non solo migranti
11 Luglio Lug 2019 0601 11 luglio 2019

Marco Minniti: “L’alternativa a Salvini? È il governo dei flussi, non l’accoglienza illimitata”

Intervista all'ex ministro dell’Interno Marco Minniti, tra immigrazione, scelte e approcci di partito: “La sinistra deve capire una cosa semplicissima: l’inaccettabilità della sfida nazionalpolpulista deve essere combattuta non con l’accoglienza illimitata ma con il governo dei flussi migratori”

minniti sicurezza linkiesta

La battaglia è tra l’accogliamoli tutti e non accogliamo nessuno. Senza zone grigie. Se non per quell’approccio inedito proposto ai tempi dall’ex ministro dell’Interno Marco Minniti, oggi accusato di aver “esasperato” il tema migrazioni proprio da chi aveva modo di dettare quella stessa linea d’azione. Ma Minniti schiva la pallottola Matteo Renzi, concentrandosi sui temi che tanto animano il nostro Paese: quello della sicurezza e della libertà. «Il problema dei 42 migranti, un Paese normale, lo risolve in 5 minuti. Naturalmente il nodo qual è: azioni simili hanno come fine quello di far passare ai cittadini una situazione difficile, dove c’è bisogno di difendersi dall’altro e dagli altri. Questo non è il modo per governare, ma per capitalizzare al massimo sul terreno del consenso».

Il pugno duro impiegato con le Ong apre l’ennesimo capitolo della gestione dei migranti in Italia, ormai appannaggio della destra. La soluzione? «La sinistra deve capire una cosa semplicissima: l’inaccettabilità della sfida nazionalpolpulista deve essere combattuta non con l’accoglienza illimitata ma con il governo dei flussi migratori. Tutta la sinistra europea si sta misurando con questa sfida, credo non ci siano alternative che combatterli tenendo insieme sicurezza, umanità e libertà».

In molti hanno giudicato la sua linea di azione propedeutica a quella attuale di Salvini. È davvero così?
Non c’è nulla di più distante tra le due linee politiche. Per una ragione semplicissima, Salvini, come si è visto in maniera evidente, intende cavalcare il tema dell’immigrazione per ottenere il “massimo di fattura" possibile in termini di consenso. La linea che abbiamo messo in campo noi, invece, aveva un altro tipo di fine, molto connesso alle prospettive di una democrazia: cioè la sfida del governo ai grandi flussi migratori. Non ci può esser distanza più radicale, tra un’impostazione nazionalpopulista e una democratica. Anche dalle vicende degli ultimi giorni, è possibile capire come l’impostazione nazionalpopulista si fonda su un principio: quello del “è possibile cancellare l’immigrazione”. Non c’è nulla di più sbagliato, le emigrazioni non possono essere cancellate.

Qual è allora la direzione giusta da prendere?
Quello che deve fare una democrazia è cercare di governare i flussi, secondo due principi: il primo è contrastare l’illegalità, contrastare il traffico di esseri umani, e contemporaneamente costruire percorsi legali per i migranti. In sostanza significa attivare dei corridori umanitari.

Renzi ha detto che considerare “una minaccia alla democrazia qualche decina di barche” è stato il vero errore, assieme allo Ius Soli, del Pd…
Non sono interessato a questo tipo di questioni. Sono uno che ha fatto e non ha chiacchierato, il "fronte interno" non mi appassiona, tantomeno le numerose posizioni del Pd.

La situazione in Libia è ulteriormente peggiorata e nel momento in cui noi stiamo parlando, anche se a bassa intensità, è in corso una guerra civile. Tra i vari motivi, sussiste anche il fatto che l’Italia in questi 13 mesi non ha curato la Libia, occupandosi della questione migranti su due epicentri: il primo l’Italia in sé, con la chiusura dei porti, mentre il secondo elemento è quello dell’attenzione al conflitto con l'Europa

Marco Minniti

Il governo ha dichiarato guerra alle Ong. Multe salate e l’arresto del capitano rendono lo spazio di azione di quest’ultime pressoché nullo. Sono loro il vero nemico da attaccare in questa partita?
Assolutamente no. I migranti trasportati sulle Ong sono l’8% del totale, un numero che non giustifica il blocco delle navi a largo di Lampedusa. Abbiamo a che fare con una questione che non ha nulla a che fare con il merito dell’emergenza migratoria. Per giunta, se dovessimo ragionare sul merito, bisogna ricordare che non c’è nessuna drammatica emergenza, non siamo di fronte a nessuna invasione che giustifichi i provvedimenti di chiusura unilaterale come per esempio quella dei porti; nel mentre, a margine di questo tipo di atteggiamento, gli arrivi illegali nel nostro Paese, in alcune zone, sono perfino aumentati. Il governo dovrebbe invece costruire con le Ong un’intesa di reciproco riconoscimento, che dia vita a una dimensione di aiuti solida.

Solo a giugno la Guardia costiera libica ha riportato in Libia 1 544 migranti. Alcuni dei quali sono poi morti nei bombardamenti nel centro di detenzione a Tajoura. Come intervenire per evitare altre perdite umane?
Il problema dei 42 migranti, un Paese normale, lo risolve in 5 minuti. Naturalmente il nodo qual è: azioni simili hanno come fine quello di far passare ai cittadini una situazione difficile, dove c’è bisogno di difendersi dall’altro e dagli altri. Questo non è il modo per governare, ma per capitalizzare al massimo sul terreno del consenso. La situazione in Libia è ulteriormente peggiorata e nel momento in cui noi stiamo parlando, anche se a bassa intensità, è in corso una guerra civile. Tra i vari motivi, sussiste anche il fatto che l’Italia in questi 13 mesi non ha curato la Libia, occupandosi della questione migranti su due epicentri: il primo l’Italia in sé, con la chiusura dei porti, mentre il secondo elemento è quello dell’attenzione al conflitto con l'Europa. Ma il tema dell’immigrazione non si risolve con i porti chiusi, non è un problema che si risolve in Italia e, aggiungo, non è un tema che si risolve in Europa. Naturalmente è molto importante l’atteggiamento dell’Italia e quello dell’Europa, ma il cuore della faccenda è il rapporto tra quest’ultima e l’Africa.

La sinistra deve capire una cosa semplicissima: l’inaccettabilità della sfida nazionalpolpulista deve essere combattuta non con l’accoglienza illimitata ma con il governo dei flussi migratori. Tutta la sinistra europea si sta misurando con questa sfida, credo non ci siano alternative che combatterli tenendo insieme sicurezza, umanità e libertà. Su queste persone si gioca un pezzo fondamentale delle democrazie mondiali

Marco Minniti

Navi militari, difesa dei porti e nuovi accordi con la Libia. Dove ci stiamo dirigendo con la nuova linea di Salvini?
Non mi sembra che Salvini abbia stabilito questi obiettivi. Lei lo sopravvaluta: se il governo avesse una linea guida la situazione sarebbe molto diversa. Ma non è così, la tragedia è che non c'è una visione, un disegno preciso.

Il Pd si è astenuto al voto sulla Libia relativo all'assistenza italiana alle motovedette della guardia costiera libica. Che ruolo sta assumendo la sinistra in questo tema?
Questo passo ha una motivazione ben precisa: dal momento in cui le Organizzazione non governative sono state bandite, la forze marittime italiane trattenute nei porti, che a loro volta sono stati per giunta chiusi, e dal momento in cui la Guardia costiera libica si è trovata da sola ad agire nel Mediterraneo centrale, con evidenti difficoltà, il Partito democratico ha optato per astenersi dal quel voto.
La sinistra deve capire una cosa semplicissima: l’inaccettabilità della sfida nazionalpolpulista deve essere combattuta non con l’accoglienza illimitata ma con il governo dei flussi migratori. Tutta la sinistra europea si sta misurando con questa sfida, credo non ci siano alternative che combatterli tenendo insieme sicurezza, umanità e libertà. Su queste persone si gioca un pezzo fondamentale delle democrazie mondiali.

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