Scenari
15 Luglio Lug 2019 0557 15 luglio 2019

Tutto uguale, tutto diverso: ecco perché col Russiagate Salvini è diventato inoffensivo

Salvini non sarà incriminato, la maggioranza terrà, il governo andrà avanti. Molto rumore per nulla? No, per nulla. Perché sotto la superficie è cambiato tutto: rapporti di forza, scenari, relazioni internazionali. E per Salvini è uno spartiacque

Putin Russiagate Linkiesta
Yuri KADOBNOV / POOL / AFP

Non succederà nulla, succederà di tutto. Può sembrare un ossimoro, ma non c’è altro modo di spiegare i più che probabili effetti del cosiddetto Russiagate di Matteo Salvini. Apparentemente non ci saranno effetti: con ogni probabilità Salvini non sarà indagato per corruzione internazionale, Giuseppe Conte rimarrà al suo posto e la maggioranza giallo-verde continuerà a governare. Eppure, lo scoop di Buzzfeed ha il potere di cambiare tutto, dentro la maggioranza di governo e nello scacchiere politico italiano ed europeo. Non si andrà al voto perché Salvini non può permetterselo, non perché non vuole. E non perché la Lega perderà qualche voto rispetto alle attuali, siderali, percentuali, ma a causa di ragioni di Stato e di giochi di politica estera che nulla c’entrano con le elezioni. In estrema sintesi, il Russiagate sarà il grande normalizzatore dell’anomalia Lega-Cinque Stelle, il crocevia da cui inizierà una nuova fase, meno belligerante nei confronti dell’Europa, meno tra il governo il Quirinale, meno all’interno della maggioranza stessa.

Partiamo dall’inizio: se pensate che Salvini salterà per via giudiziaria probabilmente resterete delusi. Certo, il leader del Carroccio ce la sta mettendo tutta ad alimentare i dubbi, con una serie di risposte evasive e contraddittorie che mettono in dubbio le sue doti da grande comunicatore. Ma ci stupirebbe davvero se sotto tutto questo fumo si nascondesse l’arrosto. A meno non emergano nuove e schiaccianti rilevazioni che ci stupirebbero, a oggi non c’è nulla che posri verso l'incriminazione del Capitano.
Per ora non c’è l’affare tratteggiato da Savoini e soci, non ci sono prove scritte che attestino che quelle non fossero solo chiacchiere tra millantatori, non si sa nemmeno chi fossero gli interlocutori di Gianluca Savoini, e ancora oggi non si capisce bene che ruolo abbia Savoini all’interno della Lega. Aspettiamo le indagini, per capire vi siano stati flussi di denaro da Mosca a Milano, ammesso e non concesso che da Mosca arrivi risposta positiva alle rogatorie internazionali. Ma in assenza di prove, la parola di Savoini e di Salvini è tutto ciò che abbiamo. E non dubitiamo le due versioni finiranno per collimare, sollevando Salvini da ogni responsabilità.

Non si andrà al voto perché Salvini non può permetterselo, non perché non vuole. E non perché la Lega perderà qualche voto rispetto alle attuali, siderali, percentuali, ma a causa di ragioni di Stato e di giochi di politica estera che nulla c’entrano con le elezioni

Tutto finito? No, per nulla. Perché i propositi bellicosi del Capitano saranno rinviati a data da destinarsi. Non può permettersi, Salvini, di andare al voto oggi, con lo stigma del Russiagate appiccicato in fronte. E non possono permetterselo nemmeno i Cinque Stelle, che se si votasse oggi perderebbero la metà dei deputati. Fine dei ricatti della Lega, quindi. E fine delle provocazioni dei Cinque Stelle.

Difficilmente, da domani, Salvini potrà permettersi di chiedere la testa di qualche ministro pentastellato, con una commissione d’inchiesta che rischia di cadergli in testa. E allo stesso modo, è sintomatico che Di Maio e persino Di Battista non abbiano riservato null’altro che qualche buffetto moralista al leader della Lega. Due debolezze non fanno una forza, ma perlomeno fanno equilibrio.

Lo stesso accadrà all’estero. Salvini rimarrà ministro dell’interno e vicepremier, ma il “most dangerous man in Europe”, come l’ha definito l’Economist di questa settimana è il realtà un leader dimezzato e delegittimato, guardato con ancora più sospetto di quanto già non lo fosse fino alla scorsa settimana, e pure un po’ sprovveduto. Possibile che per trattare un affare del genere Salvini abbia mandato un emissario come Luca Savoini nella hall di uno degli alberghi più famosi di tutta la Russia? Possibile che sia proprio Savoini, il suo braccio destro nei rapporti con la Russia? Possibile che abbia pensato davvero che bastasse vincee le elezioni per giurare da presidente del consiglio al Quirinale? Possibile non sapesse che difficilmente un amico dei russi diventa presidente del Consiglio in un Paese della Nato, pieno di basi e soldati americani?

La delegittimazione derivante dal Russiagate, non solo precluderà palazzo Chigi per un po’, a Matteo Salvini, ma finirà per condizionarne anche le scelte di politica estera.
Ce lo vedete, da domani, Salvini che batte i pugni sul tavolo per un Commissario Europeo leghista? O che minaccia la futura presidente di commissione Ursula Von der Leyen con la stessa tracotanza con cui dava dell’ubriacone a Jean Claude Juncker? O che impone una legge di bilancio che vada nella direzione dello sforamento dei parametri di Maastricht e della procedura d’infrazione col dubbio di non essere più nella lista degli amici fedeli, alla Casa Bianca e all’interno dell’establishment americano?
Accettiamo scommesse: difficilmente il Salvini di domani si metterà a combattere crociate contro Berlino, Parigi o Bruxelles, con tutti i vantaggi del caso per chi come Giorgia Meloni può prenderne il posto e per chi, come Giuseppe Conte, può fargli adeguatamente da nemesi. Improvvisamente il Capitano, quello delle parole chiave chiare come non mai, rischia di diventare né carne né pesce, ambiguo e contraddittorio. Normale.

Ecco perché è così difficile capire chi possa aver registrato Savoini al Metropol e inviato l’audio a Buzzfeed: perché tutti, in qualche modo, avevano ottimi motivi per incastrare Salvini

Buon per l’America, ché non esiste compagno più fedele di quello che deve chiedere scusa. Buon per l’Europa che si trova uno dei principali fattori d’instabilità dell’Unione colpito da uno scandalo che ne mira la credibilità. Buon per Merkel, Macron e per gli altri leader di ogg. Buon persino per la Cina, che coglie tutte le crepe nel blocco a lei contrapposto. Buon per i Cinque Quelle, elevati a rango di interlocutore affidabile della maggioranza gialloverde. Buon per le opposizioni, che hanno un argomento in più contro Salvini. Ecco perché è così difficile capire chi possa aver registrato Savoini al Metropol e inviato l’audio a Buzzfeed: perché tutti, in qualche modo, avevano ottimi motivi per incastrare Salvini.

E questo è quel che pesa davvero: ben più di una registrazione, o di un complotto.

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