3 Luglio Lug 2019 0600 03 luglio 2019

Cinque Stelle, coerenza zero: se c’è di mezzo Casaleggio, il conflitto di interessi non è più una priorità

Fico è tornato a chiedere una legge. L’ultima discussione risale al 13 giugno. Sul tavolo 4 proposte: due dei 5S, due del Pd. Nel testo a firma di Boccia, si mira a regolamentare i titolari di piattaforme, con riferimento alla Casaleggio Associati. Cosa che chiedono anche i dissidenti grillini

Dimaio Casaleggio Linkiesta
(Alberto PIZZOLI / AFP)

Roberto Fico lo ha ricordato ai suoi stessi colleghi di partito dei Cinque Stelle. «È necessario rivedere in modo più stringente la disciplina legislativa in materia di conflitti di interesse dei titolari di cariche di governo», ha detto il presidente della Camera in occasione della presentazione della relazione annuale dell’Antitrust. Che nel 2018 ha contato ben 108 procedimenti sulla materia, in attesa della annunciata legge sul conflitto di interessi come superamento della più blanda legge Frattini del 2004. Il conflitto di interessi in effetti era tra i cavalli di battaglia del programma grillino, tanto da esser stato inserito nel contratto di governo con la Lega, ma Di Maio e gli altri sembrano averlo dimenticato nei cassetti della Camera, soprattutto da quando è sorto il problema di estendere la norma anche ai rapporti del Movimento con la Casaleggio Associati. Così, nonostante gli annunci nel corso della campagna elettorale per le europee, al momento è tutto in standby.

La presidenza della Commissione Affari costituzionali della Camera, guidata dal Cinque Stelle Giuseppe Brescia, ha calendarizzato le quattro proposte di legge sul tavolo. Ma l’esame è fermo al 13 giugno scorso, dopo la seduta del 29 maggio in cui sono state proposte le audizioni. Uno dei testi porta la firma della grillina Anna Macina e mira a regolare i conflitti di interesse delle cariche di governo statali e locali e dei componenti delle autorità. Gli incarichi, secondo la proposta, sono incompatibili con la proprietà, il possesso o la disponibilità di partecipazioni superiori al 2 per cento del capitale sociale di un'impresa che svolga la propria attività in regime di autorizzazione o concessione rilasciata dallo Stato, dalle regioni o dagli enti locali. Nel testo era presente pure la soglia di incompatibilità per chi avesse patrimoni immobiliari o mobiliari oltre i 10 milioni di euro, osteggiata da Matteo Salvini, che poi è stata depennata. Sempre dai Cinque Stelle, a prima firma Fabiana Dadone, arriva una proposta con nuove regole sulla ineleggibilità e incompatibilità dei parlamentari. Le altre due sono invece a firma Pd. La prima è di Emanuele Fiano: 18 articoli, nei quali viene anche avanzato anche l’obbligo di separazione per prevenire le ipotesi di conflitto di interessi delle cariche politiche, avanzando l’idea dell’affidamento in gestione dei beni e delle attività patrimoniali assimilabili al cosiddetto «blind trust» (gestione cieca). La seconda, quella di Francesco Boccia, si spinge oltre, prevedendo limiti all’assunzione e al mantenimento di cariche politiche degli editori operanti nella comunicazione elettronica e dei gestori di piattaforme telematiche. Il riferimento è alla Casaleggio Associati e alla piattaforma Rousseau, anche se nei 9 articoli il nome della società di Davide Casaleggio non compare.

Quella che sembrava un’urgenza dei Cinque Stelle di berlusconiana memoria, tanto da avergli dedicato il punto 6 del contratto di governo, ora non sembra più una priorità. Nonostante gli appelli e gli annunci

E in effetti erano stati gli stessi “dissidenti” dei Cinque Stelle a parlare della necessità di una regolamentazione che riguardasse anche il rapporto del Movimento con la Casaleggio. «Noi abbiamo una piattaforma che decide le sorti del Parlamento, detenuta da una Srl privata e ora che siamo al governo la questione va affrontata. Quando ci sarà la legge spero si discuta a fondo di questo», aveva detto la senatrice Elena Fattori. Sulla stessa linea Gloria Vizzini: «Bisogna vedere se il conflitto di interessi coinvolge Casaleggio: è un privato che influenza le decisioni di un gruppo parlamentare (in quanto cofondatore della nuova associazione M5S), gestisce una piattaforma web che determina le scelte dei parlamentari (vedi caso Diciotti). E poi c'è la tecnologia Blockchain, una delle sfere di interesse di Casaleggio, per la quale è stato istituito un apposito fondo nella legge di bilancioi».

Gloria Vizzini è stata appena espulsa dal Movimento Cinque Stelle. E quella che sembrava un’urgenza dei Cinque Stelle di berlusconiana memoria, tanto da avergli dedicato il punto 6 del contratto di governo, ora non sembra più una priorità. Nonostante gli appelli e gli annunci.

Lo stesso Raffaele Cantone, quando ha presentato la relazione annuale dell’Anac, ha detto: «Credo sia arrivato il momento di varare una legge sul conflitto di interessi per gestire quelle situazioni che non si possono risolvere con le leggi attuali». Allo stato attuale, si legge nella relazione, «le armi per sterilizzare i conflitti di interesse sono decisamente spuntate; in tante occasioni sono state segnalate possibili (e gravi) situazioni di conflitti di interesse anche strutturale e l’Autorità si è dovuta limitare a rilevarne l’esistenza e a evidenziarla all’amministrazione», con una semplice richiesta di rimuovere il conflitto. A cui non sempre viene fatto seguito.

«Il contratto di governo resta la nostra bussola, la legge sul conflitto di interessi c’è e saremo i primi che la scriveranno. È una priorità», aveva assicurato subito il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Era il 6 giugno. L’ultima discussione sul tema risale al 13 giugno, una settimana dopo. E poi niente.

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