Letture estive
3 Agosto Ago 2019 0600 03 agosto 2019

Al bando la narrativa spiccia, quest’estate a bambini e ragazzi fate leggere Edgar Allan Poe ed Emily Dickinson

La classifica dei libri per ragazzi più venduti dell’estate fa impallidire. Un bambino ha bisogno del sogno per foraggiare il futuro, di storie vere, l’unica vera eredità che i genitori possono lasciargli. Da Pinocchio ad Herman Hesse, da Poe a Dickinson, ecco cosa fare leggere quest’estate

Giovane Libro_Linkiesta
Photo by Ben White on Unsplash

Il bastone. Intanto. Non m’importa istigare alla lettura. Non voglio dare mielosi consigli dall’alto dei cieli. Non sono il vecchio della montagna. La lettura è pericolosa, aristocratica – i libri sono decisamente ‘per tutti’, ma sono sempre meno quelli che leggono –, ostile a ogni forma di prigionia del pensiero, di reggimento civico e di irrigidimento esistenziale. Piuttosto, qui si tratta di fare la Croce Rossa estetica, e dunque etica, di conficcare la siringa d’insulina sul corpo cadaverico, di risvegliare i morti contro l’ingorda idiozia dei vivi.

Insomma, ho sbirciato la classifica dei libri più venduti, sezione “Ragazzi”. Sbiancando. Vuoi per dovere scolastico, vuoi per blanda genitorialità – “dai, leggi un libro, almeno uno, lascia stare quel cellulare!”, dice il genitore colto da lampante senso di colpa, arroccato al suo iPod, salvo poi, allocco, alla prima resistenza, “vabbè, fa’ come vuoi, ma leggi ogni tanto” – d’estate bimbi e ragazzini leggono. O meglio. Guardano i libri. I libri che svettano in classifica, infatti, sono tratti da cartoni animati – la serie Bing – o dal ciclo divulgato su YouTube Me contro Te, dove una coppia di simpatici cretinetti, Luì e Sofì, fa il Raimondo&Sandra dei baby, magari avessero il talento di Casa Vianello. Se i video sono di suprema stupidità – però: puliti, briosi, sciocchi, i due non fanno del male e non pongono problemi a nessuno – figuratevi i libri.

In questo caso, vince una idea di letteratura “per ragazzi” come sollazzo, come lusso dello spasso. Altrimenti c’è la letteratura buonista – di solito propinata per dovere scolastico. Così, è sempre in auge, in virtù di anniversario, il romanzo di Luigi Garlando dedicato a Giovanni Falcone (Per questo mi chiamo Giovanni), e un Wonder non si nega a nessuno. Il problema, in questo caso, non è certo Giovanni Falcone, autentico eroe italiano, e neanche la devota storia di R. J. Palacio. Il problema è che non c’è altro. Un bambino, un ragazzo, intendo, ha bisogno del sogno per foraggiare il futuro, ha bisogno di uscire dalla catapecchia dell’oggi, dalle maglie della cronaca, dal sentimentalismo bieco, dal vile criterio che la vita si esaurisca nello stipendio certo, nel non rompere le palle al prossimo, nella frustrazione assicurata.

Prima di comprare libri per assolvervi, comunque, cari genitori, raccontatele voi le storie ai vostri figli, altrimenti che cosa li avete messi al mondo a fare? Costruite miti e leggende per i vostri figli

La letteratura non può limitarsi a dilettare i nostri figli e a crescere dei ‘buoni cittadini’. La letteratura fonda degli uomini, non dei cittadini. Per questo serve il mito, servono le storie ataviche di Ulisse – l’eroe che sa piangere e sa sbagliare – e della Bibbia – dove i re si confrontano con la colpa e con la pietà, dove gli ultimi si scoprono più regali dei sovrani, e dove Dio, come gli dèi, rappresenta il rapporto, ineludibile per un ragazzo, con l’Altro, non solo con il ‘diverso’ – debitamente semplificate (ma neppure: basta un adulto a metterle in scena, con voce e gesti, dando teatro alla notte).

Perché in testa alla classifica non ci sono le tragedie di Shakespeare scritte in prosa, non ci sono Iliade e Odissea, non c’è la Divina commedia romanzata per ragazzi, una storia formidabile di amore e morte, tanto pop che funziona in versione videogame? Una volta credevo che fosse la solita storia dei padri che vogliono castrare i figli, che ci fosse una cospirazione degli adulti contro i bambini, educati allo schiavismo intellettuale fin da piccoli. Magari! Il fatto è che i genitori sono, spesso, più stupidi dei figli, i quali devono farsi grandi come possono. Un giorno, un tot di anni fa, porto mio figlio a scuola. Di fianco a lui, un compagno di classe. Sei anni. Il bimbo, biondochiomato, guarda le macchine sulla strada e le commenta, con scafato esibizionismo. “Guarda che bel Suv!”. Suv?, faccio io, ma non pensi ai draghi, non vuoi cavalcare un drago? Lui, serafico, “I draghi non esistono, mio papà ha il Suv, vado su quello”.

Mio figlio – che ora, quindicenne, non legge, guarda le serie su Netflix, che hanno sostituito i libri: segno, però, che i ragazzi sanno capire trame articolate, amano strutture psicologiche complesse – mi guardò un po’ sbigottito. Gli dissi che non è importante che i draghi esistano: importa immaginarli. Ora, nella classifica dei libri più venduti, un Harry Potter fa l’effetto di Guerra e pace e Il piccolo principe pare un classico di mille anni fa. Prima di comprare libri per assolvervi, comunque, cari genitori, raccontatele voi le storie ai vostri figli, altrimenti che cosa li avete messi al mondo a fare? Costruite miti e leggende per i vostri figli. Ai figli si raccontano le storie, la sera, perché nell’oscurità della crescita sappiano dov’è la Stella polare e imparino a bere dalle labbra del Graal. Le storie sono la sola eredità che lasciamo ai figli. Le storie servono a non avere paura di niente – a fronteggiare il niente.

Troppo difficile? Macché, i veri snob siete voi, reazionari al genio. I ragazzi hanno fame di vertigine: diamogliela. Non è importante capire, incasellare, sistemare, ma vivere, divorare, perfino illudersi

La carota. In questo caso, l’editoria italiana, altrimenti farraginosa e canaglia, funziona benissimo. L’attenzione verso la letteratura ‘per ragazzi’ (e bimbi) è miliare, c’è di tutto – cito alla rinfusa il bel lavoro di Topipittori, Fatatrac, Salani, le bellissime collane Adelphi e Iperborea, i fondamentali ‘Classicini’ delle Edizioni EL. Basta scegliere. Con il rischio che Il libro della giungla illustrato dai fratelli Detmold, edito da Rizzoli, o il meraviglioso Libro delle meraviglie stampato in fattura egregia da Donzelli piaccia soltanto a cinici sognatori come me.

Mi limito a dare qualche banale consiglio ai ragazzi tra i 13 e i 17 anni. La letteratura è rischio, prova, morso marziale. Bisogna leggere, almeno, Lord Jim di Conrad, i racconti di Edgar Allan Poe, quelli di Jack London (in Italia siamo fortunati, abbiamo un grande ‘londonista’ e traduttore: Davide Sapienza), poi Il leopardo delle nevi di Peter Matthiessen e Hermann Hesse, Demian e Siddharta. Perché leggere, soprattutto, a quell’età, è avventura e viaggio e orizzonti centuplicati verso l’ignoto (sperando che con il diploma i figli frignoni si levino dal frigorifero di casa e dalle poppe di mammà, avventandosi nel resto del mondo).

Alle ragazze, in più, darei le poesie e la vita di Emily Dickinson, le poesie e la vita di Anna Achmatova – per evitare il fenomeno palloso, virale e avvilente delle Rupi Kaur – e le lettere di Cristina Campo. Troppo difficile? Macché, i veri snob siete voi, reazionari al genio. I ragazzi hanno fame di vertigine: diamogliela. Non è importante capire, incasellare, sistemare, ma vivere, divorare, perfino illudersi. Troppo Gadda e troppo Pasolini hanno fatto della letteratura italiana per lo più un cantiere linguistico o un laboratorio ‘sociale’: ci è mancata, mi pare, l’avventura, lo sperpero, la gioia al narrare (ed è questa la leva del successo del mio amico Gianluca Barbera).

Per i bimbi, quattro consigli secchi: Pinocchio, i libri di Roald Dahl, Alice nel Paese delle Meraviglie e La storia infinita letta dalla mamma. Leggere le storie permette ai ragazzi di organizzare, grammaticalmente, la propria storia: dare ordine al caos delle cose che piacciono, capendo quali sono quelle che riguardano davvero il proprio destino. Le fiction si guardano, ma è la scrittura il cuore della vita: dare una trama ai propri giorni, scegliere l’aggettivo con cura, non tradire personaggi ed eventi. Di una storia si è responsabili. Se non avessimo letto i grandi libri, non sapremmo amare altro che noi stessi – ed è una miseria.

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