cause indirette
24 Luglio Lug 2019 0600 24 luglio 2019

Animali addio: la focena vaquita del Messico è quasi scompasa. E la colpa è dei cinesi

L’animale muore impigliato nelle reti, illegali, lanciate dai pescatori nel mare messicano. Il loro obiettivo però è un altro, il pesce totoaba, che in Cina è apprezzato per le presunte proprietà curative della sua vescica

vaquita
da Wikimedia

Nel 2016 se ne contavano 100 esemplari. A marzo 2019 erano 12. Adesso sono 10. La scomparsa delle focene vaquita, le più piccole del mondo, è dietro l’angolo. Il motivo? La pesca selvaggia praticata nel loro habitat, le coste del Messico. Rimangono impigliati nelle reti illegali lanciate dai pescatori desiderosi di soldi facili e muoiono nell’operazione.

La beffa è che non sono nemmeno loro l’obiettivo della pesca. In quei mari il pesce più ricercato è il totoaba, dotato di una enorme vescica che, una volta strappata, viene venduta nei mercati di Canton e di Hong Kong. Avrebbe (ma in realtà non ha) delle proprietà curative secondo la medicina tradizionale cinese. Addirittura, i più benestanti la usano come regalo o come forma di investimento.

Insomma, è colpa dei cinesi. È colpa di queste loro ridicole superstizioni, di tradizioni pseudoscientifiche da buttare, di abitudini crasse tenute in vita da alcuni parvenu ignoranti. Tutte cose che il loro governo, che non ha nessun merito democratico (e nemmeno si sogna di averlo) non immagina neppure di combattere. Cosa importa se per qualche estratto da stregone si estinguono due specie, gli stessi totoaba e le povere focene vaquita?

Risulta allora comprensibile il piano messo in piedi dall’Unesco che, per invogliare il Messico a contrastare il fenomeno della pesca clandestina creando un programma apposito, è andato a chiedere finanziamenti agli Stati Uniti e, guarda caso, proprio alla Cina.

“È la pesca illegale che sta uccidendo la vaquita”, ricordano alcuni scienziati. E non è un caso che, dopo una sfida legale, la Corte americana per il commercio internazionale ha imposto all’amministrazione Trump di bandire ogni importazione di frutti di mare dal Messico catturati con le reti a tramaglio, che sono quelle che mettono in pericolo le focene.

Corte contro Governo. Uno scenario che a Pechino sarebbe non solo impossibile, ma anche inimmaginabile. È per questo che, oltre alla sfrontata elemosina per contribuire al programma, il governo cinese dovrebbe lavorare molto di più sul piano culturale dei suoi cittadini. Educandoli al rispetto della natura e dell’ambiente (di cui fanno strame) e ad apprezzare la scienza, quella vera, che è comoda quando si tratta di creare reattori nucleari ma viene dimenticata se bisogna risparmiare la vita di qualche cetaceo nel mare messicano.

Nell’ultimo secolo sono riusciti a fare piazza pulita della loro storia e dei loro monumenti. Per le superstizioni c’è ancora da lavorare.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook