Quesiti linguistici
6 Luglio Lug 2019 0600 06 luglio 2019

Anche un uomo può essere “entusiasta”? Risponde la Crusca

Nell’antica Grecia la parola enthousiasmós indicava lo stato di esaltazione di chi era invaso e ispirato da una potenza divina. Ma esiste il maschile singolare entusiasto? Il plurale è entusiaste anche per il maschile o è possibile ricorrere alla forma entusiasti? Le risposte

Happy Man Linkiesta
(Pixabay)

Tratto dall’Accademia della Crusca

Rispondiamo subito ai nostri lettori che la forma entusiasto non esiste: al singolare l’aggettivo entusiasta può infatti riferirsi a un sostantivo sia femminile, sia maschile (un giovane entusiasta, una ragazza entusiasta), a differenza del plurale, per cui si distingue invece tra il femminile entusiaste (le bambine entusiaste) e il maschile entusiasti (i bambini entusiasti). Questo perché entusiasta appartiene alla categoria di aggettivi che si declinano solo al plurale (distinguendo tra due forme a seconda del genere), e restano invece invariati al singolare.

Le grammatiche dell’uso (tra cui ricordiamo almeno quella di Serianni 1989 e quella di Renzi-Salvi-Cardinaletti 1995) distinguono infatti gli aggettivi in gruppi (o classi) a seconda della loro modalità di declinazione:

  • un primo gruppo comprende gli aggettivi che presentano quattro desinenze, una per ciascun genere e numero, rispettivamente -o/-i per il maschile singolare e plurale e -a/-e per il femminile singolare e plurale (bravo ragazzo/bravi ragazzi, brava ragazza/brave ragazze);
  • un secondo gruppo include gli aggettivi variabili solo nel numero, che presentano quindi solo due desinenze, una per il singolare, -e, e una per il plurale, -i, valide per entrambi i generi (storia semplice/storie semplici, quesito semplice/quesiti semplici);
  • a un terzo raggruppamento appartengono gli aggettivi invariabili sia nel genere sia nel numero, che presentano una sola desinenza: si tratta in particolare di molti aggettivi di colore, come amaranto, lilla, rosa, viola (giacca/giacche rosa, vestito/vestiti viola); di pari e dei suoi composti (impari, dispari); delle forme composte da un aggettivo di colore e da un aggettivo o un sostantivo che qualificano il colore (come rosso fuoco, verde bottiglia, castano chiaro, ecc.); degli aggettivi di origine straniera non assimilati morfologicamente alla nostra lingua (come beige, chic, snob, standard) e di quelli che si riferiscono a etnie non europee (per esempio bantu, maya, zulù);
  • una quarta categoria, che alcune grammatiche ritengono un semplice sottogruppo della prima, è infine formata dagli aggettivi che presentano una sola desinenza per il singolare (-a), comune per i due generi, e due per il plurale, una per il maschile e una per il femminile (-i/-e), come appunto il nostro entusiasta: ne fanno parte gli aggettivi in -ista (gesto/persona egoista, scritti marxisti/forze marxiste), in -cida (spray/polvere insetticida, azioni omicide/pensieri omicidi), in -ita (piatto/bevanda vietnamita, comportamenti ipocriti/affermazioni ipocrite), in -ota (risposta/quesito idiota, abito/gonna keniota) e appunto in -asta (reazione/pubblico entusiasta, autori iconoclasti/manifestazioni iconoclaste), oltre ad altri aggetti in -a, come belga (cittadino/cittadina belga, cittadini belgi/cittadine belghe).

La forma entusiasta, che come abbiamo visto può essere al singolare sia maschile sia femminile, quando è impiegata al maschile richiede la variante dell’articolo indeterminativo un, senza apostrofo (per esempio “Giulia lo descrive come un entusiasta”), analogamente a quanto avviene per altre parole di genere maschile inizianti per vocale (un uomo, un animale;sull’uso dell’articolo indeterminativo si veda la scheda a cura di Vera Gheno); la variante apostrofata dell’articolo è invece necessaria quando la forma è usata al femminile (per esempio “la mia amica è un’entusiasta”).

Quanto all’origine della parola, la consultazione dei principali dizionari etimologici della lingua italiana ci permette di riconoscere in entusiasta (‘che, chi prova o rivela intensa partecipazione, entusiasmo’) una voce dotta, che deriva dal greco enthousiastḗs, letteralmente ‘ispirato (da un dio)’, a sua volta da enthousiázein ‘essere ispirato da un dio’ (composto dal prefisso én- ‘in, dentro’ e da théos ‘dio’): nell’antica Grecia la parola enthousiasmós indicava infatti lo stato di esaltazione di chi era invaso e ispirato da una potenza divina, uno stato attribuito in particolare a sacerdoti, indovini e poeti. Secondo la ricostruzione del DELI, con tale significato storico il sostantivo entusiasmo sarebbe stato introdotto in italiano attorno alla metà del XVI secolo, sul modello del francese enthousiasme, e avrebbe in seguito assunto per estensione il significato di ‘intenso sentimento di gioia e partecipazione’ con il quale viene oggi comunemente impiegato. Un percorso analogo avrebbe seguito l’aggettivo entusiasta, che, come documenta il DELI, è entrato nell’uso della nostra lingua a partire dal 1642 (anch’esso per influsso del corrispettivo francese enthousiaste), ed è stato impiegato prima nel suo originario significato storico di ‘chi è invaso dall’entusiasmo, dal furore divino’ (che è però oggi ormai desueto) e poi in quello di ‘molto soddisfatto, molto lieto’. Inoltre, al plurale la parola (sia come aggettivo, sia come sostantivo) è stata in passato usata per indicare i componenti di gruppi e correnti religiose (quali, per esempio, mormoni, quaccheri e anabattisti) che dichiaravano di essere direttamente ispirati dallo Spirito Santo, ma si tratta di un significato (che rappresenta un’estensione di quello originario) ormai non molto diffuso nell’uso comune.

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