Ridateci la Gioconda
1 Agosto Ago 2019 0600 01 agosto 2019

Gozi traditore? L’ennesima bufala per non parlare dell'Italia a crescita zero

Luigi Di Maio e Giorgia Meloni chiedono la revoca della cittadinanza per l'ex sottosegretario agli Affari europei appena nominato consigliere nel gabinetto del primo ministro francese. Anche Salvini attacca ma sembra l'ennesima arma di distrazione di massa per non parlare di Russiagate e Tav

Gozi_Linkiesta
ALBERTO PIZZOLI / AFP

Spia, traditore, nemico della patria. Senza saperlo l’Italia fiaccata dal caldo si è svegliata in un film di James Bond. E lo 007 pronto a rivelare i segreti di stato italiani sarebbe Sandro Gozi, ex sottosegretario agli Affari europei del governo Renzi che da pochi giorni è diventato consigliere nel gabinetto del primo ministro francese Edouard Philippe. Un problema di sicurezza nazionale secondo il vice presidente del Consiglio Luigi Di Maio che minaccia di togliere la cittadinanza a Gozi, nelle stesse ore in cui il governo italiano chiedeva alla Francia di accogliere i 116 migranti della Gregoretti, assieme ad altri cinque Stati europei. Incoerente? No, sovranista all’amatriciana. Dopo l’incontro con i gilet gialli, la polemica sul Franco Cfa e lo scontro sulla Tav, la Francia è tornata a essere il nemico nazionale per il governo gialloverde. In attesa della prossima marcia indietro per ragioni di realpolitik, ci aspettiamo almeno la richiesta della Gioconda.

E dire che nessuno aveva protestato quando Gozi si era candidato alle elezioni europee del 26 maggio nelle file di En Marche, la lista del presidente francese Emmanuel Macron. Facciamo mea culpa, anche noi abbiamo tradito la patria intervistando Gozi il 28 marzo. All’epoca ci disse: «Ritengo che le candidature come la mia siano l'unico modo per far nascere veramente dei movimenti transnazionali senza i quali non ci sarà mai una vera democrazia europea». Ingenui noi a pensare fosse veramente quella la sua intenzione e a non vedere il disegno più grande. Ironie a parte, chiariamo una cosa: per legge tutti i cittadini italiani si possono candidare alle elezioni comunali ed europee. E come ricorda la giurista Vitalba Azzolini, che spesso scrive in questo giornale: «Non esiste una norma che vieti a chi abbia avuto cariche pubbliche in Italia di averle altrove. Non c'è un'incompatibilità prevista in astratto dal legislatore. Quindi, per chiedere le dimissioni, il governo dovrebbe dimostrare un conflitto di interessi concreto».

Più che un conflitto di interessi, la nomina sembra più dovuta a un conflitto di date. Gozi è diventato chargé de mission solo perché è il primo dei non eletti al Parlamento europeo nella lista di Macron e aspetta di subentrare come eurodeputato quando a novembre i colleghi inglesi lasceranno il loro seggio, a Brexit avvenuta. Una posizione tampone e non una carica con dei poteri particolari, come spiega un incredulo Gozi a Linkiesta: «Non sono né ministro, né sottosegretario, ma consigliere. Ormai accade sempre più spesso, addirittura per i presidenti delle banche centrali, tanto più per consiglieri giuridici e politici all’interno dell’Unione europea». E a chi ha chiesto la revoca della cittadinanza come Di Maio e la leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni, Gozi risponde: «Giuridicamente è una bestialità perché la norma vieta interventi sulla cittadinanza per motivi politici, istituzionalmente è una castroneria perché discriminare l'accesso a cariche pubbliche in ambito intraeuropeo vuol dire violare il trattato dell’Unione europea. Politicamente e moralmente è inaccettabile, in quanto espressione del più becero nazionalismo»

Il caso Gozi sembra l'ennesima arma di distrazione di massa per non parlare del mandato zero, del Russiagate o della crescita nulla del Pil italiano. Ma per quello basterebbe una moto d'acqua della Polizia

Ma si può veramente revocare la cittadinanza? «In teoria sì», spiega il giornalista esperto di Francia, Francesco Maselli, autore e ideatore di Cavour, il primo podcast che analizza in dettaglio la politica estera italiana. «L’articolo 12 della legge 91/1992, n.91. stabilisce che Il cittadino italiano perde la cittadinanza se, avendo accettato un impiego pubblico od una carica pubblica da uno Stato o ente pubblico estero o da un ente internazionale cui non partecipi l'Italia, ovvero prestando servizio militare per uno Stato estero, non ottempera, nel termine fissato, all'intimazione che il Governo italiano può rivolgergli di abbandonare l'impiego, la carica o il servizio militare». Ovvero se Gozi rifiutasse di dimettersi dopo la richiesta del governo italiano potrebbe perdere la cittadinanza. «Ma se Gozi dovesse perdere la cittadinanza italiana, essendo sprovvisto di un'altra, diventerebbe apolide. E l'Italia ha ratificato nel 2015 la Convenzione sulla riduzione dell’apolidia che impedisce a una persona di perdere la sua cittadinanza, se questo vuol dire diventare apolide», chiarisce Maselli. «Sarebbe interessante vedere il governo italiano impelagarsi in un complicato contenzioso giuridico internazionale soltanto perché gli sta antipatico Sandro Gozi».

Il problema non è solo giuridico ma politico. Da quando la Francia è diventata nemico dell'Italia? Quali segreti potrebbe mai rivelare Gozi a un governo con cui condividiamo l'alleanza nella Nato e nell'Unione europea? E anche fosse vero ci sarebbe bisogno di assumere una carica così in vista? Ogni spia che si rispetti agisce dietro le quinte. Se davvero Salvini e Di Maio pensano che c'è un rischio di sicurezza nazionale perché hanno chiesto proprio alla Francia di ospitare una parte dei migranti della nave Gregoretti? Perché allora si continua a fare la Tav e soprattutto perché non è ancora stato ritirato il nostro ambasciatore a Parigi? Non si grida al lupo al lupo per poi non fare nulla perché il rischio è quello di perdere credibilità internazionale, ancora una volta. La sensazione è che Gozi sia stato nominato consigliere anche per spiegare ai cugini francesi perché questo governo sceglie sempre le battaglie politiche più sterili e controproducenti in politica estera. Senza contare che il ministro dell'Interno dovrebbe fare attenzione ad accusare qualcuno di agire contro gli interessi dell'Italia quando un suo collaboratore, Gianluca Savoini, è accusato di aver chiesto una tangente a dei russi in cambio di favori del governo italiano. Nell'era dei complottismi, abbiamo anche noi una teoria: che tutto questo sia l'ennesima arma di distrazione di massa per non parlare del mandato zero, del Russiagate o della crescita nulla del Pil italiano. Ma per quello bastava una moto d'acqua della Polizia.

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