4 Luglio Lug 2019 0711 04 luglio 2019

L’austerità sono loro

Avevano promesso fuoco e fiamme, hanno tagliato 7 miliardi adesso e si preparano a tagliarne 23 a ottobre. Avevano promesso di cambiare l’Europa, hanno avallato la continuità più totale. Avevano incendiato le piazze, ora fanno i pompieri dello spread. E la cosa buffa è che non se ne rendono conto

Salvini Di Maio_Linkiesta
ALBERTO PIZZOLI / AFP

C’è un Italia che prende i voti e un’Italia che governa. Ci sono proposte e idee che trovano consenso elettorale, e politiche che vengono applicate che le disattendono in modo abbastanza clamoroso. Ci sono le dirette social di Salvini e Di Maio che annunciano la guerra all’austerità, e poi ci sono Conte e Tria che tagliano 7 miliardi e rotti in tutta tranquillità e che promettono una manovra 2020 che sterlizzerà l’aumento dell’Iva con ulteriori tagli, alla spesa e agli incentivi fiscali, per 23 miliardi. In totale, 30 miliardi in pochi mesi, esattamente quanto il Salva Italia di Mario Monti. Abbastanza per far scendere lo spread sotto quota 200.

L’austerità sono loro, insomma. Con buona pace di Di Maio che annuncia battaglie contro Von Der Leyen e Lagarde, se proveranno a non farci spendere i nostri soldi e non rimetteranno a noi i nostri debiti. Ed è curioso che lo faccia mentre il suo stesso governo fa marcia indietro sulla manovra passata e pure su quella futura, per evitare una procedura d’infrazione fino a ieri sbeffeggiata con tutti i me ne frego del repertorio dai due vicepremier, salvo poi (giustamente) farsela sotto al pensiero di 200 miliardi in meno in dieci anni, e qualche problemino in più a rifinanziare il debito sui mercati.

L’austerità sono loro, anche quando vi si oppongono. Del resto sono loro ad aver bocciato il socialista Frans Timmermans e dato il via libera a Ursula Von Der Leyen, che sarà un osso molto duro per il partito della spesa pubblica italiana

L’austerità sono loro, anche quando vi si oppongono. Del resto sono loro ad aver bocciato il socialista Frans Timmermans e dato il via libera a Ursula Von Der Leyen, che sarà un osso molto duro per il partito della spesa pubblica italiana. Loro ad aver scelto di rinsaldare l’asse franco-tedesco, tirandosi fuori da ogni trattativa. Loro ad aver bruciato il nome di Enrico Letta per il consiglio europeo perché è del Partito Democratico, per ottenere un presidente del parlamento europeo del Partito Democratico, nonostante la prima poltrona ci sarebbe stata molto più utile della seconda.

L’austerità sono loro, perché se usi la spesa per sussidi e mancette, anziché per investire, l’economia non cresce. E se l’economia non cresce sei costretto a tagliare i servizi. Perché se da domani avremo da trovare altri soldi per pagare gli interessi sul debito è colpa delle parole in libertà di Salvini e Di Maio, non degli eurocrati cattivi. Perché la matematica, alla fine, presenta sempre il suo conto. E se fai finta di ignorarla, semplicemente, ti predisponi a ricevere un conto ancora più salato.

L’austerità sono loro, ma per chi si oppone è un bel problema. Perché la propaganda che abbevera il senso comune dice altro. Dice che i nostri eroi volevano spendere a più non posso, ma l’Europa cattiva non gliel’ha permesso. Dice che al prossimo giro la battaglia dovrà essere ancora più dura. Dice che tutte le frustrazioni latenti degli italiani sono ancora lì, vellicate a dovere dagli stessi che le stanno alimentando, che non avranno mai il coraggio di dire loro la verità. Che in Italia - ci permetta Mario Seminerio di citare il motto del suo blog Phastidio - le cose devono ancora andare molto peggio, prima di andare meglio. L’austerità sono loro, perché non sanno quello che fanno.

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