Inps a cinque stelle
11 Luglio Lug 2019 0600 11 luglio 2019

“Viva il reddito, abolirà la povertà”: è la relazione annuale dell’Inps, ma sembra il blog dei Cinque Stelle

Abolizione della povertà, aumento dell’occupazione, riduzione dell’orario di lavoro, Pil potenziale. La prima relazione annuale dell’Inps redatta da Pasquale Tridico, affiancato da Di Maio, è un elogio alle politiche del governo

Tridico Linkiesta
(Filippo MONTEFORTE / AFP)

A fine anno saranno 205mila i nuovi pensionamenti con “quota 100”, quasi il 30% in meno del previsto. Mentre i nuclei familiari percettori del reddito di cittadinanza potrebbero salire fino a 1 milione. Misure che non solo contribuiranno «alla stabilizzazione ciclica dell’economia», ma avranno «anche un impatto positivo sulla crescita potenziale» e sulla annunciata “abolizione della povertà” (poverty gap). Le previsioni più che ottimistiche arrivano dal presidente dell’Inps Pasquale Tridico, nella presentazione del suo primo rapporto annuale dell’istituto alla Camera. Con una premessa: isolando dal bilancio dell’Inps la “reale” spesa per le pensioni, e quindi escludendo tutte le altre prestazioni, viene fuori che il sistema pensionistico italiano «è solido», dice subito rivolgendosi al ministro del Lavoro Luigi Di Maio, che gli siede accanto. «Su questo, andrebbero fatti i confronti internazionali».

Nessun allarmismo, quindi, si trova nel rapporto redatto dal presidente voluto dai Cinque Stelle. Ma solo previsioni positive ed elogi sulle misure messe in campo dal governo gialloverde. Nei primi tre mesi di applicazione del reddito di cittadinanza, le domande sono state oltre 1,3 milioni – sono i numeri che dà il presidente dell’Inps. A fine giugno, risultavano percettori di reddito o pensione di cittadinanza circa 840mila nuclei (di cui oltre 102mila destinatari di pensione di cittadinanza), per un numero complessivo di individui coinvolti di oltre 2 milioni. Con un assegno medio mensile di 500 euro. Considerato che in sede di approvazione del provvedimento i beneficiari erano stimati in 1,248 milioni e la copertura finanziaria prevista era di 5,6 miliardi per il primo anno di applicazione e 7,2 miliardi per il 2020, «un milione di nuclei beneficiari potrebbero essere raggiunti entro la fine dell’anno».

Con un effetto conseguente, dice Tridico, sulla riduzione della povertà assoluta. La spesa per consumi necessaria per portare le famiglie oltre la soglia di povertà assoluta è stimata in 4,9 miliardi. Questo il ragionamento di Tridico: poiché le risorse per l’erogazione del reddito a regime «sono abbondantemente superiori a tale cifra, oltre i 7,2 miliardi di euro, si può concludere che il poverty gap (la distanza media della popolazione dalla soglia di povertà, ndr) potrebbe essere enormemente ridotto, se non eliminato nel caso in cui tutte le famiglie povere risultassero beneficiarie». L’“abolizione della povertà” che Di Maio aveva annunciato a settembre affacciato dal balcone di Palazzo Chigi è ancora nei radar. Anche perché, dice Tridico, bisogna considerare anche la «riduzione indotta dall’aumento dei consumi e dai possibili effetti occupazionali innescati dal reddito».

Si può concludere che il poverty gap (la distanza media della popolazione dalla soglia di povertà, ndr) potrebbe essere enormemente ridotto, se non eliminato nel caso in cui tutte le famiglie povere risultassero beneficiarie

