House of Bruxelles
4 Luglio Lug 2019 0600 04 luglio 2019

Nomine Ue, i Verdi rimangono senza poltrone e provano a far saltare la Von Der Leyen

Sono stati i vincitori morali delle elezioni europee, ma non hanno preso neanche una poltrona. Esclusi dalle nomine Ue senza neanche ottenere la presidenza del Parlamento europeo. I Verdi hanno deluso le aspettative ma meditano vendetta e proveranno a sabotare l'elezione di Von Der Leyen

Verdi_Linkiesta
TOBIAS SCHWARZ / AFP

Sono stati i vincitori morali delle elezioni europee, ma non hanno preso neanche una poltrona. Dopo Manfred Weber, i Verdi europei sono i veri grandi sconfitti di questo giro di nomine. Nessuna presidenza, né vice presidenza. Fuori dalla Commissione, dal Consiglio europeo e dal comando dell’Europarlamento. Sono il quarto eurogruppo nell’Aula di Strasburgo e hanno ottenuto solo due misere vicepresidenza su quattordici. La riconferma della finlandese Heidi Hautala e Marcel Kolaja, del partito pirata ceco. È difficile cambiare l’Europa senza un ruolo di comando. Avranno pure aumentato, di poco, i loro seggi ma il flop ambientalista è clamoroso. Le aspettative erano molto alte. Dopotutto fa più rumore un albero che cade di un'intera foresta che cresce. Dopo il 26 maggio sembrava scontato il loro ingresso all’interno della maggioranza europea con popolari, socialisti e liberali. Enrico Letta però ci aveva messo in guardia. Poche ore dopo il voto l’ex presidente del Consiglio disse a Linkiesta: «Il Partito democratico deve farsi paladino in Europa per far sì che i Verdi entrino nella nuova maggioranza europea». Non è successo e i Verdi sono rimasti fuori dalla porta, a fargli compagnia c'erano solo i sovranisti e l'estrema sinistra. Le premesse erano altre. Il messaggio è stato chiaro: già è difficile spartirsi le cariche tra tre famiglie europee, figuriamoci tra quattro. Socialisti, liberali e popolari europei sono diversi ma hanno molte più cose in comune tra loro rispetto ai Verdi che hanno pagato anche il fatto di non avere nessun capo di Stato o di governo a rappresentarli dentro il Consiglio europeo.

La presidenza del Parlamento europeo sembrava a portata di mano. Un ruolo innocuo che dà però grande visibilità. Il ruolo migliore per non far calare l’attenzione sulle tematiche ambientaliste e incalzare la futura Commissione europea, inlfuenzando l'agenda politica. Ma i Verdi hanno perso pure quell'occasione. Su quella poltrona si siederà David Sassoli, eurodeputato del Partito Democratico. La leader dei Verdi Ska Keller si era candidata per rivendicare uno spazio politico. Una sfida al Consiglio europeo che ha escluso i Verdi da qualsiasi poltrona. Ma è stata doppiata da Sassoli (345 voti) ed è arrivata terza con 119 voti, addirittura dopo il ceco Jan Zahradil, il candidato degli euroscettici (160). Addirittura Fidesz, il partito sovranista ungherese di Viktor Orbàn che al momento è sospeso dal Ppe ed è rimasto fuori dal giro delle nomine, è riuscito a far eleggere un suo membro come vicepresidente del Parlamento europeo grazie all'aiuto dei liberali che non hanno appoggiato il candidato dei Verdi.

I Verdi hanno conquistato molti giovani del Centro e Nord europa e hanno attirato anche una buona parte degli elettori della sinistra estrema europea. Purtroppo per loro ne hanno anche ereditato l’irrilevanza politica

Il grande risultato dei verdi non è mai stato nei numeri complessivi. L’aumento è stato minimo dal 7 al 9% dei seggi. Ma aveva sorpreso il boom dopo anni in cui erano crollati nei sondaggi. Il risultato inaspettato del Die Grünen, arrivato secondo in Germania, il terzo posto per Le Verts, in Francia avevano fatto sperare per una svolta ancora più verde, di una istituzione. al 13 e l’onda dei movimenti del friday for future influenzati da Greta Thunberg aveva fatto pensare a un cambiamento epocale. La storia non stava voltando pagina, si erano solo incollati dei fogli tra loro. Certo, i Verdi hanno conquistato molti giovani del Centro e Nord europa e hanno attirato anche una buona parte degli elettori della sinistra estrema europea. Purtroppo per loro ne hanno anche ereditato l’irrilevanza politica. Certo, il Parlamento europeo ha già fatto molto per l'ambiente, ma in molti chiedevano un cambio di passo. Chi porterà avanti quella agenda?

I Verdi hanno un'ultima carta da giocare. Lo faranno tra due settimane, quando il Parlamento europeo dovrà ratificare la nomina di Ursula Von der Leyen come presidente della Commissione europea. Servono 376 voti e al momento non esiste una maggioranza sicura per la ministra della difesa tedesca. La prova l'abbiamo avuta ieri con il voto su Sassoli, eletto con 345 voti da socialisti, popolari e liberali. Ma il partito socialdemocratico tedesco e l'ala orientale del Partito popolare europeo non hanno appoggiato per l'italiano e promettono di votare contro Ursula. Mancano almeno 29 voti, e potrebbero essere molti di più. Meno dell'80% dei tre eurogruppi ha votato per il candidato concordato. Una buona parte di europarlamentari si è stupita per la decisione del Consiglio europeo di ignorare i candidati presentati dal Parlamento europeo.

Lo ha chiarito l'olandese Bas Eickhout, candidato di punta dei Verdi alle elezioni europee «Questa è la vecchia Europa: un accordo con candidati secondari che emergono per compiacere i leader nazionali di Germania, Francia e Spagna. Non è il cambiamento promesso agli elettori europei. Il Parlamento europeo non dovrebbe assecondarlo». I Verdi si preparano al trappolone per far saltare l'accordo. La loro speranza è affossare la Von der Leyen per poi rinegoziare tutto da capo. Con un voto contrario del Parlamento europeo i 28 leader Ue sarebbero costretti a presentare un altro nome. Una missione non così impossibile, ed è l'unico modo per loro di non rimanere fuori dai giochi nei prossimi cinque anni. Ma la sensazione è che Von der Leyen troverà i voti necessari pescando dagli eurodeputati conservatori e riformisti (Ecr) di Polonia e Italia, pronti a dare una mano per non far saltare tutto.

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