Fatto?
3 Agosto Ago 2019 0621 03 agosto 2019

Come si combatte Salvini (senza fare un favore a Salvini)

Siete indignati dalla conferenza stampa al Viminale Beach? Vi siete rotti le scatole delle intimidazioni e delle semplificazioni? Bene, ma non basta. Alcune idee per andare oltre all’indignazione. E provare a batterlo

Salvini_Linkiesta
ANDREAS SOLARO / AFP

Benissimo. Abbiamo visto di tutto. La conferenza stampa al Viminale Beach è solo l’ultimo episodio di una lunga catena di bassezze nefande che hanno costellato il salvinismo con tutti i suoi mille rivoli di bile, di gradasseria, di prepotenza, di ignoranza, di bugie, di cattivismo malcelato e di rimandi al fascismo. Benissimo, siamo schifati, sì, e siamo fieri di essere schifati, il partito degli schifati si è sedimentato sul fondo di questo governo breve e lungamente incompetente, ma Salvini intanto cresce nei sondaggi e si accorda in perfetta armonia con le viscere di un Paese che non vedeva l’ora di poter essere finalmente pessimo senza sentirsi giudicato, anzi addirittura premiato per la propria empietà. E allora forse sarebbe il caso di capire come scostarsi da Salvini e dal suo verbo grondante per non rimanere incagliati nell’opposizione fatta sempre di condanna breve, cento volte al giorno, delle sue intemerate. Forse sarebbe il caso di mettersi d’accordo che il salvinismo non si sconfigge abbattendo Salvini: lui è solo la ghiandola esatta per veicolare la bile, forse non andrebbe preso troppo sul personale per non dargli spessore che non ha.

Il lavoro, solo per fare un esempio, è una prateria che Salvini non sa abitare per mancanza di strumenti politici

Primo: dettare un’altra agenda, ad esempio. Decidere una volta per tutte che l’agenda politica non possa essere dettata da un bullo nei posti di comando, con i suoi stiletti che frugano tra la cronaca nera di provincia in cerca di un nero da chiamare negro o di una zingara da rivendere come zingaraccia. L’Italia è quel Paese pieno di calli che lavora fino a sera inoltrata, rientra a casa zeppa di preoccupazione e trova comunque l’energia di essere genitore (e chi se ne fotte di che sesso e con che sesso per compagno) e si arrampica su un mutuo che diventa sempre più difficile, intrisa di tristezze per un regalo che non ci si può permettere o una vacanza che non si riesce a regalare. Il lavoro, solo per fare un esempio, è una prateria che Salvini non sa abitare per mancanza di strumenti politici ma anche l’economia e la politica internazionale sono campi in cui il salvinismo fallisce goffamente.

Secondo: non cadere nella tentazione di usare il suo vocabolario. All’odio non si risponde con l’odio. Meglio: non si usa il vocabolario del proprio avversario se è un accumulo tossico di veleno sparso in giro. Non siamo un Paese che vive solo sul desiderio di schiacciamento ma siamo un Paese che anela a un’alternativa e la comunicazione è politica come la masticazione è la prima fase della digestione. Trovare parole nuove rifuggendo dalla banalità dei segni lasciati in giro dal Capitano leghista è il primo passo per un’ecologia lessicale, intellettuale e quindi anche politica. Non si tratta di essere buoni, si tratta di essere altro rispetto a un codice verbale che sembra l’unico possibile.

Terzo: concentrarsi sulle soluzioni. Ribadire quanto siano sbagliate le azioni di Salvini è certo un dovere costituzionale (spesso) ma il cittadino oltre alla condanna vorrebbe sapere quale sarebbe un’altra soluzione. Se il problema è creato ad arte ci si impegna per smentirlo con i numeri e con i fatti, smettendola di lamentarsi della mancata credibilità ,a impegnandosi a costruirsela e se il problema è reale si propone una reale soluzione che sia comprensibile, possibile e ben descritta. Scriviamolo chiaro: chi è spaventato dall’immigrazione in tutti questi anni non ha ancora capito come risolverebbe il problema la sinistra. E forse è un problema della sinistra, a meno che non si voglia insistere nel dare degli ignoranti a tutti quelli che non capiscono, politicamente un suicidio.

Scriviamolo chiaro: chi è spaventato dall’immigrazione in tutti questi anni non ha ancora capito come risolverebbe il problema la sinistra

Quarto: fare opposizione. Ma fare opposizione opponendosi non su Facebook o con qualche tweet sdegnato. C’è gente profumatamente pagata per concentrarsi su tutti i metodi di opposizione possibile che pensano di potersi limitare allo sdegno: no, non è così. Opporsi significa mettere in campo tutti gli strumenti, fino a tirare la giacchetta al Capo dello Stato, per sottolineare le incongruenze e le bugie. Non abbiamo bisogno di politici che ci dicano che la situazione è grave, ce ne siamo accorti, grazie mille.

Quinto: fare memoria. Che fore sarebbe meglio scrivere fare cultura ma ogni volta che si pronuncia la parola cultura qui si spaventa qualcuno. Comunque questo è un Paese che ha bisogno di Storia con la esse maiuscola, di studiare e di comprendere e condividere, di prendere coscienza del fatto che si stanno ripetendo errori già fatti che abbiamo pagati carissimi. Essere semplici non significa essere banali: si può essere comprensibile senza rinunciare a essere profondi e se non ci riuscite non siete una buona classe dirigente. Per favore, datevi una mossa.

Sono solo cinque idee di decine che ne potrebbero uscire ma decidere fin da domani di mettere in pratica un altro comportamento potrebbe essere utile per segnare un cambio di passo. Anche per smettere di essere il controcanto di Salvini e provare a proporre una melodia. Così, per dire.

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