Pasquale Tridico, presidente Inps

“Possibili” effetti occupazionali che ancora non si vedono, però, visto che le chiamate dei percettori del reddito per sottoscrivere i patti per il lavoro ancora non sono partite. Secondo la norma, sarebbero dovute partire a fine maggio. Tant’è che il presidente dell’Inps sfodera un suo vecchio cavallo di battaglia da economista: quello del “Pil potenziale” (come aveva raccontato in questa intervista a Linkiesta). «Oltre all’impatto sulla crescita effettiva», dice, «l’attuazione del reddito di cittadinanza associata al potenziamento dei centri per l’impiego costituisce una vera e propria riforma strutturale del mercato del lavoro, soprattutto nella misura in cui può aiutare a reimpiegare quegli oltre 3 milioni di lavoratori inattivi che l’Istat classifica come “forze di lavoro potenziali”: tutti coloro che sono potenzialmente in grado di lavorare ma che non sono alla ricerca attiva di un impiego». L’offerta di lavoro disponibile quindi, in quest’ottica, aumenterebbe. Conclusione: il reddito «non contribuisce esclusivamente alla stabilizzazione ciclica dell’economia, ma ha anche un impatto positivo sulla crescita potenziale». È il cosiddetto “Pil potenziale”, che mostrerebbe un’altra faccia dell’economia italiana, secondo Tridico, rispetto a quella negativa dipinta nel country report della Commissione Ue.

E nuovi posti di lavoro – questa è la previsione – saranno creati anche grazie al pensionamento anticipato di “quota 100”. Che però vede una partecipazione del 30% minore del previsto, probabilmente perché troppo penalizzante. A fine giugno le domande arrivate all’Inps erano 154.095. A fine anno, è la stima di Tridico, si arriverà a circa 205mila pensionati “quotisti”, per una spesa complessiva di 3,6 miliardi. L’importo medio della pensione mensile per le domande raccolte è di circa 1.900 euro. Ma il bilancio dell’istituto, assicura Tridico, registra una dinamica positiva con un incremento delle entrate contributive di 5,8 miliardi rispetto al 2017. E alla fine propone l’istituzione di un fondo pubblico di previdenza integrativa gestita dall’Inps, mirando a una maggiore canalizzazione degli investimenti in Italia e non all’estero (proposta che si trova anche nello “sblocca cantieri finanziario” elaborato dall’economista Marcello Minenna, molto apprezzato dai 5S).

Il reddito di cittadinanza può aiutare a reimpiegare quegli oltre 3 milioni di lavoratori inattivi che l’Istat classifica come “forze di lavoro potenziali”

Pasquale Tridico, presidente Inps

Stime positive da parte di Tridico anche sugli effetti del “decreto dignità” voluto da Di Maio. Che, dice, ha portato a un miglioramento delle «performance» del tempo indeterminato: «le assunzioni sono aumentate del 10%, le trasformazioni del 59%, con un saldo assunzioni-cessazioni a fine anno molto positivo (+190mila)». Ed è a questo punto che Tridico torna a un’altra sua vecchia proposta per aumentare l’occupazione: ridurre l’orario di lavoro, visto che l’Italia «si colloca in Europa nel gruppo dei Paesi ad alta intensità di ore lavorate». Anche perché, mostra il presidente dell’Inps con un grafico, «nei Paesi dove sono più alte sono le ore di lavoro, anche disoccupazione è più alta».

«Siamo sulla strada giusta e i numeri ci danno ragione», conclude Di Maio facendo un bilancio delle assunzioni create per far funzionare le politiche di welfare messe in campo. «Grazie al turnover quota 100, solo all’Inps 1.869 ragazzi potranno essere assunti entro la metà dell’anno prossimo». A loro, dice, «si aggiungono i circa 3.500 che abbiamo già assunto presso l’Inps per sostenere le politiche del reddito di cittadinanza. È il piano di assunzioni più grande degli ultimi 30 anni. A cui si aggiungono i 2.980 navigator che hanno vinto il concorso e che entro luglio saranno assunti dall’Agenzia nazionale delle politiche attive del lavoro». Totale: «Grazie all’implementazione di queste nuove politiche di welfare, daremo come Stato centrale circa 8.500 nuove occasioni di lavoro a giovani professionalità, che ne troveranno altre a decine di migliaia di giovani come loro che non hanno ancora un lavoro». Se poi si sommano anche i nuovi 4mila operatori dei centri per l’impiego che saranno assunti dalle Regioni, «alla fine dei primi 24 mesi di governo, lo Stato avrà consentito le assunzioni di circa 12.500 giovani operatori delle politiche di welfare per aiutare imprese e cittadini nel mercato del lavoro». Il calcolo è fatto. Finora, il lavoro c’è per chi dovrebbe cercarlo per gli altri. Per tutto il resto, c’è il Pil potenziale.

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