Prima gli stupidi
5 Luglio Lug 2019 0600 05 luglio 2019

Sventata la procedura di infrazione? C’è poco da festeggiare: l’Italia è in piena decrescita (infelice)

Nell’anno meraviglioso del governo gialloverde si è sventata la procedura di infrazione da parte dell’Ue, ma i problemi dell’Italia sono tutt’altro che risolti: siamo un Paese per vecchi e che non cresce. E la cui politica marcia sui sentimenti di paura, chiudendo gli occhi sulle vere questioni

Salvini Di Maio_Linkiesta
ALBERTO PIZZOLI / AFP

Nell’anno felice del governo giallo verde sono nati 18mila bambini in meno. Un calo del 4 per cento, un totale di 439mila neonati, il minimo storico dall’Unità d’Italia. Il calo demografico presenta un saldo negativo di quasi duecentomila italiani, con l’unica eccezione della provincia meno italiana e più benestante, Bolzano. Al problema del declino democrafico si sovrappongono l’invecchiamento del Paese, quindi la diminuzione di popolazione attiva, l’allungamento delle speranze di vita, la crescita della domanda di servizi e assistenza, la problematica sempre più complessa dei sistemi sanitario e pensionistico, la fuga di cervelli, l’emigrazione costante di giovani laureati che non trovano lavoro in un Paese che non investe in ricerca, innovazione, industrie ht, produttività, servizi alle imprese, infrastrutture.

Se i dati impietosi dell’Istat vengono relazionati a una serie di misure e obiettivi del governo - da quelli conclamati a quelli messi in pratica a quelli coltivati, ma non esplicitati - si comprende come il progetto di decrescita “felice” non sia un semplice riflesso culturale fra le righe del programma ideologico del M5S, ma si stia sostanzialmente mettendo in pratica come modello sociale per l’Italia futura. E, in questo senso, si percepisce la perfetta aderenza ai proclami e alle misure della Lega, al di là delle schermaglie elettorali e delle polemiche fra i due dioscuri del governo Conte. Si assiste in realtà a un gemellaggio perfetto di obiettivi e risultati, costruito su politiche e scelte solo in apparenza diverse.

Era fin troppo ovvio che soltanto capi di stato e di governo con propensione al suicidio avrebbero voluto inaugurare la nuova legislazione europea con una procedura d’infrazione nei confronti di uno dei Paesi fondatori, alimentando ancora di più il risentimento sovranista ed euroscettico

Non si capirebbe altrimenti il trionfalismo che ha accompagnato lo scampato pericolo della procedura d’infrazione, le percentuali infime sull’aumento dell’occupazione, il provvisorio contenimento del debito pubblico, al prezzo di ulteriori contrazioni degli investimenti, di tagli di spesa per la scuola, la cultura, di risparmi sulle stesse misure volute dal governo, senza voler vedere che la resa dei conti è solo rimandata di qualche mese. Del resto, era fin troppo ovvio che soltanto capi di stato e di governo con propensione al suicidio avrebbero voluto inaugurare la nuova legislazione europea con una procedura d’infrazione nei confronti di uno dei Paesi fondatori, alimentando ancora di più il risentimento sovranista ed euroscettico.

Scampato il pericolo, restano sul tavolo le altre opzioni che concorrono alla decrescita “felice”. Quota cento per assicurare una pensione almeno trentennale ai cittadini del Paese per vecchi. Reddito di cittadinanza per non lavorare. Concorsi per navigator per dare un lavoro pubblico di supporto al reddito di cittadinanza. Mini bot per pagare i debiti delle amministrazioni. Utilizzo dei profitti di Cassa depositi e prestiti e Banca d’Italia, propositi più o meno mascherati di mettere le mani sul l’indipendenza della Banca stessa e sulle riserve auree. Come nel giardino dei ciliegi di Cechov, l’idea dei Keynes napoletani e lombardi è di vendere l’argenteria per mantenere una nobile residenza in cui i divani sono lisi e le tubature perdono, ma si sa, i vecchi si accontentano se almeno funziona il riscaldamento e i vicini non disturbano. L’ostilità verso il capitale, verso la borghesia produttiva, gli intellettuali e gli economisti che denunciano, gli scienziati che difendono principi sanitari consolidati galvanizza la base sociale, il nocciolo duro che non ha letto Rousseau ma si abbevera all’omonima piattaforma dei guru grillini.

Come nel giardino dei ciliegi di Cechov, l’idea dei Keynes napoletani e lombardi è di vendere l’argenteria per mantenere una nobile residenza in cui i divani sono lisi e le tubature perdono

La “convergenza parallela” di cui parlava Moro, si realizza nel sostanziale sostegno - talvolta colpevolmente inconscio - alle misure repressive e alle politiche sovraniste e scioviniste della Lega di Salvini, sopratutto in materia di sicurezza e immigrazione, ma anche nella sfera monetaria e amministrativa. Che cosa infatti nascondono la faccia feroce del capitano, la chiusura dei porti, la lotta all’immigrazione, la reiterazione dello slogan “prima gli italiani”? È del tutto evidente la volontà di chiudere gli occhi sulle reali problematiche dell’immigrazione - il calo demografico, il bisogno di manodopera nei servizi e nell’assistenza, la sostenibilità del sistema pensionistico - per consolidare la base di consenso elettorale e il sostegno culturale a un modello sovranista, chiuso, antieuropeo, fondamentalmente autarchico. Diffondere un sentimento di paura e insicurezza su dati contraddittori o negando quelli reali, alimentare chiusure culturali, zittire la critica, occupare gli spazi televisivi e giornalistici, imporre leggi in contrasto con il diritto internazionale e il buon senso diventano atteggiamenti di necessità. Che importa se rapine e omicidi diminuiscono, se gli immigrati calano, se il bisogno di manodopera nei servizi è drammatico. Basta urlare continuamente al lupo, come fanno i media italiani, per diffondere una percezione della sicurezza che non corrisponde alla pericolosità fisiologica di ogni società contemporanea.

Ma non urliamo al nuovo fascismo. Viviamo l’epoca di un’autarchia strisciante, in cui si alzano muri di ignoranza e confini invisibili attorno all’isola felice, il Paese a crescita sotto zero per vecchi pensionati, con badanti possibilmente bianche o naturalizzate, lontano dall’Europa, in fuga dalla competitività e dalla globalizzazione. “Prima gli italiani”, in una sorta di depresso Club Med per turisti, dove prima abitavano latini, greci, romani, longobardi, barbari, normanni, arabi, slavi e meticci. “Prima gli italiani”, slogan infelice da consegnare agli storici dell’estinzione.

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