20 Luglio Lug 2019 0600 20 luglio 2019

La Casa di Carta 3: il populismo di sinistra attacca il cuore del sistema

Torna su Netflix la serie in lingua non inglese di maggior successo di tutti i tempi. Questa volta Il Professore e le Tute Rosse sono protagonisti di un colpo ancora più straordinario del precedente: per attaccare il sistema, ma per seguire un ideale (e redistribuire un bel po' di denaro)

Linkiesta Casadicarta
MIGUEL MEDINA / AFP

[avvertenza potrebbe contenere spoiler] In effetti ci si chiedeva quanto ci avrebbero messo a trasformare la maschera di Salvador Dalì in un simbolo di rivolta sociale “da sinistra”. Novello Guy Fawkes, usato anche nella realtà come nuova maschera contro il potere nelle manifestazioni di piazza, il volto del pittore surrealista diventa nella terza stagione de La Casa di Carta il simbolo che ispira la gente a dire che “non ci sta”. «Abbiamo ispirato tanta gente, per loro siamo nei paladini, dei Robin Hood, è ora di dar loro qualcosa» dice Il Professore mentre ordina a tre dirigibili griffati con l’effige di Dalì di rovesciare 140 milioni di euro per le strade di Madrid. Redistribuzione di massa e prima mossa per gettare la città nel caos e iniziare la più grande ed elaborata rapina di sempre (esatto, ancora più grande ed elaborata di quella alla Zecca di Stato da cui parte la vicenda): alla Banca di Spagna. Un attacco al cuore del sistema, come dice Il Professore.

Da quando la serie si è resa protagonista di un successo sorprendente (è il prodotto televisivo più di successo tra quelli non in lingua inglese) e ha attirato l’attenzione seria da parte di Netflix (che qui ci mette i soldi, e la differenza si vede), si sono susseguite interpretazioni e analogie storico politiche tra la serie a la realtà. Una serie populista, dai tratti sovranisti, dove il Dalì/Guy Fawkes rappresentava non la liberazione - come nel caso di Anonymous - ma il populismo di grana grossa, come quello del Movimento 5 Stelle. Ma è da quando hanno iniziato a parlare di resistenza e hanno inserito una - diciamolo, terribile - versione eurodisco di Bella Ciao, però, che si stava aspettando il momento in cui tutto avrebbe svoltato verso un populismo, beh sì… un populismo di sinistra. Del resto, la svolta si vede pure nelle strategie promozionali. A Milano infatti la pur facile soluzione di usare a proprio favore L.O.V.E., il dito medio di Maurizio Cattelan in piazza Affari a Milano usandolo come “vera” mano di un enorme manichino delle Tute Rosse, vuole essere un messaggio. Oppure a Parigi i cieli sono stati solcati da un dirigibile con su la scritta “Unitevi alla resistenza”. Banale, ovvio, scontato, dozzinale. Ma pur sempre un messaggio. La serie ha preso una strada e la seguirà fino in fondo.

Da quando hanno iniziato a parlare di resistenza e hanno inserito una - diciamolo, terribile - versione eurodisco di Bella Ciao, però, che si stava aspettando il momento in cui tutto avrebbe svoltato verso un populismo, beh sì… un populismo di sinistra.

Nella terza stagione infatti il conflitto tra la banda e la polizia è ancora più aspro. Il popolo sta con loro, assiste all’assedio facendo il tifo, ma le forze dello stato sono determinate e cattivissime. Loro sono pochi, buoni, matti, armati fino ai denti, ma si muovono non per ingordigia, ma per un ideale. Potevano starsene a contare le nuvole nelle varie amiche dei vari atolli in cui avevano deciso di passare il resto della loro milionaria vita, e invece no: Tokio e Rio incasinano tutto e quest’ultimo si fa arrestare e torturare. Il piano nasce da qui. Un piano, vedremo, in cui anche Il Professore sarà chiamato a fare i conti con il suo passato.

Usare l’ideale umano (salvare un compagno in difficoltà) sopra la sete di denaro e potere; portare il caos nell’ordine (lo stato va sempre in crisi e non può che rispondere nel mondo più forte che può); creare indecisione ideologica facendo venire il dubbio che il potere ha torto e sfidarlo è possibile (questo è il senso del videomessaggio a reti unificate che lancia Il Professore, togliendosi la maschera); mettere in discussione la legittimità delle pratiche dello stato per garantire l’ordine (la tortura, i segreti della Spagna contenuti nel caveau della banca); far sì che i sentimenti ci siano - pure troppo, i toni da telenovela restano - e che non abbiano paura di essere espressi (ovviamente sempre al momento sbagliato); la capacità di essere empatici con gli ostaggi rende la banda della Tuta Rossa non un nemico da abbattere, ma degli idoli da seguire e supportare. Un processo interessante, in un momento storico come questo. Lasciate stare il sovranismo: qui non si tratta di soldi o di stampare moneta, si tratta di lottare per quello che si crede giusto. Certo, quando hai 140 milioni di euro da regalare ai madrileni è tutto più facile. Ah, hanno già annunciato che ci sarà una quarta stagione. Salvador Dalì resterà con noi ancora a lungo.

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