Verità letterarie
15 Luglio Lug 2019 0600 15 luglio 2019

Herman Melville? Prima che romanziere un grande poeta. E un perfetto fallito

Duecento anni fa l’autore di Moby Dick nasceva a New York. Ma pochi sanno che, malgrado l’opera che l’ha reso noto, per la maggior parte della sua vita fu un poeta, più che uno scrittore. Ecco alcuni dei suoi versi più belli

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Cabbala. Melville nasce il primo agosto di 200 anni fa. Muore nel 1891. Avvicino le date. 1819-1891. Le ultime due cifre si alternano con levità di danza. Herman è nome longobardo, che significa guerriero – da noi suona ‘Ermanno’. Sommariamente, allo studioso Havelock Ellis, Melville racconta l’origine dei suoi avi: “il mio bisnonno paterno era nativo della Scozia. Sul lato materno, nello stesso grado di parentela, il mio primogenitore era nativo dell’Olanda, e da quelle parti le mogli erano tutte della stessa discendenza. Quanto ad altro sangue nelle mie vene non sono informato, salvo per il fatto che la moglie del mio nonno paterno era di ceppo irlandese protestante”. A Melville sopravvivono le figlie Elizabeth e Frances; il primogenito Malcolm muore nel 1867, a 17 anni; Stanwix nel 1886, a 35. Le generalità sulla sua genia le squaderna sulla soglia: la lettera è datata 10 agosto 1890, morirà un anno dopo.

Ribaltiamo Melville, nel gioco del bicentenario. Melville fu, per lo più, poeta. Non solo metaforicamente – di fatto, Moby Dick, è scritto sotto i sussurri di Shakespeare e le visioni di Isaia – ma concretamente. Melville è romanziere dal 1846 (Typee) a The Confidence-Man (1857). Dieci anni di fatica sonora, che producono nove romanzi e una raccolta di racconti. Un capolavoro. Troppe incomprensioni. Tolto Billy Budd, che esce postumo, per il resto della vita Melville è poeta. Baleniere di versi. Il 15 agosto del 1885 Robert Buchanan scrive, sul londinese The Academy: “Nessuno sembra sapere nulla del solo grande scrittore di immaginazione che possa stare alla pari di Whitman su quel continente”. Aveva setacciato New York alla ricerca di HM. Sparito. Melville gioca a celare le sue tracce: come la scia di un veliero perfora l’oceano, poi le acque si rilassano, cancellando tutte le ferite.

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