febbre bianca
30 Luglio Lug 2019 0600 30 luglio 2019

“Gli Incendi in Alaska e Siberia sono solo l’inizio: i mutamenti dell’Artico cambieranno il mondo”

Parla Marzio Mian, esperto della regione artica, tra nuove tratte, ecosistemi in pericolo e shock geopolitici: “Tutta la regione è soggetta a una trasformazione travolgente. Quello che fa più impressione è lo scioglimento del permafrost, che potrebbe far saltare davvero qualsiasi immaginario”

Artico Linkiesta
KIRILL KUDRYAVTSEV / AFP

La strada si accorcia, purtroppo, però, non per tutti. Il surriscaldamento globale scioglie i ghiacci dell'Artico dando vita a un nuovo mare, nuove rotte e inediti scenari. È partita la “gara polare”, la “febbre bianca” o come in molti lo definiscono il secondo allunaggio. Tra loro c’è anche Marzio Mian, giornalista, fondatore della società no profit The Arctic Times Project e autore del libro, edito in Germania, Spagna, Sud America e Italia, Artico. La battaglia per il Grande Nord (Neri Pozza, 2017) “Dal punto di vista politico ed economico è chiaro che quando tu hai un nuovo mondo, come fu l’America ai tempi di Colombo, con un nuovo mare e nuovi spazi, l’interesse è enorme. Rispetto alla colonizzazione di queste aree, non è difficile immaginare delle crisi e dei conflitti, delle contese (che già esisto)”.

Russia e Cina su tutti, poi Usa e infine Europa, utero in affitto di questo embrione bellico. Le grandi potenze si muovono sulle ombre della colonizzazione, attratte dalle risorse petrolifere, l’apertura di nuove vie commerciali, flussi di pesca sconosciuti e tanta spazio climaticamente vivibile da occupare. Senza pensar troppo all’ambiente. “Tutta la regione artica nel suo insieme è soggetta a una trasformazione travolgente da ogni punto di vista. Sapevamo che il riscaldamento dell’oceano Artico è doppio rispetto al resto del pianeta, però è chiaro che quella che viene definitiva una spirale irreversibile ha assunto un’accelerazione che gli scienziati stessi non riescono a seguire e a interpretare”.

Temperature mai viste e incendi devastanti stanno distruggendo Alaska e Siberia. Cosa sta realmente succedendo?
Non solo in Alaska e in Siberia, tutta la regione artica nel suo insieme è soggetta a una trasformazione travolgente da ogni punto di vista. Sapevamo che il riscaldamento dell’Oceano Artico è doppio rispetto al resto del pianeta, però è chiaro che quella che viene definitiva una spirale irreversibile ha assunto un’accelerazione che gli scienziati stessi non riescono a seguire e a interpretare rispetto ai propri canoni di studio, in quanto sovvertiti. Mi occupo di artico sul campo da 10-12 anni ormai, e ho assistito a vari fasi nelle quali, comunque, è sempre stato difficile fare previsioni.

Quindi è solo l’inizio?
Assolutamente. Quello che fa più impressione è lo scioglimento del permafrost di cui la regione artica è composta in gran parte. Questo potrebbe far saltare davvero qualsiasi immaginario, creando migrazioni climatiche e deportazioni di intere popolazioni.

Rispetto alla colonizzazione di queste aree, non è difficile immaginare delle crisi e dei conflitti, delle contese (che già esisto). Soprattutto a fronte di una gestione di questi territori quasi da far west, in quanto, in primis, mappati solo per il 15 per cento

Marzio Mian

Il cambiamento di questo ecosistema come si traduce per il resto del mondo?
È chiaro che l’Artico è l’aria condizionata del pianeta. Nel momento in cui viene a mancare, saltano dinamiche millenarie e si alterano i sistemi metereologici, per cui abbiamo queste ondate di calore, queste precipitazioni mai viste, questa tropicalizzazione dei territori. Tutto ciò, per i prossimi anni, si presta a una lettura facile: nel momento in cui il pianeta sarà sovrappopolato, con sempre più necessita di risorse, come il combustibile fossile, il Grande Nord del mondo, poco popolato, che detiene il 40% delle riserve fossili del pianeta, progressivamente sempre più abitabile dal punto di vista climatico, sarà di conseguenza il nostro destino. Già avviene questo, senza usare il futuro: la progettazione di nuovi aeroporti, nuove città, nuovi porti e le previsioni delle grandi banche e dei grandi fondi in vista di una secondo “allunaggio”.

Andiamo incontro alla scoperta di un nuovo pianeta?
Dal punto di vista politico ed economico è chiaro che quando tu hai un nuovo mondo, come fu l’America ai tempi di Colombo, con un nuovo mare e nuovi spazi, l’interesse è enorme. Rispetto alla colonizzazione di queste aree, non è difficile immaginare delle crisi e dei conflitti, delle contese (che già esisto). Soprattutto a fronte di una gestione di questi territori quasi da far west, in quanto, in primis, mappati solo per il 15 per cento.

In termini politici, l’apertura di queste nuove tratte rischia di offuscare il crocevia Europa?
Assolutamente sì. L’Europa, che già ha un ruolo infinitamente marginale rispetto a quello della Cina, che non è un Paese artico ma lo è di fatto sotto molti punti di vista, mercantile, economico, diplomatico - per Pechino l’Artico è una priorità -, nonostante l’affaccio con la Scandinavia e in particolare con la Groenlandia, attraverso al Danimarca, sotto un punto di vista di studio scientifico e di progetti, è esclusa dal gioco. Per fare un esempio, la connessione tra Kirkenes e l’Europa è già in mano alla Cina: la ferrovia che verrà costruita a breve tra la città norvegese e quella finlandese di Rovaniemi, per il traporto merci e di container dall’artico verso il Centro Europa, è finanziata dalla Cina. Il tunnel tra la Finlandia e l’Estonia, era un progetto europeo adesso di Pechino. In altre parole, l’Europa sarà tagliata fuori dal commercio nella sua stessa pancia: praticamente le merci partiranno da Shanghai e arriveranno nel Vecchio Continente senza che questo tocchi palla.

L’attore più attivo, nonostante ciò, è la Cina. Questa sta adottando delle manovre che neanche in Africa: quello delle materie prime in cambio di infrastrutture è una manovra quasi passata

Marzio Mian

Siamo di fronte a un’egemonia cinese…
Come se non bastasse, l’Europa non ha voce in capitolo su una regione fondamentale nello scacchiere, ovvero la Groenlandia. I legami tra il governo inuit e quello cinese allarmano l’Europa: ma quest’ultima è completamente in ritardo, non avendo avviato alcuna trattativa simile. Gli unici che si stanno dando da fare sotto l’aspetto geopolitico sono gli Stati Uniti.

Nel risiko planetario, quale potenza è in vantaggio?
La potenza geografica storica è la Russia. Pian piano ha spostato negli anni il suo baricentro geopolitico sempre più a nord, collocando risorse militari che adesso formano arsenali pazzeschi. La Russia, tuttavia, potrebbe cercare un’alleanza (anche se al momento è più prigioniera) con la Cina, in quanto costretta a rivolgersi a Pechino per un prestito a fronte delle salate sanzioni Ue. Gli Stati Uniti non sono mai stati una potenza artica, non ci hanno mai creduto nonostante l’Alaska: con Trump e Pompeo, però, c’è stato un risveglio muscolare, con minacce e accuse rivolte alla Cina e promesse di azioni perentorie. L’attore più attivo, nonostante ciò, è la Cina. Questa sta adottando delle manovre che neanche in Africa: quello delle materie prime in cambio di infrastrutture è una manovra quasi passata. In Groenlandia, nonostante l’Europa per un giuoco di forze non abbia mai interferito con gli affari di Pechino, su un territorio che per il 90% è ancora del Regno di Danimarca la Cina si muove liberamente, senza trovare ostacoli e portando a termine i suoi interessi. Lanciando perfino provocazioni, con l’invito al governo inuit di stabilire sul territorio cinese un’ambasciata permanente. Se provocazione si può chiamare: in quanto l’Europa è ferma e gli Stati Uniti non riescono a decidersi.

Non voglio fare la Cassandra, ma da tutto questo, in un mare che non ha mai conosciuto la guerra, potrebbero sortire uno scenario con dei conflitti

Marzio Mian

Questa febbre “bianca”, in particolare per quella che saranno le nuove prospettive di pesca, avrà bisogno di leggi e regolamenti. A che punto siamo?
Sono stato recentemente con la Guardia costiera norvegese e parlando con il comandante il quadro che è emerso è a dir poco spaventoso. Quello della pesca è per loro il secondo petrolio. Il merluzzo per esempio si sta spostando verso acque ignote: non si conosce la sua destinazione e se vada incontro a un suicidio. Nondimeno, loro stessi hanno notificato come perfino il pesce sia origine di conflitti: esso si sposta determinando impoverimento o arricchimenti.
L’altra cosa è il turismo. C’è questo boom delle navi da crociera a latitudini incredibile: il comandante ha ricordato quando in un giorno, attorno alle isole Svalbard, c’erano ben 19 navi, una con a bordo 9mila passeggeri. Alcune situazioni sono anche per loro nuove: i fondali spesso sulle carte sono segnalati di 50 o 100 metri, quando in realtà sono profondi 20. Cosa potrebbero fare in caso di incidente? Assolutamente nulla, tra tempi di percorrenza e temperature letali delle acque. A fronte di una corsa inarrestabile, il legislatore fatica a stare al passo e, pertanto, è una situazione da far west. Tutti gli accordi sono diventati anacronistici, la stessa legge del mare è superata, non tenendo conto delle nuove acque.

Come cambieranno le fattezze mondiali a margine di una battaglia per il Grande Nord?
L’uomo è uguale a se stesso: coglie le opportunità che gli si presentano, a volte forzando le situazioni. L’homo sapiens non ha fatto altro che occupare nuovi territori, e con un’occasione del genere, unica nella storia dell’umanità, con una fetta di mondo tutta da occupare, l’umanità non si farà scappare l’affare. La tecnologia sta investendo in questo nuovo mondo, le assicurazioni della navi spacca ghiaccio investono nel futuro: in quanto unica regione al mondo dove i verbi si declinano al futuro. Non capita da nessuna altra parte. Non voglio fare la Cassandra, ma da tutto questo, in un mare che non ha mai conosciuto la guerra, potrebbero sortire uno scenario con dei conflitti.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook