Confini
22 Luglio Lug 2019 0601 22 luglio 2019

Nell’inferno di Ventimiglia, dove i clandestini creati da Salvini cercano di scappare dall’Italia

Tantissimi migranti con il permesso di soggiorno per motivi umanitari abolito dal decreto Salvini, cacciati dai centri di accoglienza in Italia tentano di lasciare l'italia prima della scadenza. Alla frontiera tra Italia e Francia passa solo chi ha denaro

Ventimiglia_Linkiesta
MARCO BERTORELLO / AFP

VENTIMIGLIA –La domanda è semplice: è più disumano rinchiudere uomini africani in un container per 15 ore e poi rispedirli oltre confine, come fa Macron? O invece trattenere le persone per 17 giorni in alto mare su una nave, come fa Salvini e la compagine giallo-verde a Roma? Le reazioni di una larga fetta della stampa italiana al dossier di denuncia firmato da ong e associazioni sui trattamenti che la polizia transalpina riserva ai migranti al confine franco-italiano, sembrano virare per la prima ipotesi. «Così il buonista Macron tratta i migranti: rinchiusi senza cibo né acqua» titola Il Giornale. «I francesi ci guardano dall'alto in basso, fanno i prepotenti» scrive Repubblica citando fonti anonime della polizia italiana. Lo “spin” è chiaro: «Italiani brava gente» contro francesi ipocriti e violenti.

Delle frontiere e della loro burocrazia folle che miete vittime su base etnica e impedisce di attraversarle anche a chi i documenti ce li ha e in regola, non si parla. Già. Perché oggi a Ventimiglia il flusso è cambiato. Nessuno o quasi arriva dagli sbarchi. Tantissimi hanno invece il permesso di soggiorno per motivi umanitari abolito dal decreto Salvini – quindi non più rinnovabile –, sono stati cacciati dai centri di accoglienza in Italia e tentano di lasciare la penisola prima della fatidica data di scadenza del documento. Altri devono andare in Francia perché solo lì le ambasciate del loro Paese rilasciano i passaporti. Non vengono fatti entrare lo stesso. Il discrimine fra chi passa e chi no è solo la disponibilità di denaro: i treni vengono tutti rastrellati e fermati fino a quando necessario per controllare bagni e cabine elettriche, con tanto di informatori a bordo, spesso di seconda generazione. Chi invece può pagare 300 euro a un “passeur” comodamente rintracciabile in stazione scavalca il confine in auto. Lo dimostrano i numeri dei migranti in città: dentro al campo Roja sono presenti stabilmente tra le 180 e le 220 le persone. Con un turn over molto rapido di 20 che entrano e 20 che escono su base quotidiana a Ventimiglia. Questo nonostante la polizia francese respinga mediamente 25 persone al giorno (ma possono essere anche 40) lungo la frontiera alta di Ponte San Luigi, abbandonandole sotto il sole su una strada di 10 chilometri che conduce all'ultima città della Liguria.

i bambini con la pelle bianca scendono festosi dal treno, abbronzati, imbracciando palloni da spiaggia e ombrelloni. Un bimbo eritreo di 4 mesi viene bloccato e fatto scendere assieme ai due giovani genitori

Del resto non si parla nemmeno delle due deportazioni messe in atto dalla polizia italiana. Il 6 e il 12 luglio per trasferire nell'hotspot di Taranto 15 e 10 migranti presenti al campo Roja gestito dalla Croce Rossa – ormai il braccio umanitario di Prefetture e Ministero dell'Interno. Violenze ce ne sono state anche lì, di fronte alla resistenza di chi veniva caricato a forza sui pullman. Viaggi Liguria-Puglia che sono affidati all'azienda Riviera Trasporti. Si tratta di un carrozzone bollito del trasporto pubblico locale nel ponente ligure pieno di debiti, di proprietà del Comune di Sanremo e della Provincia di Imperia (più altri 8 piccoli Comuni inclusa Ventimiglia), e che per questo servizio taxi si fa rimborsare dal Viminale 5mila euro a viaggio. Per le 25 persone e i due viaggi dell'ultima occasione il tutto sarà fatturato a un prezzo pro capite di 400 euro a migrante. Forse qualcosa in più, visto che una volta giunti sullo Ionio la polizia si è accorta di aver trasferito anche un regolarissimo richiedente asilo. Gli ha pagato il biglietto di ritorno, come confermano diverse ong locali che hanno seguito la vicenda.

E infine non si parla dell'aspetto più visibile della frontiera. Le differenze su base etnica. Una fotografia rende più di mille parole: i bambini con la pelle bianca scendono festosi dal treno, abbronzati, imbracciando palloni da spiaggia e ombrelloni. Un bimbo eritreo di 4 mesi viene bloccato e fatto scendere assieme ai due giovani genitori. Passano qualche ora nell'ufficio di polizia sopra la stazione. Durante l'identificazione il bimbo piange a dirotto e le sue grida si sentono attraverso le finestre aperte. Dormono dentro un container di 15 metri quadrati e al mattino vengono respinti. Questa volta c'è almeno il buon gusto di chiamare un transfer dalla Croce Rossa e non abbandonarli per strada – cosa che accade sistematicamente a chiunque sia africano o orientale e abbia la sfortuna di avere più di 12-14 anni.

Sembra pietismo. È solo la fredda cronaca di cosa accade martedì 16 luglio alle 20:11 nella stazione ferroviaria di Menton Garavan, primo comune oltre il confine, quando in banchina arriva un treno delle Sncf – le ferrovie francesi – proveniente dall'Italia. I container dove vengono stipati i migranti per la notte lì fuori esistono da anni, almeno dal 2015. Come da anni la schizofrenia europea sui migranti conduce al parossismo: in un stazione ci si aspetterebbe di incontrare la polizia ferroviaria. Al massimo la Gendarmerie nationale, che in Francia ha compiti di polizia di frontiera. No. A Menton Garavan – paesotto turistico e artificiale – sono schierate le Crs. È la Compagnies Républicaines de Sécurité, la celere transalpina, con funzioni anti-sommossa. Non sia mai che il bambino eritreo faccia troppo casino piangendo.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook