Esteri
12 Luglio Lug 2019 0600 12 luglio 2019

Salvini e i russi? Solo un’altra nuvola di fumo per non occuparsi dell’emergenza Libia

Forse la storia dei finanziamenti russi alla Lega è una bufala, forse no. Ma in ogni caso è l’ennesima arma di distrazione da quella che è la vera crisi - quella libica, dove le potenze europee finanziano chi indebolisce il presidente Serraj, portando al mancato controllo dell’immigrazione

Serraj_Linkiesta
Jewel SAMAD / AFP

Forse la storia dei finanziamenti russi alla Lega è una bufala, o meglio una “patacca”, una storiaccia di millantato credito in cui non si capisce chi voglia prendere e chi voglia effettivamente dare. Forse potrebbe essere la prova di un sostegno diretto a partiti e movimenti sovranisti da parte del Cremlino, secondo una strategia che mira all‘ annullamento delle sanzioni e a un più complessivo indebolimento dell’unità europea. Ipotesi di questo genere sono emerse anche a proposito del Front National di Marine Le Pen e il fatto che Salvini abbia un certo feeling con Putin non è una novità. Se ne è vantato lui stesso.

Occorre comunque attendere che Salvini chiarisca e lo faccia in fretta. L’onore della Lega riguarda lui e i suoi elettori. L’onore e la sovranità del Paese riguardano tutti. Ma c’è una terza ipotesi nella valutazione di questa storia. Che il clamore suscitato sia l’ennesima nuvola di fumo che distrae l’opinione pubblica e la politica dai problemi reali. Più gravi e piú urgenti è sempre in attesa di soluzioni da parte di un governo che non riesce a metterle in pratica, paralizzato da diverse visioni interne e bloccato dai limiti di spesa.

Dalla Russia con clamore, ricorda un po’ la vicenda Sea watch e la polemica sui porti chiusi che spostano l’attenzione dalla dimensione reale del fenomeno migratorio, dal fallimento delle politiche messe in pratica in questi mesi, dal semplice fatto che le normative hanno messo in circolazione piú clandestini, non hanno favorito i rimpatri, non hanno impedito gli sbarchi “fantasma”, che avvengono fuori dal riflettore di Lampedusa.

Nella narrazione pentaleghista le cose funzionano così. I due dioscuri di governo si sparano e si accusano ferocemente l’un l’altro, ma a salve. I giornali assumono il ruolo di coristi amplificatori. La magistratura moltiplica inchieste. La Lega e i Cinque Stelle gridano al complotto. Nel caso delle presunte intrusioni moscovite, le opposizioni di sinistra sparano alzo zero, forse sperando nella grande occasione di mettere in difficoltà l’avversario, ma l’attacco innesca altre reazioni che rimandano al finanziamento dei partiti, agli illeciti della prima e seconda repubblica, al tesoro di Mosca nelle casse del PCI.

Fumogeni insomma, che forse appassionano soltanto il circuito mediatico e il circo politico.

Fingere di preoccuparsi di « sbruffoncelle » umanitarie e fare la voce grossa con i deboli porta voti. Agitarsi per uno scoop di dubbia provenienza potrebbe sortire lo stesso effetto

Un esempio di questa terribile « distrazione « di massa è la crisi libica, di cui si parla pochissimo. La situazione è esplosiva e urgente. Si sa che cosa sarebbe utile fare. L’Italia, il Paese poi direttamente coinvolto nella crisi, non alza nemmeno la voce per fare o chiedere qualche cosa. Ne avrebbe dovere e diritto, ma forse non è abbastanza credibile e autorevole per prendere un’iniziativa di forte impatto.

La crisi libica destabilizza i Paesi vicini, crea le condizioni per giganteschi flussi migratori, offre possibilità di azione e organizzazione a gruppi terroristici. Le Nazioni Unite sono paralizzate da veti incrociati al consiglio di sicurezza. Il generale Haftar, l’uomo forte della Cirenaica, scatena offensive, punta alla conquista di Tripoli, bombarda i campi profughi, riceve armi e aiuti, è sostenuto da Francia, Russia, Usa, Egitto - paesi i cui interessi non sono propriamente convergenti - ma si ferma a metà dell’opera per le resistenze di milizie autonome e dell’esercito regolare fedele al presidente Serraj.

Serraj é l’unico potere ufficialmente riconosciuto dalla comunità internazionale, l’unico sostenuto dall’Italia, ma in realtà debolissimo e asserragliato nella capitale. Così debole da minacciare di aprire i campi profughi e di rinunciare al già precario controllo dei porti, con il risultato di favorire una gigantesca migrazione verso le coste europee e prevalentemente italiane.

Questa è la vera emergenza nazionale. Questa è anche un’ emergenza per cui chiedere all’Europa sostegno e senso di responsabilità. Questo sarebbe un ragionevole motivo di porre qualche domanda alla Francia, prima responsabile del caos libico. E questo sarebbe un buon argomento da affrontare « in amicizia » anche con l’ « amico » Putin.

Fingere di preoccuparsi di « sbruffoncelle » umanitarie e fare la voce grossa con i deboli porta voti. Agitarsi per uno scoop di dubbia provenienza potrebbe sortire lo stesso effetto. Se si rivelerà una bufala avremo la narrazione del capitano immacolato. Se sotto il fumo apparirà un po’ d’arrosto subiremo la narrazione del complotto. Il maestro del genere, Donald Trump, insegna. In ogni caso, “Dalla Russia con clamore !

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook