Oltre Cambridge analytica
30 Luglio Lug 2019 0600 30 luglio 2019

Facebook & C. continuano ad arricchirsi vendendo i nostri dati (ma noi continuiamo a usarli)

I social network, a partire da Facebook, Twitter e WhatsApp, sono sempre più utilizzati, malgrado stiano emergendo sempre più scorrettezze da parte delle grandi aziende in termini di tutela dei dati personali. Per questo sta venendo istituito un comitato di controllo apposito: ma basterà?

Mark Zuckerberg
Paul Marotta / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / AFP

Cosa accade ogni minuto online? Ci ha pensato Domo a rispondere con una grafica dall’indicativo nome “Data never sleep”. Nel 2019 ogni sessanta secondi vengono scaricate 390030 app, vengono visualizzati 694444 video su Netflix, vengono pubblicate 277777 storie e caricate 55140 foto su Instagram. Ancora, sono visti 4500000 video su Youtube, vengono inviati 511200 tweet, su Skype si fanno 231840 chiamate e proviamo a informarci su Google con 4497420 ricerche. A questi numeri, davvero impressionanti, se ne sono aggiunti altri nei giorni scorsi. Facebook e Twitter, ad esempio, hanno fornito i risultati del secondo trimestre di quest’anno. Partendo dal social dai 280 caratteri, come si legge su Intime, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso i ricavi sono cresciuti del 18% e ammontano a 841 milioni di dollari, mentre quelli pubblicitari hanno registrato un +21%. I ricavi complessivi sono aumentati anche rispetto al trimestre precedente del 5%. Gli utenti giornalieri, pur lontani dai 203 milioni di Snapchat, per il secondo trimestre sono stati 139 milioni, in crescita di 5 milioni rispetto ai tre mesi precedenti.

Passiamo ora a Facebook, come riporta Primaonline, i suoi utenti quotidiani sono 1,6 miliardi circa, la quota di quelli che adoperano la piattaforma ogni mese è aumentata dell’8% e anche i ricavi sono in crescita. Hanno infatti registrato un+28% annuo e sono arrivati a 16,9 miliardi, dei quali la maggioranza, ovvero il 90%, è prodotta dalla pubblicità. Mark Zuckerberg in un post del 24 luglio ha scritto che attualmente ci sono oltre 2,7 miliardi di persone in giro per il mondo che usano Facebook, Instagram, WhatsApp e Messenger ogni mese e oltre 2,1 miliardi di persone che usano almeno uno di questi servizi ogni giorno. Eppure dalle parti di Menlo Park i problemi non sono pochi. Martina Pennisi sul Corriere della Sera ha infatti spiegato che dopo il caso Cambridge Analytica, l’agenzia americana per la protezione del commercio ha scoperto che Facebook non ha informato in maniera chiara i propri utenti sull’uso che viene fatto dei loro dati da terze parti.

Il dipartimento di giustizia degli Stati Uniti starebbe verificando il rispetto delle norme antitrust da parte delle grandi aziende tecnologiche

Scarsa trasparenza ha riguardato anche il riconoscimento facciale, inserito come impostazione predefinita, e la raccolta dei numeri di telefono per l’autenticazione, adoperati a scopi pubblicitari senza che fosse indicato in maniera esplicita. La multa comminata per queste violazioni ammonta a cinque miliardi di dollari. Mark Zuckerberg ha ribadito gli impegni sulla trasparenza e ha scritto che è stato istituito un comitato sulla privacy, alla stregua del comitato di revisione contabile, con il compito di effettuare tutti i controlli e le verifiche necessarie e portare alla realizzazione del programma previsto in tema di protezione dei dati. Altra questione ardua è quella relativa ai contenuti pubblicati sulla piattaforma. A tal proposito, dopo un confronto sulla libertà di espressione con esperti di tutto il mondo, la decisione è stata quella di formare un consiglio di sorveglianza entro fine anno, che dovrà decidere sui contenuti.

Probabilmente però Facebook dovrà affrontare anche un altro problema. Come riportato infatti dal Guardian, il dipartimento di giustizia degli Stati Uniti starebbe verificando il rispetto delle norme antitrust da parte delle grandi aziende tecnologiche. Molti esponenti del mondo politico avevano auspicato questa scelta, tra cui la candidata democratica per la Casa Bianca Elizabeth Warren.

In attesa di capire cosa accadrà, gli utenti continuano a usare le proprie app preferite e a trascorrere sempre più tempo sui social network per quella che sembra ormai un’abitudine irrinunciabile. Basti pensare che, ad esempio, stando ai dati Audiweb powered by Nielsen, riportati da Vincenzo Cosenza, a dicembre 2018 su WhatsApp c’erano 31 milioni e 700 mila italiani per un utilizzo medio per persona di 14 ore in un mese e circa 23 milioni di utenti mensili su Facebook Messenger, con un tempo d’uso medio di un’ora e 15 minuti, senza considerare i social network veri e propri.

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