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5 Luglio Lug 2019 0600 05 luglio 2019

Ecomafia, Legambiente contro il governo: “Lega e Cinque Stelle sono amici degli abusivi”

Secondo l’ultimo rapporto “Ecomafia” di Legambiente, il business illegale dei reati contro l’ambiente ha raggiunto ormai i 16,6 miliardi di fatturato. Crescono più di tutti i reati legati al ciclo illecito del cemento. E il governo gialloverde, con i suoi provvedimenti, rischia di favorirlo

Ischia Linkiesta
(Pixabay)

Il cemento illegale in Italia cresce senza sosta. E il decreto “sblocca cantieri”, con la sospensione del Codice degli appalti, è solo l’ultimo dei “favori” che questo governo ha fatto al partito del “mattone abusivo”. Secondo l’ultimo rapporto “Ecomafia” di Legambiente, il business illegale dei reati contro l’ambiente ha raggiunto ormai i 16,6 miliardi di fatturato (+15% in un anno). E il ciclo del cemento illegale è quello che segna la più alta impennata tra gli ecoreati del 2019, con un +68,3%, pari a 6.578 reati contestati, con il solo abusivismo edilizio che vale 2,3 miliardi. Ma proprio nello stesso anno, nel “decreto Genova” successivo al crollo del Ponte Morandi, è stato inserito un nuovo condono per Ischia che aprirà le porte ad altri condoni in tutto il Paese. È “la politica amica degli abusivi”, come viene definita nel rapporto. Un brutto segnale, secondo Legambiente, soprattutto nell’isola “regina dell’abusivismo edilizio” e nella regione che detiene il record dei reati di abusivismo edilizio con il 17,8% delle infrazioni nazionali.

La Campania, secondo i numeri del rapporto, guida la classifica del cemento illegale con 1.169 infrazioni, davanti alla Calabria (789), che ha pure il record di arresti (21), Puglia (730), Lazio (514) e Sicilia (480). Il Veneto è la regione del Nord leader della classifica con 306 infrazioni. A livello provinciale, Avellino è in testa alla classifica con 408 reati, seguita da Napoli (317), Cosenza (261), Salerno (243) e Reggio Calabria (203). L’unica soluzione, spiega Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, è che «la titolarità delle demolizioni, unico vero deterrente alla nascita di nuovi abusi, vada tolta dal controllo dei comuni, ma sia per legge avocata allo Stato, nella figura dei prefetti».

Una modifica legislativa tutta in salita. Visto che le nuove costruzioni abusive aumentano, e i vecchi abusi rimangono lì dove sono, senza essere demoliti. E, anzi, vengono condonati.

Il movimento degli “onesti”, piegato alla volontà del suo leader, ha votato in grande fretta un provvedimento ad hoc, malcelato tra le righe del Decreto Genova, per salvare dalle ruspe un po’ di case a rischio demolizione e, addirittura, ammetterle ai finanziamenti per la ricostruzione post-terremoto

Ischia da sola conta ben 600 case colpite da ordine di demolizione definitivo sparpagliate in un fazzoletto di terra. Il terremoto di magnitudo quattro, che ha causato la morte di due persone, «avrebbe potuto essere un’occasione, pur nella sua drammaticità, per provare a mettere in sicurezza un territorio molto fragile, demolendo gli abusi e riqualificando gli edifici per renderli più sicuri». E invece, ecco la pezza voluta da Luigi Di Maio. «Il 2018 è stato l’anno del vergognoso condono edilizio per Ischia targato Movimento cinque stelle», si legge nel rapporto. «Il movimento degli “onesti”, piegato alla volontà del suo leader, ha infatti votato in grande fretta un provvedimento ad hoc, malcelato tra le righe del Decreto Genova, per salvare dalle ruspe un po’ di case a rischio demolizione e, addirittura, ammetterle ai finanziamenti per la ricostruzione post-terremoto». Una battaglia che ha visto Legambiente in prima fila, in cui il vicepremier «Di Maio ha dettato la linea ai suoi, provando a raccontare che si trattava solo di velocizzare le pratiche di condono già depositate. Invece le eccezioni c’erano eccome, a tutto favore di immobili completamente insanabili». Non solo. «Ad aumentare la gravità di quel provvedimento, il fatto non secondario per cui riaprire il condono a Ischia significa riaprirlo in tutta Italia. Chiunque, escluso dalle previsioni della legge del 2003, adesso potrà esigere lo stesso trattamento di riguardo concesso agli abusivi di Ischia, ossia la rivalutazione della propria istanza sulla base della legge del 1985».

Dal 2010 al 2017 Legambiente, di queste manovre, ne ha contate venticinque. Tutte fallite, quale che fosse la maggioranza in carica. Fino al 2018, con il colpo messo a segno dal leader del M5S per gli abusivi di Ischia.

Il rischio è che il decreto sblocca cantieri si trasformi in un assist per il mercato della corruzione e per le infiltrazioni mafiose nei circuiti degli appalti e subappalti

Ma non c’è solo il condono di Ischia a sollevare le denunce di Legambiente. Che mette in evidenza le criticità di un altro provvedimento bandiera dei gialloverdi, ovvero il decreto “sblocca cantieri”, uno dei cavalli di battaglia del ministro dell’Interno Matteo Salvini, finalizzato – come da annunci – a facilitare il meccanismo degli appalti. E qui in ballo ci sono molti soldi: nel 2018 sono stati appaltati nel settore pubblico lavori per 140 miliardi. Un bottino molto appetibile per le mafie, tanto che non sorprende affatto che le prefetture abbiano emesso nello stesso periodo ben 573 interdittive antimafia.

Tre articoli contenuti nel codice dei contratti pubblici vengono ora sospesi per due anni, mentre altri vengono modificati in un’ottica di allargamento delle maglie, «per la felicità di molti operatori, compresi quelli criminali», dicono da Legmabiente. Tra i tanti interventi critici, segnalati anche dal presidente dell’Anac Raffaele Cantone nella relazione annuale dell’Anticorruzione, c’è il via libera al criterio del minor prezzo per gli appalti sotto i 5 milioni – che sono circa il 90% del totale – con la sola esclusione delle offerte anomale; l’innalzamento della soglia per i subappalti dell’intera opera cantierabile dal 30 al 40%; e la sospensione fino al 20 dicembre 2020 dell’obbligo, per i comuni non capoluogo, di fare gare attraverso le stazioni appaltanti.

Il rischio, dicono, è che «questo provvedimento nella sua interezza si trasformi in un assist per il mercato della corruzione e per le infiltrazioni mafiose nei circuiti degli appalti e subappalti. A parere nostro, si tratta di scelte che, non solo non avranno effetti concreti sul rilancio delle opere bloccate, ma, soprattutto, spostano pericolosamente le lancette dell’orologio indietro di almeno un decennio».

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