Pubblica amministrazione
17 Luglio Lug 2019 0600 17 luglio 2019

Whistleblowing: all’Anac due segnalazioni al giorno (ma molte sono anonime)

Presentato il quarto Rapporto annuale sull’applicazione del whistleblowing dell’Anac. Cantone: “L’istituto è ormai entrato nel Dna delle amministrazioni. Preoccupa l’aumento delle segnalazioni anonime: l’anonimo è il contrario del whistleblower”

Cantone Linkiesta
(TIZIANA FABI / AFP)

Pressioni per la riammissione di un concorrente legittimamente escluso da una gara, nomine illegittime nella Polizia municipale, assunzioni senza selezione né requisiti. Si fanno strada anche in Italia i whistleblower, coloro che, da dipendenti o dirigenti della pubblica amministrazione, segnalano illeciti e irregolarità. Nel 2018, all’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), sono arrivate 783 segnalazioni di illeciti negli uffici pubblici: 65 al mese, più del doppio rispetto al 2017. E nei primi sei mesi del 2019 l’Authority ne ha collezionate già 439. Una media di due al giorno. Ma, dato negativo, crescono le segnalazioni anonime per paura di subire ritorsioni. «L’istituto sta entrando nel Dna delle amministrazioni», ha spiegato il presidente dell’Anac Raffaele Cantone nel corso della presentazione del quarto Rapporto annuale sull’applicazione del whistleblowing. «Girare la testa dall’altro lato equivale ormai a una vera e propria complicità».

Anche se, a guardare a valle, le segnalazioni inviate all’Anac, nel passaggio di ufficio in ufficio, non hanno poi conseguenze così immediate. Nel 2018, a fronte delle 783 segnalazioni, si registrano solo gli arresti all’Agenzia delle entrate di ottobre, e a novembre il primo licenziamento per assenteismo scaturito da una segnalazione tramite il sito di Anac all’interno di Roma Capitale.

Il grosso delle segnalazioni, quasi un quarto (22,6%), arriva dal mondo degli appalti. E qui arrivano le critiche di Cantone ai provvedimenti del governo: «Questo dimostra che il tasso di illegalità negli appalti è il dato più preoccupante, a differenza di trend legislativi (leggi sblocca cantieri, ndr) che vanno verso la deregulation». Quanto alla bozza di legge che sta girando sul whistleblower nella magistratura, invece, il presidente dell’Anac ha commentato: «Non solo mi lascia perplesso, anche di più».

Il tasso di illegalità negli appalti è il dato più preoccupante, a differenza di trend legislativi che vanno verso la deregulation

Raffaele Cantone

Diminuiscono invece le segnalazioni per corruzione, cattiva amministrazione e abuso di potere. A seguire i concorsi illegittimi (12,3%), cattiva gestione delle risorse pubbliche o danno erariale (11,5%) e i conflitti di interessi. Quanto alla provenienza, nei primi sei mesi dell’anno, più della metà (51,7%) arriva dal Sud e dalla isole.

A segnalare gli illeciti, nella maggior parte dei casi (55,3%) sono dipendenti pubblici, seguiti dai lavoratori delle imprese fornitrici della pubblica amministrazione (14,2%) e dai dipendenti di società controllate o partecipate (14%). I dirigenti sono solo poco più del 5%. Un dato, come fanno notare da Riparte il Futuro, in contrasto con i trend internazionali, in base ai quali i profili dirigenziali sono più inclini a segnalare dei dipendenti.

Aspetto interessante è l’aumento delle segnalazioni da parte di militari e appartenenti alle Forze dell’ordine: nei primi sei mesi del 2019 ne sono arrivate già 15, mentre il tutto il 2018 erano state solo 11. Oltre un terzo arriva poi da dipendenti di Regioni ed enti locali (38,3%). In significativo aumento la voce “altre amministrazioni ed enti pubblici” (ministeri, enti previdenziali, autorità indipendenti, agenzie pubbliche, etc.), salite dal 17,6 al 27,7%.

Unico neo: l’aumento delle segnalazioni anonime. «L’anonimo è il contrario del whistleblower, che invece è uno che ci mette la faccia», ha detto Cantone. Nel Comune di Palermo, quasi la metà delle segnalazioni arrivate (12 su 28) non riporta il nome del segnalante. Idem in quello di Napoli, dove il whistleblowing è tutt’altro che apprezzato: in un anno sono arrivate solo due segnalazioni, entrambe anonime. All’opposto, invece, si colloca Torino, dove tutti i 12 whistleblower ci hanno messo la faccia.

L’anonimo è il contrario del whistleblower, che invece è uno che ci mette la faccia

Raffaele Cantone

Una volta arrivate alla piattaforma di Anac, le segnalazioni vengono registrate e analizzate. Nel 2018, 20 sono state inviate alla Procura della Repubblica e 19 alla Corte dei Conti. Nei primi sei mesi del 2019 gli invii alla Procura sono già stati 33 e quelli alla Corte dei Conti 29. Il 30% è stato archiviato. Perché, nonostante la qualità delle segnalazioni sia migliorata, c’è ancora chi non ha capito bene di cosa si tratta. «Le segnalazioni devono essere nell’interesse della pubblica amministrazione non del segnalante», ha spiegato Antonia Magnotti, dirigente dell’ufficio segnalazioni whistleblowing. «Ci arrivano invece ancora segnalazioni per problemi tra colleghi, ritardi, liti, e in alcuni casi si è visto anche un uso distorsivo dello strumento, con un dipendente in odore di procedura disciplinare che ha segnalato un illecito nella speranza di diventare intoccabile».

Dopo la “legge Businarolo” del 2017, che ha affidato all’Autorità nazionale anticorruzione il compito di verificare, e sanzionare, eventuali misure discriminatorie nei confronti dei whistleblower (le multe possono andare da 5mila a 50mila euro a seconda dei casi), l’Anac ha avviato finora otto procedimenti sanzionatori: quattro sono stati archiviati, gli altri sono tuttora in corso per gli accertamenti del caso. Nel 2018 sono arrivate venti segnalazioni di azioni ritorsive nei confronti di chi ha denunciato. «È partita una rivoluzione culturale. Il whistleblower non è più delatore o pentito, ma colui che decide di porre fine a prassi dannose per se stesso e per l’intera comunità», ha detto Magnotti.

Ad aprile il Parlamento europeo ha approvato una Direttiva per la protezione dei whistleblower. «L’Europa ci viene dietro in questo caso», spiega la deputata Cinque Stelle Francesca Businarolo, prima firmataria della legge 179. «Al momento solo otto Paesi in Europa hanno una legge sui whistleblower. Si è calcolato che se ce l’avessero tutti si risparmierebbero 40 miliardi di euro l’anno». Da settembre inizieranno i due anni necessari a recepire la direttiva anche in Italia. «Da un lato, il testo europeo contribuirà a migliorare la legge italiana; ma dall’altro dovremo prestare grande attenzione a non fare passi indietro rispetto ai diritti già conquistati in base alla legge italiana», mette in guardia Federico Anghelé di Riparte il futuro.

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