipo, soprattutto le capitali europee della cultura: da Genova, che lo è stata nel 2004, a Palermo nel 2018, passando per e Matera nel 2019 e verso Parma nel 2020), l’Italia ha ancora molto da imparare. A livello internazionale il PPAN riporta come casi positivi a cui guardare Liverpool, capitale europea della cultura nel 2008, e Londra, che ha ospitato le Olimpiadi nel 2012. Tra quelli meno riusciti, invece, Atene, che con le Olimpiadi del 2004, pur avendo investito 11 miliardi e impiegato quasi 35mila persone, non ha generato il successo che si era prefissata. Il punto cruciale in tutti i casi? Sempre lo stesso: l’eredità dell’evento e la capacità di programmare efficacemente il destino dell’area, sfruttando l’onda positiva degli investimenti e implementando una visione di lungo periodo.

«L’evento deve diventare un volano ad ampio raggio per i territori e le persone. Per questo servono esperti che individuino quali opere sono necessarie e per quali altre, non “tradizionali”, si può ricorrere alla riqualificazione o a strutture temporanee cui poi cambiare la destinazione. Altrimenti avremo altre piste olimpiche in disuso come quella di Cesana Pariol costruita per Torino 2006», spiega ancora Kaiser. «In parallelo, Milano-Cortina 2026 avrà successo se sarà capace di creare nuove occasioni di lavoro a lungo termine e di formare persone con competenze specializzate che rimangano sul territorio».

Si tratta insomma di creare un circolo virtuoso di ritorno tra la dimensione globale dell’evento e quella locale che poi rimane a chi ci vive, assicurandosi di coinvolgere dal basso gli attori locali e muovendosi per fasi. La sfida è quella di far coesistere la dimensione urbana, quella di Milano, con quella montana di Cortina d’Ampezzo. E soprattutto di guardare non solo al 2026, ma ben oltre. Sarà possibile creare una tale concertazione? In fondo, la partita resta ancora tutta da giocare. Ma quel che è certo è che, per il momento, l’Italia ha messo in campo i suoi giocatori migliori.

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