Hard Brexit
29 Luglio Lug 2019 0600 29 luglio 2019

Le bugie portano solo alla catastrofe: ecco la lezione che l’Italia dovrebbe imparare da Boris Johnson

Ha distillato menzogne, ha manipolato l’opinione pubblica, ha venduto un’immagine dell’Europa contraria agli interessi inglesi, ha esaltato un euroscettismo che viene da lontano: con Boris Johnson il Regno Unito si dirige dritto verso l’hard Brexit

Boris Johnson_Linkiesta
Rui Vieira / POOL / AP / AFP

Se le bugie di Boris Johnson fossero mosche ne sarebbe ricoperto fino a sembrare invisibile. L’immagine sferzante è una delle tante che circolano in mezzo a biografie e ritratti del neo premier britannico che ne mettono a nudo una carriera politica costellate di fake news, clamorose capriole e indubbia astuzia politica. Restano però senza risposte esaustive le ragioni per cui una società di grandi e secolari tradizioni democratiche, sostenuta da una stampa e da un’opinione pubblica attente e libere, gli abbia creduto e, salvo colpi di scena al momento improbabili, sia ancora disposta a seguirlo fino in fondo, ossia fino al suicidio politico/economico della hard Brexit.

Benché Boris prometta un futuro di prosperità fuori dall’Europa e blandisca gli inglesi con la prospettiva di una nuova grandezza, gli indicatori economici e sociali dicono il contrario. Ma tant’è, la “frittata” come si dice è fatta, lo psicodramma collettivo si è compiuto. Boris ha distillato menzogne, ha manipolato l’opinione pubblica, ha venduto con brillanti editoriali un’immagine dell’Europa contraria agli interessi inglesi, ha esaltato un euroscettismo che viene da lontano, probabilmente dal momento stesso dell’adesione della Gran Bretagna. Ma il neo premier britannico ha soprattutto scosso l’albero e raccolto i frutti. Non è lui il responsabile della catastrofe annunciata. Ne è il terminale, l’utilizzatore di maggior successo, l’uomo che vi ha contribuito nel tempo e che è stato capace di intestarsene il “merito”.

Di fronte a tutto questo, leader politici responsabili avrebbero il dovere di indicare una prospettiva

In questo senso, la lezione di Boris si presta a qualche riflessione al di fuori del contesto british. Il modello di cui si nutre il nuovo modo di fare politica è in fondo lo stesso. Ci sono problemi oggettivi, ferite nuove e antiche, drammi sociali ed economici. C’è la complessità di società in veloce trasformazione, in cui i valori, le condizioni sociali, l’identità sono sempre più messi in discussione da ondate migratorie. Al tempo stesso, le classi dirigenti nazionali, i partiti tradizionali, le istituzioni sovranazionali sembrano in ritardo, a volte sorde, a volte incapaci di rispondere a nuovi bisogni.

Di fronte a tutto questo, leader politici responsabili avrebbero il dovere di indicare una prospettiva, di mantenere salda la rotta dei valori, di difendere l’ideale di una società coesa, solidale, inclusiva, di battersi per cambiare le cose che non vanno in Europa, senza però dimenticare gli ideali e le ragioni per cui l’Europa è stata costruita. Questo si può e si deve fare a prescindere da simpatie, sensibilità e culture politiche diverse, perchè appunto sono in gioco valori comuni e la stessa convivenza civile.

Di questo passo, il problema non sono più la Brexit o il sovranismo, ma il modo di ottenerlo che avvelena a colpi di menzogne il contesto

La lezione di Boris ci dice che la Gran Bretagna può andare verso l’implosione, dall’Uster alla Scozia, con conseguenze ben più drammatiche di quelle economiche già visibili. Se la lezione di Boris si applica all’Italia, le nubi non sono meno fosche. Lo spargimento di bugie, la manipolazione dell’opinione pubblica, il silenzio su problemi reali, le promesse senza seguito sono da qualche tempo pane quotidiano. C’è un insopportabile clima da caccia alle streghe. Ci sono opinionisti che anzichè diffondere opinioni vomitano falsità, prontamente diffuse in rete. La vicenda dell’assassinio del carabiniere a Roma è emblematica, sia nel senso della propaganda sull’identità degli assassini (americani, non maghrebini, signora Meloni!), sia nel senso di appelli a pene “esemplari” che fanno rivoltare Beccaria nella tomba del buon senso. La moltiplicazione di episodi razzisti passa sotto silenzio, nell’attesa di poter gridare al lupo nero, anche quando trattasi di lupo bianco.

Di questo passo, il problema non sono più la Brexit o il sovranismo, ma il modo di ottenerlo che avvelena a colpi di menzogne il contesto. Il prezzo collettivo è la perdita di umanità e compassione, offuscate da odio e frustrazioni.

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