17 Luglio Lug 2019 0656 17 luglio 2019

Il bambino di Primavalle è il futuro che stiamo cancellando

Guardatela sino a stamparvela nella testa, la foto del bambino sgomberato, che se ne va con una pila di libri in mano. È lo specchio dell’Italia di oggi, che odia la cultura, se la prende coi più deboli e ha distrutto ogni ascensore sociale

Primavalle Linkiesta

Non serve FaceApp per vedere come sarà l’Italia da vecchia. Basta una fotografia, quella scattata da Massimo Percossi dell’Ansa durante lo sgombero dell’ex istituto agrario di via Cardinal Capranica, a Roma, nel quartiere di Primavalle. La foto la conoscete, l’avrete vista centomila volta, solo ieri, ma dovreste continuare a guardarla fino a stamparvela nel cervello: ritrae un bambino di sette, otto anni appena, che esce dall’edificio occupato reggendo una pila di libri tra le mani, sotto lo sguardo di un poliziotto. Quel bambino è tra gli 80 e più minori che abitavano lì, che frequentavano la scuola del quartiere, che pur in una situazione di illegalità - di cui non aveva responsabilità né colpa - aveva trovato un suo posto nel mondo, un futuro possibile fatto di sapere e cultura.

Non sono un vezzo, quei libri, per il bambino di Primavalle. Sono l’unica possibilità di salvezza, l’unica via per emanciparsi dall’indigenza e dalla marginalità. L’unica legale, perlomeno. E lo sono anche per noi, quei libri nelle mani di quel bambino: l’unica speranza di ridare vita a un Paese morto, di far ripartire quell’ascensore sociale che è precondizione di ogni crescita e di ogni benessere, l’unica strada per costruire un po’ di futuro, anziché subirlo. E che il bambino abbia tratti somatici da italiano autoctono o da italiano di seconda generazione, o da straniero, sinceramente non ci interessa nulla: per noi è solo un bambino coi libri, il bene più prezioso che abbiamo, cui viene impedito di studiare.

Non sono un vezzo, quei libri, per il bambino di Primavalle. Sono l’unica possibilità di salvezza, l’unica via per emanciparsi dall’indigenza e dalla marginalità. L’unica legale, perlomeno

Già, perché per gli sgomberati di Primavalle, così come per tutti gli sfollati, il futuro è un gigantesco punto di domanda. «Abito qui da tredici anni, ora non so dove andare», ripetevano ai giornalisti e alle telecamere gli sfollati, mentre il ministro dell’interno Matteo Salvini prometteva loro la galera, se avessero opposto resistenza. Nemmeno il bambino coi libri sa dove andrà. Per ora è in un centro di accoglienza e promette a se stesso che continuerà a studiare, mentre sui social è ricoperto di messaggi di scherno e insulti, tra chi scommette che la foto sia artefatta e chi dice che quei libri sono corani - come se fosse un motivo più che valido per negare a un bambino una casa e una scuola - e chi si chiede, senza ironia, supponiamo, cosa se ne faccia dei libri un bambino povero e straniero, uno sfollato di Primavalle.

Lo diciamo a chi si oppone a questo governo e a questa maggioranza, culturalmente prima ancora che politicamente: in quella foto c’è la vostra missione. C’è un’emergenza abitativa mai affrontata. C’è il diritto allo studio negato. C’è indifferenza verso il più debole. C’è una visione castale della società, per cui gli ultimi devono rimanere ultimi per sempre. C’è l’inconsapevolezza dell’importanza del sapere e dell’istruzione. C’è una visione distorta della legalità come arma di prevaricazione verso il capro espiatorio di turno (di cui si fa portavoce il leader di un partito che ha rubato 49 milioni di euro allo Stato, non dimentichiamolo mai). C’è una politica che vive sulla polemica e sugli umori dell’oggi, del tutto incurante sugli effetti che le sue scelte avranno sul futuro del Paese.

«Stiamo disperdendo talenti ma anche risorse. La fuga di cervelli all'estero che sta conoscendo l'Italia ci fa perdere circa 14 miliardi all'anno poco meno dell'1% del Pil», ha detto ieri il ministro Giovanni Tria intervenendo proprio ieri ad un evento sull’economia digitale. Ecco, guardatelo così, il bambino di Primavalle: un cervello che eravamo riusciti ad attrarre, per controbilanciare la fuga di chi scappa via da un Paese nemico del sapere. Un cervello che abbiamo scacciato da casa e da scuola, per darlo in pasto alla rabbia dell’Italia peggiore, della sua pancia ignorante. Non sarà mai abbastanza, la vergogna.

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