19 Luglio Lug 2019 0709 19 luglio 2019

Non cascateci, la crisi di governo è la solita messinscena di Lega e Cinque Stelle

Di Maio e Salvini non vogliono andare al voto. Il Pd non vuole far loro da stampella. Il Quirinale non vuole che i tecnici facciano il lavoro sporco. I mercati non vogliono caos. Fidatevi: è solo wrestling istituzionale, per distrarci un po' dal Russiagate

Salvini Di Maio_Linkiesta
MARCO BERTORELLO / AFP

A volte succede di rimanere vittime della propria trappola. Succede, ma è un’eccezione. E se crisi di governo sarà, sarà proprio perché Salvini e Di Maio sono rimasti impigliati nella pantomima che hanno architettato per gettare un po’ di fumo negli occhi all’opinione pubblica sul Russiagate: Salvini, per far sì che si parli d’altro. Di Maio, per farsi vedere duro e puro di fronte a una vicenda che imbarazza non poco i Cinque Stelle. Di reale non c’è nulla, o quasi. Siamo al solito wrestling istituzionale tra forze politiche costrette a litigare per poter governare assieme senza perdere voti. E costrette a stare assieme per evitare di implodere ciascuna nelle proprie contraddizioni.

Non c’è crisi, dicevamo, perché nessuno dei due, né la Lega né i Cinque Stelle, vuole andare a votare. Non vuole Di Maio - chiamalo scemo - perché perderebbe metà dei seggi, e pure la leadership. Non vuole Salvini perché sarebbe da pazzi fare un’intera campagna elettorale a rispondere di rubli, corruzione internazionale e alto tradimento. Per quanto possa contare, non vogliono votare nemmeno Forza Italia, anch’essa destinata a essere decimata da eventuali elezioni, e neppure il Pd, soprattutto i renziani del Pd, sempre per questioni di poltrona.

Non c’è crisi, aggiungiamo, perché non c’è un’alternativa. Mettetevi il cuore in pace: è più probabile che Modric vada al Milan che Pd e Cinque Stelle trovino un accordo parlamentare. Anzi, se possibile Di Maio e Zingaretti stanno facendo di tutto per evitarlo. Giusto ieri, il leader dei Cinque Stelle ha definito il Pd come il “partito di Bibbiano” e dal Nazareno è partita una querela per diffamazione contro il ministro dello sviluppo economico. Se è una trattativa politica, la stanno nascondendo molto bene. Anche trovassero l’accordo, peraltro, difficilmente avrebbero dalla loro i voti dei renziani, che al Senato sono decisivi. E ancor meno quelli di Forza Italia, che non possono permettersi di tradire Salvini, a meno che non vogliano una crisi in ogni regione in cui governano con la Lega.

Mettetevi il cuore in pace: è più probabile che Modric vada al Milan che Pd e Cinque Stelle trovino un accordo parlamentare

Non c’è crisi, non dimentichiamolo, perché nemmeno il Quirinale la vuole. Perché c’è una manovra da 30 miliardi di tagli e tasse che attende il governo a ottobre e Mattarella vuole che sia lo stesso governo che ne ha spesi altrettanti giusto un anno fa a disattendere le proprie promesse, e a prendersi la responsabilità di un’eventuale aumento Iva, o dei tagli a detrazioni e deduzioni fiscali, o alla fine degli 80 euro in busta paga. Se sarà governo tecnico, o saranno elezioni, sarà a gennaio o febbraio. Non ora, non qui.

Non c’è crisi, concludiamo, perché non lo vogliono i mercati. Ieri lo spread ha chiuso a 186, il valore più basso da un anno a questa parte almeno. Indifferente al caos istituzionale, alle bordate tra Salvini e Di Maio, alla minaccia del caos. Segnale più che evidente che nessuno ci crede, al caos. Specularmente, nessuno vuole che il caos travolga questa bonaccia, e i nostri eroi parlano tutti i giorni con banchieri, finanzieri, industriali. Difficile credere che agiscano senza tenerne conto. Difficile credere che siano così folli.

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