2 Agosto Ago 2019 0729 02 agosto 2019

Non pensate alla zingaraccia: Salvini si batte mettendolo di fronte ai suoi fallimenti

Insulti razzisti, cronisti irrisi, attacchi violenti a partner internazionali: il Salvini balneare è ancora più truce e eccessivo. Ma questa è la sua strategia per sopravvivere ai suoi fallimenti: farli dimenticare dietro bermuda e insulti. Non caschiamoci

Salvini Sky Linkiesta

Non c’è notizia, scusateci. Non è la prima volta che Salvini insulta qualcuno dispregiandone l’etnia, o il genere, che si “rompe le palle” per quel che fanno i suoi colleghi in Europa, che irride la stampa e non risponde alle domande dei cronisti. Non è la prima volta, nemmeno, che gioca a fare l’irrituale, a svuotare le sedi istituzionali, a scegliere un abito non consono al suo ruolo. Non ride, dicono. È nervoso, ha la barba più bianca, vuol dire che sta succedendo qualcosa. Sarà. Per ora noi vediamo un consenso che continua a crescere, anche dopo aver raggiunto l’asticella del 30%, un’azione di governo totalmente piegata sui diktat leghisti, un Russiagate rubricato dall’opinione pubblica alla stregua di un complotto contro il Capitano, polemiche mediatiche perfettamente cavalcate, come quella dei bambini di Bibbiano e un quadro politico che gli sta esplodendo attorno e che può solo capitalizzare, dalla balcanizzazione di Forza Italia, alle sempre meno presunte scissioni in casa Pd, sino alla crisi d’identità del Movimento Cinque Stelle

Al contrario: se questo è il terreno su cui volete sconfiggere Salvini - quello delle gaffe, quello del bon ton istituzionale, quello degli scandali giudiziari, quello dell’autoritarismo in arrivo - non fate altro che regalargli consenso. E infatti, fateci caso, è il leader leghista a cercare costantemente questo tipo di situazioni. E se pensate che si presenti alla stampa in bermuda o che tratti in malo modo il giornalista di Repubblica perché ha perso la testa, o perché soffre lo stress, siete fuori strada. Salvini, molto semplicemente, sta occupando le prime pagine dei giornali in vista dell’autunno, per capitalizzare attenzione, per soffocare altre leadership, per evitare che mentre è in vacanza quegli spazi se li prendano altri.

Lo fa, scegliendo con cura i bersagli facili. Una donna rom che gli ha augurato la morte, un politico tedesco che ci rimanda indietro i richiedenti asilo, un giornalista che ha invaso la sua privacy. Tutte categorie con cui da anni va col pilota automatico e che polarizzano il consenso a suo favore. Ieri Salvini non era nervoso, ma voleva semplicemente vincere facile. E se ci voleva qui, tra zingaracce e rotture di palle, è perché e su altri terreni che le cose non vanno.

Volete far male a Salvini? Parlate di questo, mettetelo di fronte ai suo fallimenti politici. Ma tra zingaracce e bermuda gli date solo ossigeno, visibilità gratuita e munizioni gratis per le sue armi di distrazione di massa

Non va in Europa, dove si è dimostrato politicamente mediocre, arrivando a perdere e a far perdere all’Italia tutto quel che c’era da perdere. Non è riuscito a costruire un fronte unitario sovranista, né l’alleanza tra sovranisti e popolari, vero sogno proibito del salvinismo. Non solo: ha perso il sostegno di Orban, dei polacchi del Pis, degli spagnoli di Vox e con la sua decisione di non votare von der Leyen, sconfessando l’endorsement ufficiale del governo, ha fatto perdere al nostro Paese la possibilità di avere un commissario di peso.

Non va nella realizzazione del suo programma di governo, col fallimento totale di Quota 100 - doveva rottamare la Fornero, è diventato un prepensionamento per pochi intimi -, con la manovra che doveva spezzare le reni all’Europa, quella dello scorso anno, che alla fine è costata poco più di 11 miliardi di euro, lasciando in carico a quella del 2019 30 miliardi da pagare, tra clausole di salvaguardia e mancata crescita, con una flat tax, promessa e strombazzata, che sarà l’ennesima riforma omeopatica di questo governo, acqua fresca spacciata per elisir di lunga vita via diretta Facebook.

Non va nella gestione dell’immigrazione, dove alla riduzione degli sbarchi si sommano una gestione dei richiedenti asilo ancora più deficitaria di quanto non lo fosse prima di lui e l'incapacità di trovare un accordo in Europa sulla redistribuzione dei migranti. Accordo, peraltro, che Salvini non solo non ha mai cercato ma che ha scientemente sabotato a colpi di insulti e riunioni disertate.

Non va nelle manovre di palazzo, con la finestra elettorale di settembre spazzata via dalle ammuine pentastellate e dal felpato ostracismo del Quirinale, con le trattative Pd-Cinque Stelle che rischiano di levargli a tempo debito la vittoria più agognata, quella della scelta del nuovo presidente della Repubblica, quello che darà le carte nei sette anni tra il 2022 e il 2029 e che, se davvero sarà Mario Draghi, rischia di essere la controparte più ostile possibile per i sogni di strapotere salviniano.

Volete far male a Salvini? Parlate di questo, mettetelo di fronte ai suo fallimenti politici. Ma tra zingaracce e bermuda gli date solo ossigeno, visibilità gratuita e munizioni gratis per le sue armi di distrazione di massa.

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