30 Luglio Lug 2019 0728 30 luglio 2019

Carabiniere ucciso, la vera fotografia che ci deve far vergognare è quella di un Paese allo sbando

Fughe di notizie incontrollate, polemiche politiche con i presunti assassini ancora in libertà, rissa politica continua e i presunti colpevoli che rischiano di farla franca: difficile fare peggio di così

Foto Americano Linkiesta
Vincenzo PINTO / AFP

In un Paese normale sarebbe andata così: i giornali avrebbero dato la notizia di un carabiniere rimasto ucciso. Gli inquirenti avrebbero indetto una conferenza stampa per informare la stampa dell’accaduto, chiedendo riserbo in quanto gli assassini non erano ancora stati identificati. Una seconda conferenza stampa avrebbe informato l’opinione pubblica degli avvenuti arresti e dell’identità dei presunti colpevoli. Il ministro dell’interno avrebbe rilasciato alla stampa due dichiarazioni: una, dopo l’omicidio, per esprimere solidarietà alla famiglia del carabiniere ucciso. L’altra, dopo l’arresto, per complimentarsi con le forze dell’ordine. Il giorno del funerale, infine, tutte le cariche istituzionali e i leader delle principali forze politiche si sarebbero seduti uno a fianco all’altro, in Chiesa, per commemorare il carabiniere scomparso, senza rilasciare alcuna dichiarazione.

Ecco. Ora misurate la distanza dell’Italia da un Paese normale. Vi aiutiamo: da noi, i giornali hanno cominciato a parlare di assassini nordafricani, evidentemente imbeccati da qualcuno, prima che vi fosse alcuna comunicazione formale. Il ministro dell’interno Matteo Salvini è intervenuto a una trasmissione televisiva del mattino per informarci che i due nordafricani sarebbero stati consegnati alla giustizia e per loro ci sarebbero stati lavori forzati a vita. Il suo alleato di governo Luigi Di Maio, vicepremier, ministro dello sviluppo economico e del lavoro, ha rincarato la dose, dicendo che i due nordafricani avrebbero scontato la loro pena nelle patrie galere “di casa loro”. L’opposizione non ha avuto nulla da eccepire - anzi, dei due nordafricani ha parlato pure l’ex presidente del consiglio Paolo Gentiloni fino a che non si è scoperto che i due killer del carabiniere non erano cittadini americani. A quel punto, è iniziata la canea di segno opposto e ad accusare gli avversari di strumentalizzare il caso sono stati proprio gli sciacalli di cinque minuti prima, mentre Salvini ha cercato di buttarla in caciara parlando di pena di morte.

Possiamo raccontarci come vogliamo, ma questo è quel che siamo. Un Paese che non riesce a darsi un contegno nemmeno quando la situazione lo richiederebbe. Un Paese in cui non si riesce a dare giustizia a carabiniere morto ammazzato senza buttarla in caciara

Ancora non era spuntata la foto di Gabriel Christian Natale Hjorth, uno dei due giovani americani arrestati con l’accusa di omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, ammanettato con una benda attorno agli occhi in attesa di un interrogatorio. Apriti cielo, di nuovo: l’opinione pubblica si spacca in due tra chi vede in quella benda la fine dello stato di diritto in Italia e chi chiede di avere pietà per il carabiniere ucciso, non per il suo assassino, mentre il funerale del carabiniere ammazzato diventa occasione per ulteriori polemiche, con la folla che chiede giustizia (sommaria? Esemplare?), mentre il generale dell’Arma chiede rispetto per l’Arma. Le immagini del ragazzo ammanettato fanno il giro del mondo, nel frattempo, e gli avvocati americani si fregano le mani, al pensiero di poter usare questo incidente per chiedere l’estradizione del ragazzo, o per annullare il processo. Il premier e i politici dell’opposizione disertano la cerimonia, lasciando il palcoscenico ai soliti Salvini e Di Maio. Che tempo poche decine di minuti dalla fine delle esequie tornano ad attaccarsi a vicenda su Tav e Autonomie.

Possiamo raccontarci come vogliamo, ma questo è quel che siamo. Un Paese che non riesce a darsi un contegno nemmeno quando la situazione lo richiederebbe. In cui l’azione delle forze dell’ordine è soggetta sempre e comunque a strumentalizzazioni politiche di segno opposto. In cui le fughe di notizie (e di fotografie) sono all’ordine del giorno, anche quando rischiano di compromettere indagini ancora in corso o a complicare l’iter processuale, soprattutto in presenza di abusi, piccoli e grandi che siano, su un cittadino straniero. In cui il funerale diventa regolarmente un comizio per lanciare messaggi, o una passerella per misurare il consenso politico di questo o quel leader. In cui il senso dello Stato dura il tempo delle esequie, forse nemmeno quello. In cui tutto questo avviene a caso ancora aperto, con una marea di punti oscuri ancora da chiarire. Un Paese in cui non si riesce a dare giustizia a carabiniere morto ammazzato senza buttarla in caciara. Un Paese da cui viene voglia di scappare a gambe levate.

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