3 Agosto Ago 2019 0600 03 agosto 2019

Anni di Piombo, il racconto continua: ecco “Il brigatista”

Nel romanzo “Il brigatista” (minimum fax) Antonio Iovane apre il romanzo di genere sugli Anni di Piombo nel tentativo di raccontare un paese tra media, politica e controcultura

Linkiesta Brigaterosse
Brigate Rosse

Il 12 dicembre cadrà il cinquantesimo anniversario della Strage di Piazza Fontana, l’inizio degli Anni di Piombo. Un decennio che ha stravolto tutto, determinando un cambiamento fondamentale alla storia di questo paese, generando una quantità di misteri ancora irrisolti e fornendo sempre tantissimo materiale di riflessione. Le cronache, le analisi, le ricostruzioni di quegli anni saranno sempre faccenda estremamente interessante e ogni persona che in qualche modo vuole intervenire nella vita civica di questo paese, prima o poi, affronta l’argomento Anni di Piombo. Se non altro per cercare di capire una parte della storia. Reportage, documentari, saggi, romanzi. Il pozzo senza fondo della “notte della repubblica” funziona proprio perché è lì che qualcosa in questo paese si è incrinato profondamente: da lì niente è più stato come prima e nulla potrà mai essere uguale.

Nelle scorse settimane minimum fax ha dato alle stampe Il brigatista, romanzo con cui Antonio Iovane, giornalista di Radio Capital, prova a ricostruire la storia attraverso la vicenda personale di Jacopo Varega, giovane operaio milanese che per caso si trova a essere avvicinato da un compagno di fabbrica e indottrinato sulla necessità della Rivoluzione e poi, sempre per caso, diventa protagonista della Storia e testimone dei più grandi accadimenti e sconvolgimenti operati dalle Brigate Rosse. Il suo è il racconto di molti che si sono trovati a credere alla causa rivoluzionaria e che ad un certo punto vogliono vuotare il sacco. Varega, infatti, dopo essere stato arrestato dalla polizia nel 1979 riesce ad evadere e contattare la giornalista che ha fortunatamente ripreso il suo arresto (Ornella Gianca) per confessare e raccontare tutto. Non per sincero pentimento, ma per consapevolezza che dopo aver superato il limite, anche le cause più giuste riescono a diventare sbagliate.

Il brigatista, guardando a quella che ormai possiamo chiamare “tradizione” iniziata con Romanzo Criminale di Giancarlo De Cataldo, cerca di usare gli strumenti del racconto di genere per indagare un più generale spaccato culturale del paese

Varega è un personaggio di finzione, ma nella sua militanza si troverà a incontrare Mario Moretti e Renato Curcio mentre sullo sfondo si agitano i politici democristiani e comunisti, i carabinieri del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e i poliziotti agli ordini di Mario Calabresi. Per questo la sua versione è una testimonianza di chi è stato vicino alla Storia, ne è anche stato parte, ma per di più si è limitato a registrare e a non dubitare che quello che si stava facendo era la cosa giusta. Quello che rende il romanzo di Iovane un documento interessante nella sterminata bibliografia, anche narrativa, su quegli anni, è il tentativo di ampliare lo sguardo facendo entrare nella narrazione il sistema dei media (con il personaggio di Ornella Gianca, ad esempio, la cui abnegazione alla professione diventa quantomai attuale), i professionisti del cinema (che sugli Anni di Piombo riuscivano a fare soldi in presa diretta attraverso i poliziotteschi), i carabinieri del sud in cerca di amore e di una causa in cui credere e anche le più generali contraddizioni legate alle controculture di quegli anni: il chitarrista prog con problemi di droga; la femminista radicale che rifiuta il sistema; il proletario che quando stacca da lavoro si traveste da Tony Manero per diventare re della notte nelle discoteche della città. In questo Il brigatista, guardando a quella che ormai possiamo chiamare “tradizione” iniziata con Romanzo Criminale di Giancarlo De Cataldo, cerca di usare gli strumenti del racconto di genere per indagare un più generale spaccato culturale del paese.

Considerata la difficoltà che ognuno di noi incontra nell’affrontare un periodo su cui la Verità, quella con la “V” maiuscola, non si potrà mai sapere (tra leggi speciali, ragioni di stato, eversione nera, servizi deviati, e chi più ne ha più ne metta), quello che possiamo fare è costruirci uno sguardo il più possibile profondo su quei frammenti e su quelle contraddizioni che hanno reso gli Anni di Piombo uno dei momenti centrali della vita italiana. Una “guerra civile a bassa intensità”, come la chiamano, che ha cambiato tutto e sui continueremo ad accumulare punti di vista e interpretazioni basati su fatti e su tutti i misteri che ogni singolo fatto, in realtà, sembra generare. Il brigatista cerca di muoversi in questo labirinto dimostrando che ogni rivoluzione parte da una spinta personale, che magari ha molto altro oltre il Politico, ma dalla quale non si può prescindere nell’interpretazione.

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